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25 luglio 1943. Il Re arresta il Duce. Hitler: tradimento!

Alle 16 di domenica 25 luglio 1943, Benito Mussolini entrò a Villa Savoia per il consueto colloquio settimanale con Vittorio Emanuele III. Non sapeva che all’uscita sarebbe stato arrestato dai carabinieri e portato nell’isola di Ponza. Fu la conclusione della lunga notte del Gran Consiglio del Fascismo che si era chiuso alle 3 del mattino di quel 25 luglio con la sostanziale defenestrazione del Duce. Quella domenica mattina Mussolini aveva seguito, com’era d’abitudine, l’agenda. Aveva ricevuto, oltre ad altre personalità, l’ambasciatore giapponese. A mezzogiorno, accompagnato dal capo della Milizia Galbiati, era andato a visitare i quartieri di Roma colpiti dall’attacco aereo del 19 luglio.

Quella domenica 25, al quartier generale del Führer a Rastenburg nella Prussia orientale (Wolfsschanze, Tana del lupo) si svolge la riunione di mezzogiorno.

Adolf Hitler chiede a Walther Hewel (delegato permanente del ministro degli Esteri del Reich presso il Führer): «Veda di avere delle informazioni Hewell!», il quale risponde: «Sono stati in riunione fino alle 3 di questa mattina. Mi faranno sapere subito qualcosa».

Il Führer commenta: «Che cosa mai potrebbe uscire da una riunione come quella se non chiacchiere? Chiacchiere in un momento in cui compiere anche una sola azione sarebbe meglio di tutte queste sedute di 6 settimane!».

Mentre arrivano notizie frammentate da Roma, si fa il punto sulla Sicilia dove le truppe anglo-americane erano sbarcate il 10 luglio.

Alla riunione serale, sono le 21,30, Hitler dice a Wilhelm Keitel, capo dell’Alto comando della Wermacht: «Il Duce si è dimesso. Non è ancora confermato: Badoglio ha assunto il governo».

Keitel: «Di sua iniziativa, mio Führer?».

Hitler: «Probabilmente per desiderio del re, su pressione della corte. Badoglio ha assunto il governo, quindi il nostro più acerrimo nemico. Dobbiamo chiarirci subito le idee».

Alfred Jodl, capo dell’ufficio Comando e Operazioni dell’Oberkommando der Wermacht (OKW): «La domanda decisiva è: combatteranno o no?».

Hitler: «Dichiarano che combatteranno, ma questo è tradimento! Dobbiamo essere chiari con noi stessi: è tradimento bello e buono! Sto attendendo le notizie su quello che il Duce dirà. Vorrei che il Duce venisse subito qui».

Jodl: «Se queste cose sono incerte, c’è un solo modo di procedere».

Hitler: «La mia idea sarebbe che la 3° divisione corazzata granatieri occupasse subito Roma e scardinasse immediatamente tutto il governo. Su una cosa non possono esserci dubbi: con tutti i loro intrighi, naturalmente dichiareranno di rimanere dalla nostra parte. Ma questo è un tradimento; non rimarranno dalla nostra parte».

Keitel: «Qualcuno ha già parlato con questo Badoglio? Il Duce comunque al momento non ha in mano alcun mezzo di potere, nulla, non ha truppe».

Hitler: «Prepareremo tutto per impadronirci fulmineamente di tutta questa gentaglia, per fare piazza pulita di tutta quella marmaglia».

Il 27 luglio, alle 10, Goebbels e Göring partecipano ad una prima riunione con Hitler che vuole esaminare la situazione con i suoi più stretti collaboratori: da mezzogiorno, colloqui individuali con Göring, Goebbels, Ribbentrop, Rommel, Dönitz, Speer, Keitel e Bormann. Alla riunione della sera incontro con 35 persone.

Il 2 agosto Enno von Rintelen, l’addetto militare tedesco a Roma, convince Hitler sulla fedeltà di Badoglio e il Führer ferma l’operazione “Student”, che avrebbe portato all’arresto del governo e del re.

A 77 anni di distanza, quei fatti ancora scottano e perciò nemmeno mi ci provo a indossare i panni dello storico. Ho fatto un copia e incolla di cosa disse e fece in quei giorni Adolf Hitler, usando “I verbali di Hitler” (Rapporti stenografici di guerra 1942-1945; Libreria Editrice Goriziana, 2009).

 

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