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Nella vignetta pubblicata dagli americani prima di allearsi con Stalin, Hitler legge l'elenco dei sostenitori del presidente Usa Roosvelt e commenta, alludendo al fatto che siano tutti ex oppositori,: «Non ti sembra che siano strani compagni di letto?»

STORIA. 3 – Hitler, il pazzo che contava i carri armati

Tutto il mondo sa che Adolf Hitler era un mostro, pazzo e sanguinario che soffriva di attacchi isterici per cui strillava e terrorizzava chiunque gli stesse di fronte. Quel caporale austriaco era anche un dilettante nell’arte della guerra e impartiva ai generali ordini folli che causavano inutili massacri. Urlando nel bunker dove s’era rinchiuso, spostava sulla carta carri armati, aerei e divisioni inesistenti minacciando di fucilazione chi non fosse morto combattendo.

La pubblicistica mondiale è unanime e si basa su fonti dirette nonché su racconti raccolti da autorevoli testimoni, ma su questo punto, sul fatto cioè che Hitler muovesse contro il nemico truppe esistenti soltanto nella sua testa malata, c’è una testimonianza certa che smentisce assolutamente le narrazioni che ancora oggi fanno gli storici tv, la maggioranza dei quali okkupa anche la carta patinata. La reale natura dei rapporti del Führer con i generali emerge compiutamente dai resoconti stenografici delle conferenze militari.

La decisione di registrare ciò che si diceva in quegli incontri di guerra Hitler la prese dopo aver litigato con un paio di generali i quali negavano che lui avesse detto una certa cosa. Qui non serve entrare nei particolari, è sufficiente registrare che da quel giorno entrò in funzione lo “Stenographischer Dienst im Führerhauptquartier” (Servizio stenografico al quartier generale del Führer). In caso di dubbi, si consultava parola per parola ciò che era stato detto e da chi in precedenti riunioni. Inutile aggiungere che non fu mai necessario perché Hitler aveva una memoria prodigiosa.

Un esempio. Bombardamento su Amburgo. Eckhard Christian (comando aviazione) annuncia: «Consumo di munizioni nella notte scorsa 50.000 colpi, tra i quali circa 10.000 colpi di 10,5 e 20.000 colpi da 8,8». Hitler calcola il numero di canne delle batterie controaeree e replica: «…hanno sparato circa 100 colpi per canna, per un’ora e mezza è molto poco. Hanno sparato pochissimo». Diversamente da Hitler, sull’efficacia del fuoco di sbarramento non tutti erano convinti.

Le prime serie di carri armati Panther soffrivano di guasti tecnici per i quali Hitler voleva saperne di più: «Ha una corazza più pesante ed ha il doppio delle perdite dei Panzer IV». Il generale Kurt Zeitzler precisa: «Ed è anche entrato in combattimento più tardi». «E allora ci deve essere qualcosa – replica Hitler – I due reparti avevano esattamente la stessa forza, ne avevano circa 90. Dei Panzer IV ce ne sono 61, degli altri 27, cioè degli uni mancano 60 e degli altri 39…». Interviene il generale Hans Pfeiffer: «Ma tutti possono essere riparati in fretta». Hitler: «Non m’importa; intanto non ci sono. Dappertutto sento parlare di riparazioni rapide, ma non tornano più, rimangono sempre via…». In un’altra occasione: «La perdita dei 7 Tiger si può spiegare solo con il fatto che hanno avuto un’altra volta i loro guasti meccanici di rito e poi si sono fermati». E ancora al generale Walter Buhle che elencava: «Adesso ne vanno all’est 42; poi sarà il turno della 1° divisione corazzata con un reparto 52, poi 33, 12 e 16», Hitler rammentò: «Ma ci sono anche i guasti».

A proposito dei Panther che non camminavano, Hitler lamentò: «Se questi circa 600 Panther che abbiamo perduto all’est, li avessimo installati stabilmente su quel fronte difensivo, nei punti pericolosi avremmo avuto una difesa corazzata del tutto sicura. Parecchie cose non sarebbero accadute. Così non abbiamo proprio nulla».

Capitava anche che il Führer disegnasse rapidi schizzi per spiegare meglio alcuni progetti, quali quello della ventilazione dei gas di scarico di una nuova potente torretta a due piani: «Se qui – spiegava mentre disegnava – i gas non vengono eliminati completamente c’è il pericolo che si abbassino e la gente è dentro».

Per evitare l’individuazione delle mine: «…dobbiamo prendere mine che non siano rivestite in metallo, ma in resina sintetica».

Il Führer voleva sempre i dati aggiornati: «Quante divisioni nemiche ci sono nell’area? Ha i dati? L’ha indicato nella carta?». Zeitzler: «No, non è segnato». Hitler: «Magari qualcuno può telefonare per avere i dati…».

Più che il fastidioso rimbombo di urla, nel bunker volteggiava una ironia a volte leggera e a volte più marcata.

A chi, per esempio, sperava che il nemico si sarebbe comportato in un certo modo, replicava: «Il nemico non farà quello che speriamo, anzi, farà quello che ci danneggia…».

Di un generale che non era mai pronto e chiedeva di continuo più armamenti per muoversi, Hitler disse: «Fa come quello che va da uno e gli dice: “Avrebbe un fiammifero per me?”. L’altro gli dà un fiammifero e lui dice: “Non avrebbe anche una sigaretta?”…».

Nei resoconti stenografici (per la cronaca editi nel 2009 in Italia dalla Libreria Editrice Goriziana) ci sono riferimenti di geopolitica, di strategia militare e di analisi politica oltre a idee organizzative. Ci saranno altre occasioni per parlarne.

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