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Battaglia navale: affresco pompeiano al Museo nazionale archeologico di Napoli

STORIA – Roma sconfisse Annibale sul mare

A scuola c’insegnano che la flotta romana sconfisse quella cartaginese grazie alle passerelle mobili inventate dal console Caio Duilio per agganciare le navi nemiche e trasformare così la battaglia navale in uno scontro terrestre. Al racconto dei “corvi” (nome derivato dall’uncino di ferro che consentiva di arpionare la nave nemica) si aggiunge anche quello della flotta costruita copiando una nave da guerra cartaginese.

Sono narrazioni che stimolano la fantasia ma che non dicono tutta la verità sulla potenza navale di Roma. È stato lo storico Polibio, e soltanto lui, a parlare della funzione dei “corvi” in due battaglie nel corso della prima guerra punica. Poi non se ne parla più. Il fatto è che il marchingegno causava grossi problemi per la stabilità di una nave e per la sua manovrabilità. In quanto poi al combattimento navale trasformato in terrestre è chiaramente un omaggio al legionario, formidabile combattente a piedi.

Se andiamo a guardare lo sviluppo dell’arma navale a Roma fino alla famosissima frase da Cicerone attribuita a Pompeo “Chi è padrone del mare diviene padrone di tutto” (“Qui mare teneat, eum necesse esse rerum potiri”), scopriamo la strategia navale costantemente perseguita dalla fondazione della città.

La sottovalutazione della marina militare romana (alla fine dell’Ottocento anche il grande storico tedesco Theodor Mommsen non dava importanza alla flotta di Roma) è servita anche a definire, in geopolitica, le talassocrazie, cioè le potenze dominanti sui mari, in opposizione alle potenze terrestri. In base a ciò, si parla del dominio terrestre di Roma opposto al dominio marino di Cartagine.

È, invece, proprio la dinamica delle guerre puniche (soprattutto della seconda) a dimostrarci che Roma, sconfitta ripetutamente a terra, vinse tutte le battaglie navali.

Il fatto è che Roma aveva dovuto imparare a navigare (“Navigare necesse…”) per non essere schiacciata dai nemici confinanti sulla terra. Fondata sul Tevere, fiume navigabile fino al mare, l’Urbe conquistò subito il controllo delle acque limitrofe per assicurarsi quei rifornimenti che le potenze a terra impedivano.

La sconfitta di Anzio (le sue navi facevano incursioni continue sul litorale di Ostia) fu determinata dalla cattura della sua flotta da guerra. A conferma dell’accresciuta potenza marittima, Roma istituì magistrature specifiche per la flotta (duumviri navali etc.).

I primi trattati con Cartagine delinearono i confini marini delle due potenze. Se Roma non fosse stata forte sul mare, non avrebbe potuto stipulare alcun trattato con la talassocrazia punica; mi pare ovvio.

Saltiamo un paio di secoli e arriviamo agli anni nei quali Annibale scorrazzava impunemente per l’Italia sconfiggendo uno dopo l’altro le legioni inviategli contro. Ebbene, in quegli anni la strategia navale di Roma fu essenziale per la vittoria finale.

Le flotte romane esercitarono un controllo continuo sulle coste italiane, africane, iberiche e balcaniche. Praticamente tutto il Mediterraneo (già “Mare nostrum”) era attraversato dalle navi da guerra di Roma per impedire che ad Annibale arrivassero truppe e rifornimenti dai suoi fratelli che occupavano la Spagna, né da Cartagine o da una delle sue colonie e nemmeno dal re Filippo V di Macedonia con il quale Annibale aveva firmato un’alleanza (per la cronaca, negli anni successivi Filippo pagò assai caro quel trattato).

Va anche detto che se l’astuto generale cartaginesi s’era convinto ad attraversare le Alpi, fu per non correre il rischio di perdere uomini ed elefanti in uno scontro sul mare.

A proposito, poi, dei “corvi”, annotiamo che la tattica romana sul mare era sempre stata finalizzata alla cattura del naviglio nemico piuttosto che all’affondamento. Le truppe imbarcate erano addestrate all’arrembaggio tramite rampini e “mani di ferro”. I ponti mobili di Caio Duilio furono una novità di breve durata.

E sarebbe pure ora che i testi di storia siano aggiornati per consentire ai giovani di imparare che Roma fu potenza navale prima ancora di diventare potenza terrestre.

 

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