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UFFICIO DISOCCUPAZIONE. «Il tasso dei senza lavoro è talmente basso che qui non c’è più lavoro per lei, perciò è licenziata».

ISTAT. Meno disoccupati e occupati in calo. Ecco perché

L’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha comunicato che il tasso di disoccupazione di aprile è sceso dall’8,4% al 6,3%. Gli esperti avevano previsto che la disoccupazione sarebbe salita al 9,5%. Sarebbe sufficiente questo a confermare nel comune sentire che le statistiche sono un inganno (https://internettuale.net/755/listat-e-i-polli-di-trilussa-3). Com’è possibile che la disoccupazione diminuisca mentre è tutto chiuso e i cittadini sono confinati in casa? Il fatto è che se pesi un chilo con una bilancia a mano risulterà qualche grammo in meno o in più e, se usi una bilancia elettronica, la differenza, in più o in meno, sarà di qualche milligrammo. Perché un chilo sia di mille grammi lo si deve pesare in determinate condizioni e a precise condizioni della forza di gravità. Nel corso dei secoli, i sistemi di misurazione sono stati perfezionati e oggi il chilo è il risultato di equazioni sofisticate che nemmeno provo a copiare.

È la solita storia della scienza che è relativa per definizione.

Cosa c’entra il chilogrammo con la disoccupazione che cala mentre intorno a noi c’è una marea di gente senza lavoro? L’Istat non ha detto una falsità: il tasso di disoccupazione è calato per davvero. Tutto sta a sapere come si misura questa percentuale.

Vediamo la definizione tecnica: il tasso di disoccupazione è dato dal numero di persone in cerca di lavoro diviso per la forza lavoro, cioè diviso per la somma delle persone in cerca di lavoro (disoccupati) e degli occupati.

Appurato che si tratta di una semplice espressione matematica, si capisce perché possa addirittura succedere che il tasso di disoccupazione aumenti di pari passo alla crescita del numero di occupati; per esempio: a parità di forza lavoro (cioè di disoccupati più gli occupati), la crescita di occupazione coincide con un maggiore spostamento di “inattivi” verso le persone in cerca di lavoro. Gli “inattivi”, statisticamente parlando, sono le persone che non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti alla settimana presa in esame (ci sono altri elementi ma questo ci basti qui), perciò se sommiamo occupati, disoccupati e inattivi abbiamo il totale della popolazione. Lo so, fa ridere l’idea di cercare i dati del lavoro mettendo insieme pure i neonati e i novantenni, ma chest’è.

Continuando: il tasso di occupazione è dato dal numero degli occupati diviso per il numero della popolazione. Qui l’Istat interviene con un proprio sistema, per cui registra come occupati gli individui dai 15 anni in su. A questo aggiunge altre condizioni che copio direttamente dal sito:

  1. persone che nella settimana di riferimento hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che prevede un corrispettivo monetario o in natura;
  2. persone che hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nell’impresa di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  3. persone che per diversi motivi sono assenti dal lavoro (per esempio per ferie, per malattia) con alcune limitazioni:
  4. nel caso dei lavoratori dipendenti l’assenza non deve superare i tre mesi e la retribuzione non deve essere sotto la soglia del 50%;
  5. nel caso dei lavoratori indipendenti, sono considerati “occupati” quelli che durante il periodo d’assenza, mantengono l’attività;
  6. nel caso, invece, dei coadiuvanti familiari, per essere considerati “occupati” l’assenza non deve superare i tre mesi.

Vedete quant’è complicato fare le statistiche? Per noi, poveri mortali, il lavoro o c’è o non c’è. Ai piani alti, però, per intervenire, bisogna sapere con la maggior precisione possibile le condizioni vigenti per intervenire al meglio. Se ai piani alti, però, ci sono papaveri inadeguati, com’è il caso del governicchio Conte, il dato statistico diventa ininfluente.

Torniamo al tasso di disoccupazione e vediamo cos’è successo. In aprile, dice l’Istat, sono diminuite del 23,9% le persone in cerca di lavoro (-484 mila unità); le donne di -30,6% e di -17,4% gli uomini. Rispetto al mese di marzo, l’occupazione è scesa dell’1,2% (più o meno lo stesso per uomini e donne). Per i lavoratori dipendenti il dato è -1,1%, per gli indipendenti -1,3%. E gli inattivi sono aumentato del 5,4%. Nel trimestre febbraio-aprile 2020 (e, precisa l’Istat, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) l’occupazione è calata dell’1%, mentre gli inattivi sono aumentati del 5,2% e i disoccupati sono scesi del 20,4%.

Sono pari pari i dati Istat. Che raccontano quanto in realtà stiamo inguaiati.

 

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