CORONAVIRUS. Le donne di Conte e il lamento delle Poste

Mannaggia a loro! Si son fatti travolgere dall’emergenza e hanno dimenticato le femmine. Ma vogliamo scherzare? Le donne hanno combattuto ferocemente per ottenere posti in tutti i luoghi del potere e questo disgraziatissimo avvocato Conte se le va a scordare? Sono fioccate le nomine (ottimamente retribuite, s’intende) per comitati, centri, unità operative e compagnia cantando e nessuno ha pensato agli equilibri di genere? Al fatto cioè che in un qualsiasi gruppo dev’esserci una rappresentanza femminile? E tutti i sacrifici fatti per le “quote rosa” li buttiamo nella tazza del…?

Finalmente a Palazzo Chigi hanno preso coscienza del terribile errore commesso e nel Comitato di esperti presieduto dall’ex amministratore delegato di Vodafone Vittorio Colao hanno infilato, in zona Cesarini, un po’ di donne per pareggiare i conti.

C’è poco da sorridere. La fase 2 non è finita e il Comitato (che i media definiscono task force forzando un termine di ben altro significato) dovrà redigere i “comandamenti” per il dopo-18 maggio. Per completezza d’informazione, ecco i nomi della rosa: Marina Calloni (docente di Filosofia politica e sociale alla Bicocca); Donatella Bianchi (presidente del Wwf Italia), Maurizia Iachino (dirigente d’azienda), Enrica Amaturo (docente di Sociologia alla Federico II), Linda Laura Sabbadini (direttrice centrale dell’Istat). Visto che c’erano hanno pensato di infilare qualche altra nomina. I soldi ci sono e anche tanti. Sta tutta alla fantasia governativa inventare fonti di spesa. In ogni caso, 5 femmine erano insufficienti a pareggiare i conti, per cui è stata decisa un’infornata rosa anche nel Comitato tecnico scientifico (fatto apposta per “consigliare” il capo della Protezione civile Angelo Borrelli): Eccole: Elisabetta Dejana (dell’istituto di Oncologia molecolare di Milano), Rosa Marina Melillo (docente di Patologia generale alla  Federico II), Kyriakoula Petropulocos (direttrice Cura della persona e welfare della Regione Emilia Romagna), Nausicaa Orlandi (presidente della Federazione nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici), Giovannella Baggio (titolare della prima cattedra di Medicina di genere in Italia), Flavia Petrini (docente di Anestesiologia alla Gabriele d’Annunzio).

Fermo restando che avremo autentica parità di genere allorquando una donna stupida e brutta farà carriera allo stesso modo di tanti uomini senza arte né parte, e acclarato che adesso fanno carriera soltanto donne intelligenti e preparate, la questione-rosa sarà quanto prima rimessa in discussione dai rappresentanti di quello che una volta (quando eravamo barbari ignoranti) chiamavamo il “terzo sesso”. Probabilmente fin dal prossimo Parlamento sarà messa sul tavolo la richiesta del fronte Lgbtqi (lesbian, gay, bisexual, transgender, queer, intersex).

Ora, nel mentre Conte acquisisce nuovi meriti da capitalizzare poi in termini elettorali, lo stato generale è abbastanza confuso.

Passata l’emergenza terrorizzante (per certi aspetti anche terroristica) si cominciano a guardare i dati una nuova ottica. Per esempio, è stato nei centri per gli anziani che s’è concentrata la strage al Nord. I dati delle vittime al di fuori di quei centri rientrano nella “normalità” e non giustificano il blocco della vita quotidiana (blockdown). Alla rilettura postuma, i numeri risulteranno alquanto diversi. Sapremo quanti saranno stati realmente i morti di coronavirus e quanti saranno morti con il coronavirus, ma a causa di altre patologie.

Le manette messe all’Italia da questi governativi per grazia ricevuta risulteranno giustificate in qualche maniera? Qualche dubbio c’è.

Sull’altro versante, quello economico, la crisi indotta dal blockdown del governo va esaminata settore per settore. Le cifre andranno lette senza le lenti deformanti di una fondamentale regola del capitalismo, che è la seguente: se io ho previsto un utile di 5 e mi arriva di 4, io ho perso 1. Per una persona normale, il conto giusto sarebbe: evviva ho guadagnato 4!

Prendiamo come esempio i conti del primo trimestre delle Poste. La relazione che li accompagna parla di “crollo”, ma il “crollo” è negli utili. Nel primo trimestre dello scorso anno, le Poste avevano intascato utili per 439 milioni di euro. Quest’anno, poverini, debbono accontentarsi di utili per 306 milioni di euro.
Che ne dite, facciamo una colletta per aiutarli?

 

 

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