LIBANO. La proposta vaticana mentre Hezbollah guarda alla Cina

Il Libano sta trattando con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per un prestito di 10 miliardi di dollari. Una fetta di opinione pubblica libanese ritiene che quei soldi sarebbero un cappio al collo con relativo strangolamento come è già accaduto per altri Paesi. Per altri, invece, sarebbero il minimo necessario per uscire dalla crisi. In effetti, a contrapporsi sono due fronti politici, entrambi identificati da una data (e già questo dovrebbe far riflettere non poco). Quelli dell’”8 Marzo” sono filoamericani e, quindi, filoisraeliani, mentre quelli del “14 Marzo” sono filo-Hezbollah, l’unico movimento di resistenza che in un paio di casi ha perfino sconfitto il potente esercito israeliano.

La questione dei quattrini è la facciata che nasconde una guerra senza fine. Il quotidiano di Tel Aviv “Haaretz” (“Nazione”) ha scritto che il presidente americano Donald Trump «ha deciso di neutralizzare Hezbollah anche a costo di distruggere il Libano». Da quelle parti l’interventismo filoisraeliano di Trump è pesantemente avvertito, ma nessuno ci può fare niente. La Casa Bianca ha deciso che Gerusalemme sia la capitale di Israele, che Hezbollah dovrà sparire, che la Siria dev’essere ridimensionata (e per farlo è necessario uccidere Assad com’è stato fatto per Gheddafi e per Hussein)… insomma gli Usa di Trump spianano la strada agli ampliamenti territoriali israeliani e ne sostengono l’egemonia in Medioriente.

Hezbollah è saldamente al governo e rilancia prospettando un’intesa con Pechino, pardon, Beijing. Una strategia, questa, che libererebbe il Libano dal machiavellico ricatto Tel Aviv-Fmi-Usa e l’aiuterebbe a superare le difficoltà economico-finanziarie, fra l’altro aggravate dalla pandemia coronavirus.

Dal Vaticano arriva una proposta che salverebbe il Libano dalle incursioni israeliane e ne preserverebbe l’integrità territoriale. Per bocca del cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti, il Vaticano ha chiesto che l’Onu voti lo status di neutralità del Libano. Come la Svizzera, diventerebbe un deposito bancario internazionale e godrebbe di tutti i privilegi della neutralità. Considerato che il nuovo status giuridico disarmerebbe automaticamente Hezbollah, Tel Aviv dovrebbe acconsentire e “suggerire” a Trump di far passare la proposta. Resterebbe, però, per la strategia israeliana il problema di come fare dopo a mangiare pezzi di territorio libanese. La neutralità rafforzerebbe, inoltre, l’impianto istituzionale fondato sulla tradizionale convivenza di sunniti, cristiano maroniti e sciiti. È questo che ha consentito ad un Paese di circa 4 milioni di abitanti di accogliere 2 milioni di profughi siriani.

Quelli che manifestano, perciò, contro il governo e a favore del Fmi sono benvisti a Washington, a Tel Aviv e in Vaticano. Il governo (regolarmente eletto) a guida Hezbollah che, essendo sciita, è sostenuto dall’Iran dove gli sciiti sono la stragrande maggioranza, è indicato come il colpevole della crisi e della conseguente disoccupazione.

L’illusione delle “primavere arabe” è svanita, per cui bisogna accusare qualcuno al governo di aver consigliato di mangiare brioches a chi lamenta di non avere pane. La cosiddetta pubblica opinione è sempre la stessa da millenni: stupida, ignorante e facilmente manipolabile.

 

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