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Mao: scoprire gli errori del passato e trarne insegnamento

«Nella nostra lotta contro il soggettivismo, il settarismo e lo schematismo non dobbiamo perdere di vista due princìpi; primo: esaminare il passato per trarne insegnamento per il futuro e secondo: curare la malattia per salvare il malato». È una prescrizione “maoista” che funzionerebbe ancora oggi, se fosse applicata. Il volumetto “Citazioni dalle opere del presidente Mao Tse-tung” (che oggi in Occidente si scrive Mao Zedong) divenne popolare in Italia negli anni della contestazione giovanile. Non era raro vedere giovani sfilare agitando il “libretto rosso” (nome mai usato in Cina) e strillando massime in stile cinese. Al di là delle annotazioni datate, resta la validità di tutta una serie di “lezioni”.

Per esempio: «E’ necessario assolutamente scoprire gli errori commessi nel passato, senza badare alle persone, analizzare scientificamente e sottoporre ad un esame critico tutto ciò che vi è stato di negativo nel passato, onde agire, d’ora in poi, con maggiore accortezza e lavorare meglio; ecco che cosa significa il principio: esaminare il passato per trarne insegnamento per il futuro».

Un monito indirizzato ai compagni comunisti, è vero, ma non è adatto anche per le schiere della barricata opposta? È assolutamente opportuno dare uno sguardo lucido al passato, sia per trarne insegnamenti e sia per non ripetere gli errori fatti. Sbagliare è inevitabile, ma analizzando quelli compiuti perlomeno se ne commetteranno di nuovi. Non è una maledizione scaraventata da abissi infernali che fa commettere sempre gli stessi errori, è soltanto l’incapacità a guardarsi indietro ed isolare gli sbagli fatti.

«Individuando gli errori e condannando le deficienze – si legge nel “Libretto rosso” – noi perseguiamo lo stesso fine che il medico persegue quando cura il paziente: salvargli la vita e non farlo morire». Mao spiegava con esempi comprensibili a tutti: «Se qualcuno si ammala di appendicite, il medico asporta l’appendice e gli salva la vita. Chi, dopo aver compiuto un errore, non si sottrarrà alla cura e non insisterà nell’errore al punto di trovarsi, in definitiva, in uno stato incurabile; chi manifesterà un onesto e sincero desiderio di curarsi, di correggersi, noi saremo felici di guarirlo… Nella cura delle malattie politiche e ideologiche bisogna evitare la brutalità: l’unico metodo giusto ed efficace è quello di curare la malattia per salvare il malato».

La semplicità non dev’essere confusa con l’ingenuità. Il presidente Mao era tutto fuorché un ingenuo. Parlava al popolo, doveva colpirne l’immaginazione, e parlava ai militanti e doveva fornire loro argomenti forti e chiari. «La critica – ammoniva – va fatta a tempo; bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo».

Brutta abitudine quella di sfoggiare il senno di poi. Incontri che si trasformano in scontri nel tentativo che ciascuno fa per imporre la propria spiegazione dell’accaduto, la propria critica. Cosa buona se serve, come detto prima, a non commettere il medesimo errore in futuro; pessima se è ricerca di primazia intellettuale e politica.

«Fatti accorti dagli errori e dalle batoste – dichiarava Mao – siamo cresciuti in saggezza e il nostro lavoro se ne è avvantaggiato».

Capita sovente di sentir parlare vecchi militanti per niente ammaestrati dagli errori; anzi, il più delle volte se ne vantano e dichiarano che, se fosse data loro la possibilità di tornare indietro, farebbero gli stessi passi sul medesimo percorso. Irrecuperabili e, soprattutto, dannosi per le nuove generazioni. Mao era drastico: «Quando si commette un errore, vogliamo che venga corretto: prima e più radicalmente si farà, meglio sarà».

L’immobilismo è da evitare. Mao citava il proverbio “L’acqua corrente non imputridisce, i tarli non rodono i cardini delle porte” per spiegare che «il movimento permanente ostacola l’azione corrosiva dei microbi e dei parassiti. Verificare sempre il proprio lavoro…Se hai dei difetti, correggiti; se non ne hai sta’ in guardia; ecco il miglior mezzo per evitare che ogni genere di sporcizia politica e di microbi politici intacchi lo spirito dei nostri compagni e l’organismo del nostro Partito».

Una pratica utile ad evitare danni ad un partito e per tenere alta la tensione militante. Anche una bocciofila funziona meglio seguendo le massime di Mao. O almeno qualcuna.

 

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