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AHI SERVA ITALIA. La nostra è una società vecchia e obesa

Una società, nella quale su un totale di 60.359.546 residenti gli anziani, cioè di età superiore ai 65 anni, sono 13.783.580 e quelli fino a 14 anni sono 7.962.215 (dati Istat, 2019), non è “protesa verso il futuro” né può razionalmente essere definita “energica”. Con 173,1 anziani ogni 100 giovani, è una società vecchia, ripiegata su sé stessa. Se a questo dato, aggiungiamo che il 46% degli adulti e il 24% di quelli che hanno meno di 18 anni sono obesi (in totale circa 25 milioni di residenti), possiamo dire senza esagerare che la nostra è una società vecchia e obesa.

La selezione della classe politica, il successo di cretine trasmissioni tv, lo scarso indice di lettura (soltanto il 40,6% dichiara di leggere almeno un libro all’anno; e tra i “libri” va inclusa la massa di carta stampata firmata da attori, cantanti, comici etc.), le carenze nell’istruzione… ogni cosa, insomma, è il frutto esatto di una società vecchia e obesa. Perciò c’è poco da strillare e lamentarsi. Pare proprio che quello che abbiamo è ciò che ci meritiamo. Tranne che per il dato economico. Sono pochi coloro i quali hanno meritato di possedere ciò che hanno e, per questo, è praticamente impossibile un cambiamento radicale. Ciascuno pensa: con questi qui al potere, ho più di quello che uno come me avrebbe in Germania o in America; chi mi assicura che conserverei ogni cosa se ci fosse un qualsiasi mutamento?; non faccio salti nel buio, non sono mica fesso!.

Gli si potrebbe dar torto? Sarebbe stupido oltre che inutile lanciarsi in proclami fondati su “ideali” o, peggio, su un “rinnovamento spirituale”. L’individuo tiene conto innanzitutto del proprio utile individuale. Girarci intorno è perdita di tempo. Per avere il consenso di questo individuo, gli si deve garantire un compenso definito. È un fatto acclarato in tutte le società e in tutte le epoche; niente di nuovo, dunque, se non fosse per il fatto che altrove e in altri tempi si aggregano minoranze attive (le “avanguardie” che mutano di colore ma che hanno in comune, al di là delle circostanze storico-politiche e socio-economiche, l’energia per imporre nuove regole e guidare il cambiamento). In Italia, società vecchia e obesa, non si vedono minoranze organizzate di un qualche rilievo.

Nemmeno vale la pena rispondere ad osservazioni del tipo: le mafie sono minoranze organizzate che contano, lo stesso vale per la massoneria, le banche, i preti eccetera ecceterone. E non vale la pena rispondere perché il peso di queste minoranze è grande proprio perché la nostra è una società vecchia e obesa.

È un circolo vizioso dal quale al momento pare impossibile uscire.

È mai possibile che in una società, per quanto decrepita e grassa, non emergano energie in grado di organizzarsi e costruire un’avanguardia? Chi scrive non ha la palla di cristallo dove leggere il futuro. Dando uno sguardo all’insieme, il circolo vizioso tiene tutti e tutto dentro. Una rivoluzione culturale? Potrebbe funzionare, ma resta l’interrogativo da chi e da cosa partire.

Come stanno i fatti, si capisce perché milioni di vecchi obesi diano fiducia di volta in volta a singoli individui che si propongono come “risolutori” e “salvatori della patria”. Il sogno di tutti e di ciascuno è che arrivi un “uomo della provvidenza” capace di mettere le cose a posto senza imporre sacrifici a nessuno. Il colore non ha più importanza: ciò che conta è che lasci vivere in santa pace questa società vecchia e obesa. Ahi serva Italia…

 

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