Come smettere di vivere nella paura? E il tizio spegne la tv

I novelli distruttori di statue non sono nemmeno Talebani

Gli iconoclasti, i distruttori di statue e dipinti e templi, ci sono sempre stati da quando Roma venne okkupata dai cristiani. Prima della vittoria dei seguaci di Cristo, Roma lasciava ampia libertà di culto e di pensiero. Chiunque poteva adorare chi gli pareva e piaceva. A nessun Romano veniva in mente di buttare giù una statua della dèa Artemide in nome della dèa Atargatis. Con l’irruzione del dio unico, del vero dio, cominciò la caccia a tutte le altre divinità. I “pagani” furono perseguitati, i loro templi abbattuti, le statue dei loro Dèi macinate o fuse. La stagione di “io sono la verità e la via” fu definita dall’esatto dualismo del Bene e del Male. «Chi non è con me, è contro di me»: proclamava il Messia ripudiato da Israele e fattosi romano con Paolo di Tarso.

Il termine greco iconoclasta vide la luce (si fa per dire) a Bisanzio e dintorni come risultato di una delle solite guerre intestine che hanno caratterizzato il Cristianesimo fin dalle origini. Gli iconoclasti distruggevano le immagini sacre per affermare la loro distanza dai “pagani” che, appunto, adoravano le statue e, in quel modo, facevano anche capire ai musulmani che dovevano distinguerli dagli infedeli non credenti in un solo dio.

Nel corso dei secoli, gli iconoclasti hanno assunto altre denominazioni, ma la pratica di abbattere statue è stata esercitata ora qui ora lì. Qualche volta anche con contorno di rogo dove bruciare il dannato e salvarne l’anima.

Ai nostri giorni, iconoclasti sono soltanto i musulmani. L’Islam non lascia spazio alle immagini: si autoracconta con versi e ghirigori. Ogni tanto, qualcuno “duro e puro” (in tutti gli ambienti trovi quelli che rivendicano la propria fede senza se e senza ma) abbatte testimonianze altrui. Il mondo occidentale, notoriamente civile e progredito, condanna con grossi titoloni sui giornali, con severi approfondimenti televisivi, con discorsi indignati di governativi d’ogni specie (e anche dei loro oppositori) ogni atto iconoclasta. I Talebani buttano giù le millenarie statue di Buddha e parte la campagna di esecrazione internazionale. I militanti del Daish distruggono archi e mura di Palmira, antica città orgoglio della Siria, e s’alza immantinente il potente coro di civili cultori dell’arte che strillano “barbari! barbari!” chiedendo un intervento riparatore “onde evitare nuove e più gravi distruzioni”.

L’uno: Come avvocato del diavolo non sono d’accordo con te.
L’altro: Ma tu da che parte stai?

I musulmani hanno una fede, qualcuno di loro la esercita fino all’estremo (come già fecero i cristiani quando bruciarono Roma con la complicità di Pisone& co.) e perciò abbatte ciò che l’Islam probisce. È una brutta cosa, però in fondo si tratta di espressioni di fede, esagerate quanto vi pare, ma sincere.

Ma quelli che abbattono le statue di Cristoforo Colombo, del generale Robert Edward Lee, di Indro Montanelli… che fede hanno? In cosa credono? Nell’antirazzismo? Bene, ascriviamo l’antirazzismo a religione fanatica dei nostri tempi. Meno male che questi iconoclasti contemporanei sono ignoranti in storia, sennò avremmo macerie in tutte le città dove costoro abitano. Caio Giulio Cesare portò circa un milione di schiavi a Roma facendone crollare il prezzo (due al prezzo di uno non è slogan d’oggi). Per di più era un barbaro crudele che tagliava le mani a migliaia di povericristi che avevano l’unico torto di ribellarsi a Roma. Dante Alighieri era un bigotto baciapile che metteva all’inferno i sodomiti (così si chiamavano i gay a quei tempi) e disprezzava tutto ciò che non aveva la benedizione della Chiesa cattolica romana e apostolica. L’elenco degli uomini maligni le cui immagini sono da distruggere è lunghissimo. La Storia è fatta proprio da re e imperatori crudeli, da generali sanguinari, da letterati razzisti e navigatori schiavisti, da filosofi antidemocratici, da pittori omicidi e scultori viziosi.

A fare la Storia non sono i mentecatti impotenti che non sanno fare di meglio che sfregiare un’immagine o imbrattare un busto di marmo. Questi follower di cazzari sradicati che si esaltano al wock e alla cipolla biologica, che marciano per la pace indossando la t-shirt con l’immagine di Che Guevara, selvaggio guerrigliero amante della guerra; questi inutili esseri umani la cui scomparsa alla fine della vita sarà ricordata dai famigliari per qualche anno, dopodiché saranno dimenticati per sempre; questi utenti-consumatori-clienti che sbavano per una vacanza ai Caraibi e il nuovo modello della Mercedes; questi coltivatori di luoghi comuni; questi semprepronti a combattere (stando in poltrona o, al massimo, sfilando in piazza) in difesa della foca monaca e dell’indio delle grandi foreste incontaminate… insomma, voi tutti, ignoranti più delle capre e, cosa peggiore, inconsapevoli di esserlo, siete massa di manovra e v’illudete d’essere protagonisti. E qui confesso di provare un po’ d’invidia: dev’essere riposante avere la convinzione di essere sempre dalla parte del Bene.

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