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La parola schiavo è così degradante. Non è meglio chiamarti stagista?

POLITICA. 10 – La comare legittima la nolontà dei governativi

Una comare all’altra: «…senza mascherina e senza guanti e si voleva pure avvicinaresenza vergognasono quelli come lui che fanno morire la gente…». L’altra: «…se chiamavi il maresciallo, te lo metteva a posto luiqua ci vorrebbe un carabiniere a ogni angolo…».

È un pezzo di dialogo intercettato per strada. Non ha alcun valore demoscopico e non se ne può trarre una conclusione scientifica. Poca roba per poter montarci su un algoritmo. La paura delle due donne di paese, però, la si respira anche in città; tracima dalle trasmissioni radio; viene fuori dai salotti tv; copre i social di insulti all’indirizzo di quei pochi che non sopportano gli arresti domiciliari.

La batosta inferta dal governo è arrivata sulla testa di un’Italia già sofferente. La nolontà dei governi ad imboccare le rampe del risanamento ha permesso il progressivo aggravamento della crisi. Non si tratta di incapacità o di incompetenza. Non sono le lotte intestine gli ostacoli che impediscono la risalita. Neppure le complicità con multinazionali, banche e società speculative varie. A guardare bene gli avvenimenti fin dal primo “governo del cambiamento”, quello di Silvio Berlusconi nel 1994, si vede che i tentativi fatti furono di facciata. Ciò che adesso emerge con chiarezza fu la nolontà.

Per la filosofia, sono due le accezioni della nolontà: il non volere il male e il non voler vivere. Nella classe politica al governo negli ultimi trent’anni la nolontà ha dominato in un’altra accezione: nessuna voglia di cambiare il mondo. Il politico che, volendo, potrebbe intervenire, ha in realtà urgenze da affrontare per non restare escluso dai giochi. La sua volontà, la determinazione, l’ingegno, le attitudini professionali… tutto sé stesso lo deve mettere nella quotidiana lotta per sopravvivere, vivere e dominare.

Basta un niente e si ritrova con il culo per terra. Di esempi, ce ne sono a iosa e quindi non perdiamo tempo e spazio per le citazioni. Tocca mantenere il consenso elettorale e perciò brigare di continuo per andare in televisione, per avere interviste sui giornali, per essere citato in radio e sui social. È inevitabile stare le ore a telefono per segnalare, promettere, sollecitare atti di riconoscenza, minacciare punizioni ai traditori, proporre alleanze, rompere vincoli oramai improduttivi. In rapporto al ruolo esercitato, la segreteria efficiente e disponibile a qualsiasi ora è più o meno numerosa. Oltre ai volontari (speranzosi di farsi una nicchia nel formaggio) è vitale che ci sia qualche professionista da tenere a stipendio. Più lui sta in alto sulla scala del potere, più grande è la truppa da mantenere a servizio.

Ci sono poi i pranzi (le colazioni di lavoro), le cene, le inaugurazioni, le premiazioni, le comparsate obbligatorie alla manifestazione della fava romanesca, alla sagra della zucca alpina e al primo premio della ricotta appenninica… a non parlare degli incontri riservati in qualche villa con piscina o nella suite del grande albergo.

Se la nolontà, dunque, per San Tommaso&confratelli è non volere il peccato e per Schopenhauer&colleghi è la cancellazione del desiderio, per quelli che dovrebbero governare l’Italia e non soltanto le proprie stalle la nolontà è l’imperturbabile cialtroneria del servo che contrabbanda i beni del padrone.

Non ci si può fare niente. Non è vero che, cambiando o ricombinando il puzzle governativo, la situazione migliori.

In un solo caso e in uno soltanto può accadere ed è quando alla ribalta spunta chi riesce a conciliare gli interessi personali con quelli di tutti o addirittura a farli coincidere. Ma gli statisti sono rari più delle cose vere raccontate da Conte sul rilascio di Silvia Romano, la giovane musulmana rapita a novembre di due anni fa da banditi kenioti.

Dalla eliminazione di Bettino Craxi in poi, il “deep state” (https://internettuale.net/3621/trasformismo-la-politica-e-unarte-per-artisti-autentici) ha dovuto sopportare una qualche punzecchiatura da un paio di aspiranti statisti, ma niente di preoccupante, nessuno paragonabile nemmeno lontanamente all’esule di Hammamet.

Le due comari che vedrebbero volentieri lo stato d’assedio con coprifuoco e punizioni immediate dei trasgressori sono i governati ideali per questi governanti. L’egoismo della povera crista che si fotte di paura e strilla “meglio in galera che morta” si sposa magnificamente con l’egoismo di chi è stravaccato sui divani del potere. Ciascuno pensa a sé ed è anche convinto di avere ragione.

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