Prima / ATTUALITÀ / Economia / CONSUMI 2 – Lassie invade l’Iran ed è subito pet-food

CONSUMI 2 – Lassie invade l’Iran ed è subito pet-food

Il mondo industrializzato prospera sul circolo produzione-consumo-produzione. Gli strumenti per incrementare i consumi sono i più diversi. Il bombardamento pubblicitario punta sul “nuovo” per stimolare gli acquisti e crea di sana pianta continui bisogni da soddisfare. La strategia dell’obsolescenza programmata garantisce che l’oggetto abbia un funzionamento a tempo oltre il quale va sostituito. L’orizzonte consumistico è praticamente senza confini se si guarda agli strumenti di comunicazione: ai media oramai classici (giornali, radio, tv) si sono aggiunti i cosiddetti social. Si vende tutto a tutti. Il mondo è diventato un solo suk, un unico mercato per tasche di ogni dimensione.

Abbiamo già visto, sia pure per sommi capi, come il primo mondo, quello che produce, riesca a vendere anche ai più poveri del secondo, del terzo e del quarto mondo (https://internettuale.net/3945/consumi-le-multinazionali-contano-sui-piu-poveri-del-mondo). L’ostacolo-povertà, però, non è il più alto. Si erge un’altra grossa barriera contro la quale il ricco “Occidente” (che, ricordiamo, include anche il Giappone, a dimostrazione che si tratta di una semplice denominazione economico-industriale) ha dovuto elaborare mezzi d’assalto costruiti ad hoc e caso per caso. È un muraglione a fronte del quale quello ex di Berlino diventa il murettino per i ragazzi del quartiere. Invece che il solito cartello con su scritto “Vietato l’accesso”, c’è un lungo elenco di diversità culturali e religiose, di usi e costumi “non-occidentali”, di tradizione barbariche quali il predominio del maschio. Sono regole scritte e non scritte, princìpi autentici e teorie distorte. Un miscuglio somigliante ad una palude pronta ad inghiottire le belle speranze degli invasori. Non è affatto sufficiente, per esempio, dire al musulmano che usare il cellulare è comodo e pratico. Non basta proporre l’ultimissimo modello che fa tutto tranne il caffè. Per vendere il cellulare al miliardo e mezzo di musulmani sparsi nel mondo, ai ricchi come ai poveri, le multinazionali inseriscono in memoria il testo integrale del Corano (e c’è anche la traduzione in inglese). Il telefonino lancia richiami automatici alla preghiera, segnala le ore della preghiera, indica con precisione la direzione della Mecca. Sul telefonino c’è la data secondo il calendario islamico, l’hiǧrī  (parola araba che richiama l’Egira), il quale fa data appunto dalla fuga di Maometto dalla Mecca. Tra parentesi, quell’avvenimento il calendario giuliano lo riporta tradizionalmente al venerdì 16 luglio del 622.

Come potrebbe resistere un musulmano all’offerta di un telefonino halal? cioè certificato come lecito? Anche i beduini nomadi che allevano capre e pecore svolgono le loro trattative d’affari con il cellulare. Loro non lo sanno ma il cellulare li sta trascinando velocemente nella civiltà del consumo: questi nuovi consumatori faranno shopping anche indebitandosi, né più né meno dei vecchi consumatori. Nelle case “occidentali” si registra un numero crescente di oggetti mai usati oppure usati soltanto poco dopo l’acquisto. Quando i nuovi adepti scopriranno il consumerismo, il bisogno cioè di organizzarsi in quanto consumatori, non ci saranno più barriere da superare per piazzare cibo per cani o pupazzetti di plastica.

In Iran, per esempio, dove per lunga tradizione i cani erano considerati “impuri”, s’è diffusa rapidamente la moda di tenerli come animali di compagnia. Ad operare questa mutazione culturale è stata la messa in onda televisiva di film con protagonisti simpatici e intelligenti cani (la serie di Lassie, dei cani poliziotto tipo Rex etc.). Il mondo occidentale scardina dall’interno usi e costumi, ma senza mai dimenticare il business. Il mercato degli alimenti per cani, dei prodotti specifici per il loro comfort e il ricorso a veterinari vale parecchi soldi. Due anni fa in Europa, il pet food ha sfiorato i 21 miliardi di euro (in Italia ha superato i 2 miliardi); negli Usa ha sfondato i 60 miliardi di dollari.

I programmi televisivi a diffusione globale (si cominciò cone le telenovelas brasiliane) hanno modificato costantemente le tradizioni locali facendo accettare, per esempio, la pratica dei matrimoni misti e/o le manifestazioni di emancipazione femminile. Le scene affettuose tra omosessuali e la partecipazione di persone d’ogni colore abituano ad un mondo senza più differenze (cosa all’apparenza magnifica..).

La donna è la cerniera debole nelle società a predominio maschile. La tv propaganda la crescita del ruolo delle donne, esalta la loro realizzazione tramite il lavoro e ne potenzia la voce in famiglia e fuori. Anche qui lo scardinamento delle società definite patriarcali genera sostanziosi business. Cresce, per esempio, l’uso dei cibi pronti con relativa vendita di forni a microonde: la donna impegnata non ha più tempo per cucinare. Al massimo riscalda il precotto.

E la Coca-Cola? lo strumento-simbolo della cocacolonizzazione? Qui le strategie di penetrazione usate sono parecchie.

La Coca-Cola si è diffusa sui mercati rurali cinesi, per esempio, grazie ad uno spot interpretato da un popolare attore comico che, dopo aver bevuto a garganella dalla più famosa bottiglia del mondo, spara un sonoro e soddisfatto rutto. La bibita americana per eccellenza è venduta con la benedizione di un’antica tradizione cinese. Per i mercati urbani, la pubblicità è più “moderna”, diciamo così, ma è altrettanto efficace.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close