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Pare che non sia passato più di un secolo da quando si facevano le collette per combattere l'epidemia da "febbre gialla".

DECRETO RILANCIO. C’è un 13-bis che fa riflettere

Il cosiddetto “decreto rilancio” (impossibile per ora accedere alla Gazzetta Ufficiale per leggerne il testo definitivo, cioè quello firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella) è intitolato: “Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20G00052 GU n.128 del 19-5-2020- Suppl. Ordinario n. 21)“. L’attenzione generale si è puntata sui soldi e sulla loro ripartizione; e non manca la dose di scetticismo che accompagna commenti relativi alle lungaggini burocratiche etcetera ecceterone.

C’è un articolo, però, che ha poco che fare con le “misure urgenti” varate dal governo Conte per far ripartire l’Italia dopo la serrata imposta dall’emergenza proclamata. È il 13-bis. Da quando entrò in vigore il 41-bis (norma che Cesare Beccaria avrebbe bollato come barbara), la parola latina “bis” non richiama più alla mente il pubblico che chiede di ripetere all’artista un’esibizione particolarmente gradita sul palcoscenico. Adesso “bis” fa subito pensare al regime carcerario codificato ai limiti del Diritto.

Ebbene, questo 13-bis non fa paura, ma causa una qualche perplessità. Il titolo è “Accelerazione dell’acquisizione delle informazioni relative alle nascite e ai decessi”. Pare che la normale trafila sia troppo lenta. In effetti, l’Istituto di statistica nazionale (Istat) pubblica i dati demografici dopo aver elaborato le carte inviate dai 7.904 Comuni italiani. Ne discende che il governo abbia fretta di sapere subito come stiano le cose e da qui la stesura di una norma ad hoc.

Soltanto un malpensante potrebbe insinuare che i dati dei morti e dei guariti siano stati messi in un solo calderone, quello del coronavirus, senza separare i morti di cancro o di semplice vecchiaia da quelli uccisi dalla malattia chiamata Covid-19.

Leggiamo: «Ai fini dell’accelerazione dell’acquisizione delle informazioni relative alle nascite e ai decessi di cui all’articolo 62, comma 6, lettera c), del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le strutture sanitarie, i medici, i medici necroscopi o altri sanitari delegati, inviano al Sistema Tessera Sanitaria (SAC) del Ministero dell’economia e delle finanze i dati: a) dell’avviso di decesso di cui all’articolo 72, comma 3 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396; b) del certificato necroscopico di cui all’articolo 74, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica, n. 396 del 2000; c) della denuncia della causa di morte di cui all’ articolo 1 del regolamento di polizia mortuaria di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285; d) dell’attestazione di nascita di cui all’ articolo 30, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica, n. 396 del 2000; e) della dichiarazione di nascita di cui all’articolo 30, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica, n. 396 del 2000. 2. La trasmissione dei dati di cui al comma 1 esonera i soggetti interessati dall’ulteriore invio ai Comuni di ulteriore attestazione cartacea (DA VERIFICARE CON MIN. INTERNO)».

Il 13-bis continua con altri commi e sottocommi, ma le righe pubblicate sono sufficienti a mostrare che stavolta l’Istat non riceverà le carte dai Comuni e quindi agli inizi del prossimo anno non avremo il saldo demografico morti-nascite elaborato dagli esperti statistici.

È vero che il “Sistema tessera sanitaria” (Sistema di accoglienza centrale) rende immediatamente disponibili i dati, ma è pur vero che il personale medico e ospedaliero è stato coinvolto in un allarmistico processo comunicativo per cui sarà arduo riuscire a separare i morti di coronavirus dai morti per coronavirus.

Nonostante la buona volontà, chi sta dentro un incendio ha i sensi offuscati da fumo e paura, mentre i Vigili del Fuoco sono addestrati a gestire un incendio.

 

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