POSTCORONAVIRUS. Distribuirà Conte i soldi? Sì, ma non tutti

Tra marzo e aprile, gli aeroporti italiani hanno perso 28 milioni di passeggeri. A maggio, 17 milioni. L’Associazione italiana dei gestori degli aeroporti ha presentato il conto e dicono: abbiamo perso 45 milioni di passeggeri in tre mesi e vogliamo un fondo dedicato. Vogliono soldi pubblici a compensazione dei danni subiti e per rilanciare gli investimenti “preservando i livelli occupazionali”.

La crisi c’è, è ovvio. Soffre il comparto dello spettacolo: cantanti, gruppi, attori, registi, tecnici… tutto il vasto mondo che ruota intorno all’intrattenimento. Soffrono tutte le attività collegate a vario titolo al turismo, cominciando dagli alberghi, dagli agenti di viaggio, dai musei fino alle guide turistiche. Segue a ruota il settore della ristorazione con ricadute sull’occupazione: cuochi, camerieri, lavapiatti a spasso. Soffre l’autotrasporto, che in quarantena ha potuto muovere soltanto derrate alimentari e medicinali. Chiedono sostegno i commercianti, e non soltanto quelli piccoli. L’industria vuole soldi e intanto attinge ai prestiti a tasso zero o quasi. S’è fatto grande scandalo per la richiesta della Fca, cioè della Fiat Italia: è durato pochissimo, poi Banca Intesa San Paolo ha detto sì al prestito di 6 miliardi e rotti ed è calato il silenzio (https://internettuale.net/3942/prestito-fiat-litalia-ha-sempre-dato-soldi-agli-agnelli). Non tutte le aziende hanno i “numeri” (diciamo così) per mettere subito le mani sui soldi. La maggioranza dovrà attendere i biblici tempi burocratici.

Di soldi ce ne sono tantissimi, soprattutto europei e la loro distribuzione, con la solita distinzione tra figli e figliastri, alimenterà serbatoi elettorali dei quali alcuni hanno davvero bisogno per sopravvivere. Pensiamo ai Cinquestelle e al Pd che, nonostante al governo insieme si siano mossi con abilità e furbizia, sono in crisi di identità, che – tradotto dal politichese – significa che prevedono di perdere ancora voti.

Assodato che non c’è un solo spicchio di attività che la crisi da coronavirus (cavalcata parecchio da Palazzo Chigi, per i motivi di cui sopra e sotto) non abbia messo in ginocchio, verrebbe spontaneo appoggiare le richieste di quattrini se non fosse per il fatto che la maggioranza (dalla Fca in giù) quando intasca utili à gogo non offre alle pubbliche casse nemmeno il più piccolo contributo. Storia vecchia quanto la repubblica nata dalla sconfitta militare: le perdite vengono socializzate e gli utili privatizzati.

Parlando non ricordo con chi della navicella costruita da un miliardario americano e sparata nello spazio, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che negli Usa quelli con i soldi costruiscono musei, ospedali, case di riposo, teatri… in Italia comprano squadre di calcio o di basket, si fanno l’ennesima villa abusiva sulla costa o in montagna. Non c’è un solo miliardario di casa nostra che abbia costruito qualcosa per la comunità e non per una delle proprie società (il capitolo delle cosiddette sponsorizzazioni culturali è a parte).

Perché questo miliardario ora lo dobbiamo risarcire noi? Perché l’albergatore che spreme il turista come un limone e manda i “risparmi” nel Liechtenstein adesso chiede i soldi a noi invece di rompere uno dei suoi salvadanai ammucciati?

È questo il punto. È giusto che la mano pubblica dia una… mano a chi è caduto e lo aiuti a rialzarsi, ma c’è un limite di decenza; o non c’è?

A proposito di decenza: sono in corso le grandi manovre per fottere Conte. Prima della fine dell’anno, prima cioè che il governo giallofucsia abbia distribuito secondo convenienza (sua) i quattrini, un terremoto scuoterà Palazzo Chigi. Piatto ricco, mi ci ficco.

 

 

 

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