SOLDI UE. Nuova lottizzazione governo-opposizioni

I 172 miliardi di euro (tra sussidi a fondo perduto e prestiti agevolati) cominceranno a fluire in Italia dal prossimo gennaio se, entro questo settembre, il governo italiano avrà presentato alla Ue un credibile piano di riforme. Si ripropone il collaudato schema della “solidarietà nazionale” per la spartizione della gigantesca torta europea. I feroci oppositori, a cominciare da Matteo Salvini, il campione twitterista irraggiungibile perfino da Matteo Renzi, dovranno presto trovare le “giuste” motivazioni per stilare un armistizio; c’è, infatti, il pericolo che la tornata elettorale del prossimo 20 settembre faccia traballare l’intesa governo-opposizioni.

Quando vigeva la partitocrazia, quando cioè il potere era gestito dai partiti, dominava la pratica della lottizzazione. I partiti si spartivano sfere d’influenza, fonti di finanziamento, riserve di caccia elettorale in base ad accordi più o meno clandestini presi e rinnovati in rapporto alle percentuali riscosse dai cittadini votanti.

Con la distruzione dei partiti, operata in parte tramite un golpe mediatico-giudiziario e in parte, quella relativa al partito comunista, dagli sconquassi degli equilibri internazionali statuiti ad Jalta, emersero gli showman, personaggi (capostipite Silvio Berlusconi) che erano l’applicazione in politica del “ghe pensi mi” vantato dal cavaliere Tino Scotti grande protagonista dell’avanspettacolo. I “ghe pensi mi” sanno tutto e intervengono su tutto, hanno in tasca soluzioni geniali che però non riescono mai a realizzare o per “tradimenti” interni oppure per sopraggiunte sconfitte elettorali. Il Pci, che vantava segretari nazionali padreterni, i quali lasciavano il posto soltanto per sopravvenuta morte sul lavoro, fu abbattuto dalla dissoluzione dell’Unione sovietica, patria del comunismo internazionale e dispensatrice di finanziamenti ai partiti fratelli, a cominciare dal Pci che era l’organizzazione più forte nel cosiddetto Occidente democratico. Si potrebbe raccontare la storia degli ultimi decenni attraverso le fasi di adattamento comunista alla nuova realtà di un’Europa a Germania unificata, fasi che sinteticamente ricordiamo con le sigle Pds, Ds, Pd; ma qui è d’uopo soffermarci sulla lottizzazione.

Per i più giovani, per chi guarda da poco le sceneggiate allestite sul palco della politica politicante, è sufficiente l’esempio della Rai. Ai tempi della lottizzazione funzionava così: la prima rete, la rete ammiraglia, era riserva della Dc, la seconda rete era gestita dagli alleati a trazione socialista e la terza rete, ultima arrivata, divenne l’orto dei comunisti. Negli anni, nei quali il Tg3 era diretto dal compagno Sandro Curzi, fece fortuna l’appellativo di TeleKabul appioppato al suo telegiornale.

La scomparsa dei partiti, la cavalcata dei cavalieri “ghe pensi mi”, culminata nell’irruzione di un autentico comico truccato da capopopolo, l’impoverimento perfino della politica politicante ridotta ai 140 caratteri, poi raddoppiati, di Twitter nonché la pochezza del dibattito scaduto nel ping pong dei gossip non hanno però cancellato la lottizzazione. La spartizione delle numerose vacche da mungere è diventata, anzi, parte integrante dell’attività politica. Nel comparto giudiziario, per esempio, la lottizzazione di nomine ed incarichi è esercita dall’Associazione nazionale magistrati tramite gli accordi/disaccordi delle diverse componenti, che, a ben vedere, sono tanti minipartiti sulla falsariga della struttura della defunta Dc, partito di massa grazie alla sommatoria delle correnti-partiti all’interno.

Saltiamo, comunque, le tappe identificate con circonlocuzioni tipo “governo di solidarietà nazionale”, durante le quali protagonisti, comprimari e figuranti speciali si stringono spalla a spalla per superare un’emergenza (dal terrorismo Br al coronavirus) e arriviamo alla tavola che stanno apparecchiando per la lottizzazione dei fondi europei.

Vale la pena riportare le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proposito della proposta lanciata dalla Commissione Ue battezzata “Next generation UE” che guarda al futuro delle giovani generazioni dell’Unione. «Questa proposta – ha detto il capo dello Stato – per la sua ampiezza e per le finalità che si propone non ha precedenti nella storia dell’Unione. L’Italia è chiamata a partecipare a questo grande progetto, con decisioni volte a rimuovere quel che oggi ostacola la crescita sociale ed economica; e che produce ingiustizie e diseguaglianze».

Detto in soldoni: cari miei governativi, e voi oppositori, mettetevi intorno alla tavola sennò i soldi europei li vedrete col cannocchiale. L’inquilino del Monte Cavallo dispone di poteri limitati. La Costituzione gli dà il potere di sciogliere le Camere ma soltanto su precisa richiesta parlamentare (altrimenti, come hanno fatto precedenti inquilini, benedice governi alternativi con uomini e partiti mai votati dal popolo). Ha la carica di presidente del Consiglio superiore della magistratura, ma, come anche di recente la cronaca ha mostrato, vale quanto una laurea ad honorem. Ha il comando delle Forze Armate, ma non ha i gradi per intervenire nemmeno sui corazzieri che gli fanno la scorta. È tutto fumo e niente arrosto, tranne che per un potere del quale dispone in maniera davvero autonoma: dare la grazia. Il presidente della Repubblica può graziare chiunque senza renderne conto. È per grazia presidenziale che Giuseppe Conte siede a Palazzo Chigi sulla poltrona dalla spalliera più alta. Non può l’avvocato promosso presidente ignorare il richiamo del Colle: facesse pure le capriole ma è vitale accordarsi con le opposizioni per la spartizione dei soldi. Il fatto che la data del 20 settembre sia stata imposta per legge e che si voterà in contemporanea in sei Regioni (più la Valle d’Aosta), in più di mille Comuni nonché per il referendum sul taglio dei parlamentari, minaccerà la lottizzazione? Può darsi, ma le minacce a volte servono a spuntare un prezzo più alto.

 

 

 

 

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