Budicca e le sue figlie (statua del 1902 a Londra sul ponte di Westminster)

Budicca, la regina britannica che sfidò Roma e perse.

«…in Britannia accadde una terribile sciagura: furono saccheggiate due città e furono uccise ottantamila persone tra romani e alleati. E per soprammercato tutto ciò fu opera di una donna…)». Lo storico Cassio Dione apre così il racconto della ribellione britannica del 60/61 domata da Roma. In effetti, una cosa peggiore dell’essere sconfitti da una femmina i Romani non avrebbero mai potuto immaginarla. Quella donna guerriera era la vedova del re degli Iceni Prasutago, messo sul trono dai Romani dopo la rivolta di vent’anni prima. Nel tentativo di fondare una dinastia, il sovrano aveva nominato coeredi l’imperatore Nerone, la moglie e le due figlie. I centurioni in servizio sul posto (l’attuale contea di Norfolk) rifiutarono di accettare una regina e decisero di umiliarla fustigandola e violentando le due figlie, oltre a spartirsi il bottino.

Fu un errore. Budicca (era questo il nome della regina) chiamò a raccolta le tribù britanniche per gettare a mare l’invasore romano. Il nome è stato trascritto in vari modi: lasciamo agli specialisti la competizione onomastica e torniamo a Cassio Dione: «Budicca –dice – era una donna britannica di stirpe regia che possedeva un’intelligenza superiore a quella che hanno comunemente le donne. (…) Era di statura piuttosto alta, terribile di aspetto, dallo sguardo penetrante e dalla voce aspra; una foltissima e biondissima chioma le fluiva fino in fondo alla schiena…». All’epoca aveva circa 27 anni ed aveva studiato arte militare fin da quando ne aveva 14. Purtroppo per lei, i sistemi di combattimento e l’armamento celtici erano alquanto elementari per non dire “barbari”.

Raccolta una massa enorme di uomini (le fonti parlano di 300 mila e passa combattenti) si scagliò contro le città e gli insediamenti romani. Furono incendiate Camulodunum (l’odierna Colchester), Londinium (Londra) e Verulamium (oggi St Albans) e numerosi altri insediamenti. Secondo lo storico romano Tacito, circa 70.000 romani e britannici filo-romani furono torturati e uccisi. L’VIII legione, comandata da Quinto Petilio Ceriale, genero del futuro imperatore Vespasiano, mentre marciava in soccorso di Colchester fu sconfitta perdendo un terzo degli effettivi.

L’allora governatore della Britannia era un soldato che s’era fatto le ossa in Africa, dove aveva marciato fino alle sorgenti del fiume Niger. Si chiamava Caio Svetonio Paolino e, allo scoppio della ribellione, era occupato nell’isola sacra di Mona (Anglesey) roccaforte della religione druidica (dopo quella sconfitta i Druidi non furono più in grado di riprendersi). Non si conoscono le date di nascita e morte, ma sappiamo che da pretore era stato mandato in Mauretania nel 42 come legato di legione a sedare una rivolta. Bisognava avere minimo 30 anni per la nomina a pretore e perciò nel 60, quando sconfisse Budicca, aveva circa 50 anni, anno più anno meno. Alla notizia dei massacri, si affrettò a ritornare. Il racconto della ferocia barbara era terrorizzante: crocifissioni, impiccagioni, «…appesero nude le donne più nobili e più in vista – scrive Cassio Dione – amputarono loro i seni e li cucirono sulle loro bocche in modo tale che dessero l’apparenza di mangiarli; poi le impalarono su delle picche appuntite trafiggendole per tutta la lunghezza del corpo…».

Staua di Paolino a Bath, nel Somerset

Paolino si rese subito conto di avere di fronte un nemico di gran lunga superiore alle forze di cui disponeva (circa 10mila uomini tra la XIV legione (Gemina Martia Victrix, con simbolo il Capricorno, la quale aveva combattuto con Cesare ad Alesia) e le truppe scelte (vexillarii) della XX (Valeria Victrix, il cinghiale come simbolo, la quale sarebbe rimasta in Britannia fino al IV secolo), più ausiliari.

Gli storici moderni parlano di 6/7 mila legionari, 4/5 mila tra arcieri e fanteria leggera e 2 alae (mille uomini) di cavalleria ausiliaria. Sul fronte opposto, calcolano 40/50 mila guerrieri e un numero imprecisato di carri da combattimento (l’arma più pericolosa dei Britanni) che caricavano spazzando via chiunque si opponesse. Per tutte le fonti, comunque, lo scarto numerico tra i due eserciti in campo era assai forte.

Cassio Dione racconta che «…Budicca, alla testa di 320 mila uomini, conduceva personalmente un carro…».

Di una battaglia in campo aperto nemmeno a parlarne: le truppe al comando di Paolino sarebbero state circondate dopo essere state travolte dalle cariche dei carri. Bisognava trovare un luogo dove il numero avrebbe contato di meno e perciò il generale scelse una vallata stretta tra boschi e pendii, un luogo che rendeva impossibile l’accerchiamento. Nascose la cavalleria nei boschi (500 a destra e 500 a sinistra) e sulle ali dispose gli ausiliari (in massima parte Batavi). Gli arcieri e i frombolieri (spagnoli, cretesi, siriani…) furono posizionati in modo da rompere con un fitto lancio di pietre, proiettili di piombo e frecce l’impeto dei carri e poi ritirarsi alle spalle dei legionari schierati spalla a spalla. Ai lanci delle frombole a 400 metri di distanza, sarebbero seguite le frecce con gittate dai 300 ai 100 metri e da ultimo il lancio del pilum (ogni legionario ne aveva due) a circa 30 metri. Un fronte di seimila legionari avrebbe scagliato sui carri in avvicinamento una pioggia di dodicimila giavellotti. E così fu. Falcidiati da pietre, glandes (50 grammi di piombo), frecce e giavellotti, i carri ebbero un impatto che i legionari in formazione compatta riuscirono a sostenere prima di passare all’attacco a colpi di gladio.

Prima dello scontro, Paolino aveva detto, secondo quanto riporta Dione: «Avete sentito quali scempi ha commesso contro di noi questa gente maledetta… (…) per noi è sempre meglio cadere valorosamente in battaglia piuttosto che essere impalati da prigionieri, vedere le nostre viscere completamente straziate, essere trafitti da pali arroventati e morire ustionati nell’acqua bollente… » e perciò tutti si battettero con il sangue agli occhi, mettendo in rotta l’esercito della regina Budicca.

Il luogo della battaglia è nelle Midlands occidentali lungo la Watling Street (la strada che collegava l’Inghilterra al Galles); il dibattito al riguardo tra storici e archeologici è tuttora in corso.

Sulla fine della regina, Dione dice che si ammalò e morì mentre tentava di rimettere insieme un esercito e Tacito che si avvelenò subito dopo la battaglia.

Il cinghiale della XX legione al British Museum

L’Enciclopedia Britannica dedica poco spazio alla coraggiosa regina: «Boudicca, also spelled Boadicea or Boudica, (died 60 or 61 CE), ancient British queen who in 60 CE led a revolt against Roman rule. Boudicca’s husband, Prasutagus, was king of the Iceni (in what is now Norfolk) as a client under Roman suzerainty. When Prasutagus died in 60 with no male heir, he left his private wealth to his two daughters and to the emperor Nero, trusting thereby to win imperial protection for his family. Instead, the Romans annexed his kingdom, humiliated his family, and plundered the chief tribesmen. While the provincial governor Suetonius Paulinus was absent in 60 or 61, Boudicca raised a rebellion throughout East Anglia. The insurgents burned Camulodunum (Colchester), Verulamium (St. Albans), the mart of Londinium (London), and several military posts. According to the Roman historian Tacitus, Boudicca’s rebels massacred 70,000 Romans and pro-Roman Britons and cut to pieces the Roman 9th Legion. Paulinus met the Britons at a point thought to be near present-day Fenny Stratford on Watling Street and regained the province in a desperate battle. Upon her loss, Boudicca either took poison or died of shock or illness».

Traduco: «Boudicca, scritto anche Boadicea o Boudica, (morì nel 60 o 61 d.C.), antica regina britannica che nel 60 d.C. condusse una rivolta contro il dominio romano. Il marito di Boudicca, Prasutagus, era re degli Iceni (nella contea di Norfolk) come cliente sotto sovranità romana. Quando Prasutagus morì nel 60 senza erede maschio, lasciò la sua ricchezza privata alle sue due figlie e all’imperatore Nerone, confidando così di ottenere la protezione imperiale per la sua famiglia. Invece, i romani annessero il suo regno, umiliarono la sua famiglia e depredarono i capi tribù. Mentre il governatore provinciale Svetonio Paolino era assente nel 60 o 61, Boudicca sollevò una ribellione in tutta l’Anglia orientale. Gli insorti bruciarono Camulodunum (Colchester), Verulamium (St. Albans), il centro di Londinium (Londra) e diversi posti militari. Secondo lo storico romano Tacito, i ribelli di Boudicca massacrarono 70.000 romani e britannici filo-romani e fecero a pezzi la IX Legione romana. Paolino si scontrò con i britannici in un punto ritenuto vicino all’attuale Fenny Stratford sulla Watling Street e riguadagnò la provincia in una battaglia disperata. Dopo la sconfitta, Boudicca o prese un veleno o morì di shock o malattia».

Roma sarebbe rimasta in Britannia fino al 410, cioè per altri 350 anni.

 

 

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