Il vecchio: La fine è vicina. La donna: Non è che l'inzio.

Ci risiamo. Adesso gli opposti estremismi sono contro l’Europa

Money.it, il periodico online diretto da Flavia Provenzani, ha fatto un sondaggio volante sull’Italexit. Dopo aver premesso che la ricerca non è stata fatta con i criteri adottati dagli specialisti del settore, il redattore Alessandro Cipolla annuncia che sull’uscita dell’Italia dall’Ue (e dall’euro) si trovano d’accordo le ali estreme della destra e della sinistra. Da vecchio cronista e da più che vecchio militante politico, m’è tornata in mente la teoria degli “opposti estremismi” che ripescarono i governativi del pentapartito (al governo sedeva l’ammucchiata Dc-Psi-Psdi-Pli-Pri) al fine di legittimare l’esclusione di Pci e Msi. La cosa funzionò per una decina d’anni e finì con l’elezione forzata di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale. Il sistema pentapartitico gettò le basi (apposta o per caso) per gli scontri degli “opposti estremisti” in piazza e per la “lotta armata”. Tornando a Cipolla che scrive: «Sia il Partito Comunista di Marco Rizzo che Forza Nuova di Roberto Fiore… sono da sempre più che favorevoli a un Leave anche dell’Italia». Il termine Italexit è forgiato su quello britannico Brexit (crasi di “Britain exit”, la Gran Bretagna esce) e così anche il restare (in Ue) o il lasciare ricalcano gli inglesi remain e leave. Il confine tra l’uso di parole non italiane (per comodità e/o per maggiore efficacia) e la sudditanza culturale e/o politica è molto sottile. Ma questo è un discorso a parte.

Il sondaggio di Money.it (l’editore è una Srl a socio unico, ma non sono riuscito a risalire al nome di questo socio-proprietario) rileva che la maggioranza degli italiani (il 60%) voterebbe per un partito con un programma di uscita dall’Europa mentre al 39% sta bene restare. C’è un 1% che non ha saputo o voluto rispondere. Basterebbe questo dato a sconfessare l’intero sondaggio: l’1% non è un dato attendibile. Comunque è vero che due formazioni politiche di ideologie contrapposte stiano fondando le fortune elettorali gridando contro l’Europa e a favore del ritorno alla Lira. C’è in Italia un malumore che si sfoga contro l’Europa, ma è il solito atteggiamento degli italiani, da quando lamentavano “Piove, governo ladro” (https://internettuale.net/999/alla-plebe-saddice-il-vitello-doro), i quali non sono mai stati “amici” del governo. Quando governava la Dc era un coro continuo di “basta” e “andate a casa”, ma alle elezioni quel partito si confermava ogni volta al primo posto. La cosa faceva arrabbiare soprattutto i comunisti che gettavano accuse sul sostegno della mafia, sulle schede presegnate, sugli scrutatori che annullavano i voti al Pci… e via denunciando. Non che avessero del tutto torto. Poteva capitare che il tale deputato fosse stato eletto anche con l’appoggio di mafiosi locali o che in qualche seggio fossero stati combinati inciuci, ma i casi illeciti erano una goccia nel mare di milioni di voti che incassava la Dc.

Da qualche tempo in qua fanno rumore i no-euro, ma la loro forza elettorale è stata già neutralizzata dalla Lega e dai Cinquestelle, i due movimenti che hanno cavalcato alla grande i malumori presentandosi come cavalieri risoluti a tagliare a colpi di spada i legami con l’Europa.

 

Non angustiarti. Tra 50 anni voterà come Cohn-Bendit

La massima “incendiari all’opposizione, pompieri al governo” dice una verità politica mai smentita dai fatti. Dal no all’Ue, si è passati al no a questa Ue… di annacquo in annacquo il messaggio dei grillini e dei salviniani è approdato a Palazzo Chigi. I pentastellati hanno subito grossi salassi, è vero, ma non per aver addomesticato gli antieuro. È stata la loro scarsa dimestichezza con le leve del potere a condannarli all’estinzione (salvo miracoli). La Lega è cresciuta, nonostante l’abbandono di posizioni “estremiste” nei confronti della Ue e dell’euro. Quindi? I movimenti che aspirano a mettere piede in Parlamento (e i loro rappresentanti che vorrebbero ritornare nelle aule parlamentari/europarlamentari) provano a pescare voti nel bacino no-euro, sperando di racimolarne abbastanza. Gli antieuropeisti delusi da M5s e Lega voteranno per i “fedeli” del no all’Europa? Ceeerto che no.

Di pari passo all’indebolimento dei gruppi favorevoli all’uscita da Ue ed euro, c’è un fiorire di “sovranisti”, cioè di persone decise a contrappore all’Europa una rivisitazione del nazionalismo fine Ottocento o di metà Novecento (su questa data troviamo una pattuglia di sovranisti più… moderni).

Il sovranismo coltivato sull’antieuropeismo è una specie di nuova religione politica di chi sta fuori dal Palazzo. Al momento è inutile parlarne perché non ha un posto nelle battaglie politiche che contano. Se un qualunque movimento contrario all’Europa dovesse domani conquistare almeno un seggio in Parlamento, potremmo parlarne senza la triste sensazione di sprecare tempo.

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