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30 luglio. I neoschiavisti se ne fregano delle celebrazioni Onu

Il 30 luglio è la “Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani”. A dieci anni da quando fu varato dall’Onu il Piano Globale d’Azione contro il neoschiavismo, non è stato raggiunto alcun risultato di rilievo. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, oggi sono più di 40 milioni le vittime dei neoschiavisti. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, quasi un terzo delle vittime sono minori. Inoltre, il 71% del totale è costituito da donne e bambine. Dopo tre anni dal varo del Piano Globale d’Azione, è stato scelto il 30 luglio come ricorrenza per la Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani.

L’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia (Unicri) ha fatto uno studio sulle vulnerabilità dei migranti economici, evidenziando la loro esposizione alla tratta e alla violenza. Caritas Internationalis ha lanciato un appello affinché i governi intensifichino gli sforzi per identificare le vittime della tratta e dello sfruttamento, soprattutto ora che, a causa della pandemia da Covid-19, i numeri crescono in modo allarmante.

In Italia, il neoschiavismo domina sui lavoratori agricoli e su quelli dell’edilizia. A non parlare dei collaboratori domestici. È noto che, anche dove ci sono contratti regolari, ci siano vergognose condizioni di sfruttamento.

La Caritas ha chiesto in modo particolare alle istituzioni e alle organizzazioni della società civile di proteggere i bambini dagli abusi e dallo sfruttamento, che avviene anche attraverso Internet. Durante la pandemia, infatti, sono aumentati i casi di violenza ai danni dei minori e il numero di bambini vittime dello sfruttamento online. In India, sono stati segnalati alle autorità 92 mila casi di abusi su minori nell’arco di soli 11 giorni, mentre molti bambini corrono il rischio di dover chiedere l’elemosina per strada.

Dappertutto (anche in Italia) la mancanza di libertà di movimento imposta dalle leggi speciali ha determinato minori possibilità di fuggire e di trovare aiuto. In Libano e in altri Paesi del Medio Oriente i lavoratori stranieri stanno lottando per tornare a casa dopo aver perso il lavoro a causa della pandemia e della conseguente crisi economica. Lunghissime file si snodano dinanzi alle rispettive ambasciate, senza alcun supporto sociale o protezione psicologica. Fra l’altro, molte delle persone in fila non hanno uno status legale, per cui saranno senz’altro respinte.

Non c’è, dunque, granché da aspettarsi da questa ennesima “Giornata”. Fino a quando i guadagni saranno ingenti, i neoschiavisti troveranno facilmente il modo di eludere le leggi. Milioni di bambine e bambini costretti a prostituirsi sono una miniera d’oro praticamente inesauribile.

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