Il brindisi al popolo sovrano.

PETRUCCELLI DELLA GATTINA. Il Parlamento sintesi dell’Italia

«La tenace temperanza stessa, la pazienza, la ipocrisia del nostro Parlamento sconvolge l’animo delle potenze. I furori duran poco, l’entusiasmo si calma, l’ebbrietà svapora; la tranquilla fede, la perseveranza intemerata nostra, la calma dell’insieme nello scoppio e nei bagliori delle varietà che minacciano, che sfidano, che protestano, che s’impazientano, che si mostran pronte a fare, ed impellono ad agire, gittano nei gabinetti europei un turbamento indefinibile». Se non fosse per i vocaboli e i verbi che non usiamo più, non troveremmo differenze tra il Parlamento ospitato a Torino descritto nel 1862 da Ferdinando Petruccelli della Gattina nel libro “I moribondi del Palazzo Carignano” e l’odierno ospitato a Roma. Gli improvvisi clamori, le risse, i lunghi silenzi, i discorsi infuocati… ancora oggi il Parlamento italiano un po’ fa paura all’Europa.

I nostri co-membri, come già scriveva il Petruccelli (il predicato nobiliare “della Gattina” se lo aggiunse da giovane rivoluzionario per sfuggire alla polizia), «veggono un fantasima che leva il capo e sormonta la cima delle Alpi, e si domandano: che vuole costui in definitivo? dove andrà?». Arduo per i nostri compagni di strada europei capire come funzioni la politica italiana. Un Parlamento sommatoria di contraddizioni e compromessi, di ipocrisie e inciuci, un’assemblea in continua ricomposizione e scomposizione, come può essere comprensibile, per esempio, da un tedesco che ha la Kanzlerin Angela Merkel al governo dal 2005? Non è che in Germania i partiti non si facciano la guerra o che i politici siano tutti onesti e laboriosi, ma lì tutti pensano soprattutto al bene della comunità nazionale. Una differenza a dir poco sostanziale.

Petruccelli, questo feroce critico dei vizi parlamentari, questo figlio di un carbonaro, anticlericale, rivoluzionario, giornalista e scrittore senza peli sulla lingua era, però, uno strenuo difensore del Parlamento. Scriveva: «Finché questa sintesi di sette antichi Stati sta in piedi, si presenta all’avanguardia, va compatta, sta soda, confidente, concorde, si attesta, attesta i suoi diritti, tien testa ai rifiuti, alle minacce, alle negazioni, alla lotta, ed incede, ed avanza, e non si arresta mai, e non trasmoda, e non perde né la dignità, né la calma, ed ha fede, ed è inesorabile o clemente a seconda le vicissitudini e le circostanze, e non si subordina a chicchessia; finché questa sintesi della nazione italiana, dico, fa udire la sua voce in mezzo all’Europa che ascolta e ne spia ogni movimento, l’Italia non corre pericolo. Essa è in via di formazione: si completerà».

Un vero atto di fede nella nobiltà delle funzioni parlamentari, invertendo l’antica definizione romana per cui i senatori erano brave persone mentre il Senato era una bestia cattiva (“Senatores boni viri, Senatus autem mala bestia”). Petruccelli, infatti, afferma la “bontà” del Parlamento nonostante i suoi membri non fossero tutti galantuomini. «Anatema – scriveva – a chi bestemmia contro il Parlamento, ed al Parlamento, esso stesso, se contamina la sua dignità! L’insignificanza, la bruttura stessa di qualcuna delle sue membra non alterano la vita e la nobiltà del corpo. Il corpo, si rinnova nella giovinezza eterna della nazione».

E spiegava: «Quindi è mestieri non colpire il prestigio che esercita ed ha il Parlamento. Esso è l’arca santa della nazione. Resterà, quando ministri e re non saranno più. Esso è la nazione – vale a dire l’immortalità».

Leggiamo anche un capoverso relativo ai sommovimenti che attraversavano gli schieramenti d’allora (anche qui le somiglianze con l’attualità sono evidenti). «I partiti – commentava Petruccelli – han cangiato tempra, se non scopo; perocché la loro composizione è adulterata, ed alterata. Nuovi interessi sorgono, e con essi nuovi elementi di attività e di azione. I colonnelli divengono generali, ed i generali passano ai veterani. In questo momento tutto fermenta come in una caldaia che bolle: tutto ruota ed ha la vertigine, Domani, quando le nuove elezioni avranno impresso un movimento regolare a questo agitarsi, aperta o indicata la via che ha uscita e mette capo ad un fine, tutto si arranga, tutto si assetta e l’ordine ricomincia, e con l’ordine viene la forza, l’autorità, la fede».

Il lucano ex corrispondente di guerra durante l’avventura dei Mille, in definitiva, nutriva grande fiducia: «Perocché l’Italia, che si credeva morta, squartata e sbranata come era in sette membra – l’Italia si è trovata viva, quando Este, Lorena, Borboni, Asburgo non sono stati più, non sono più».

A dirla tutta, l’Italia è sempre riuscita a venir fuori dalle sabbie mobili nelle quali per riffa o per raffa cade di tanto in tanto. Anche stavolta riuscirà a venirne fuori e a rinnovare la classe politica? Petruccelli direbbe di sì.

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