Prima / FOCUS / Documenti / Gabriele d’Annunzio: Duce, strappa le multe e dammi le munizioni

Gabriele d’Annunzio: Duce, strappa le multe e dammi le munizioni

«…da alcuni mesi io sono percosso da un nuovo flagello. Le multe ch’io pago “per velocità indebita” sono così numerose e gravi che ho già deliberato di sopprimere non soltanto la velocità ma le automobili stesse!». Così scriveva Gabriele d’Annunzio a Benito Mussolini il 22 gennaio del 1928. Il Comandante, che da sette anni circa s’era ritirato a vita privata sul Lago di Garda, aveva con il Duce un rapporto epistolario di rado “ufficiale” e qualche volta “politico”; spesso, d’Annunzio proponeva progetti che affidava a Mussolini per la realizzazione, e più spesso ancora raccomandava qualcuno per una nomina, una promozione, un titolo nobiliare, un sussidio.

La faccenda delle multe fu l’occasione per sponsorizzare l’inventore di un apparecchio «ingegnosissimo», che «risolve pienamente la questione dell’accertamento di velocità». E spiegava: «Nel passare il villaggio s’andava a circa dieci chilometri. La guardia ha preteso che s’andava a più di trenta: per quale scienza, per quale veggenza, per quale accertamento?». A qualcuno potrebbe venire la curiosità di scoprire se quell’apparecchio raccomandato dall’automobilista-corridore (gli piaceva correre e di quei 10 km all’ora di sicuro Mussolini aveva riso, come noi oggi) sia l’antenato degli odierni autovelox.

Anche per le bollette, d’Annunzio caldeggiò un progetto. Il 26 maggio del 1926, proponeva, in larghissimo anticipo sui tempi, una Corporazione degli Utenti: «…il telefono, la luce elettrica, l’acqua altre cose necessarie alla vita cotidiana, son pretesti sonori e luminosi a non rare soperchierie…A ogni fin di mese io discopro tentativi – mal dissimulati – d’alterar le tariffe, o altri soprusi ingegnosi che non ho modo di respingere senza patire la rappresaglia dell’improvviso buio. Ogni utente conosce queste miserie. E ogni utente, fino a oggi, è inerme e per ciò tristemente remissivo». E concludeva: «La corporazione novella non è se non una difesa quadrata contro le prevaricazioni dei fornitori. Io ti domando di rendere legale, col tuo decreto, la Corporazione degli Utenti, proteggitrice di me utentissimo».

Molte delle richieste venivano trasmesse tramite Giovanni Rizzo, commissario di Polizia. L’esule di Gardone aveva scritto il 28 marzo del 1923: «Mi occorrerebbe un uomo di fiducia, a cui io potessi dare istruzioni tattiche e strategiche, caso per caso». E a settembre fu accontentato. Grazie al commissario, d’Annunzio poteva sbrigare faccenduole cotidiane senza dover ricorrere al Duce. Dopo un paio d’anni, il 9 febbraio del 1925, soddisfattissimo scriveva: «Credo che sia giunta per lui l’ora della promozione». Un mese dopo ritornava all’attacco: «...il buon Rizzo te ne parlerà (e a questo proposito, ti rammento la troppo attesa ma molto meritata promozione)». Il Vate era abituato a solleciti riscontri, e il commissario fu promosso questore. Una volta, era il 27 aprile del 1928, Mussolini gli scrisse (ed è probabile che sorridesse anche in quel momento): «Come vedi sto colla mia oramai ben nota diligenza impiegatizia dando corso a tutte le pratiche…».

Il Vate voleva una legge con la quale fosse «vietato costruire casìpole negli immediati dintorni» di casa sua, chiedeva un «piccolo campo aviatorio a Barbarano» (frazione di Salò), un pezzo di lago per farne «un rifugio ai miei idrovolanti», premeva per la riapertura del Casino a Garda… e per avere munizioni per il cannone sulla prora della regia nave Puglia, gloriosa testimone della vittoria nella Prima guerra mondiale, prora che aveva fatto installare in giardino.

In una lettera del 27 dicembre del 1925 cominciata con «Caro compagno», invocava il potente amico «…o Ministro della Marina, manda una parola alla Spezia, all’Ufficio di munizionamento, perché le munizioni mi sien concesse senza avarizia…». E, dopo aver atteso un mese, scriveva: «Mio caro compagnoTi abbraccio (E ricordo al Ministro della Marina le munizioni per le salve della “Puglia”)».

Uno dei progetti più formidabili fu quello della costruzione di un dirigibile per «raggiungere il Polo con mezzi interamente italiani…»; era il 23 novembre del 1925 e l’anno seguente il generale Umberto Nobile sul dirigibile “Norge” raggiungeva il Polo.

Fra i tanti botta e risposta vale la pena riportare il seguente:

«5 settembre 1925 Colla pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» – si è definitivamente costituito Ministero Aria. Voglio celebrare evento nominandoti Generale brigata aerea nella riserva. Ti abbraccio. Mussolini

5 settembre 1925 Ti sarò gratissimo se vorrai attendere mia lettera prima di mettermi con irreparabile severità nella riserva mentre si approssima il sesto anniversario di Ronchi. Non so se tu abbia ricevuto la mia in data del 3. Ti abbraccio. Gabriele d’Annunzio

6 settembre 1925 La parola riserva è semplicemente voluta dalla formalità della nomina stessa. In caso di azione non sarai certamente nella riserva ma in primissima linea come sempre. Ti abbraccio. Tuo Mussolini».

I testi li ho copiati dal “Carteggio d’Annunzio-Mussolini”, curato da Renzo De Felice e Emilio Mariano per Mondadori Editore, 1971. Un libro che è una ricca miniera da scavare tutta per comprendere il rapporto tra i due compagni di lotta.

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close