STORIA. La sterlina uccide Napoleone e genera l’impero britannico

Centonovantanove anni fa, il 5 maggio del 1821, Napoleone moriva in una sperduta isola dell’Atlantico a 52 anni d’età. La sua gigantesca personalità, le straordinarie capacità strategico-militari, la prodigiosa attività legislativa… insomma tutto congiura a favore della tesi diffusa sui libri scolastici e nelle trasmissioni cosiddette “storiche” e cioè che l’Europa intera si fosse coalizzata contro il parvenu fattosi imperatore e sposo di un’arciduchessa con l’ambizione di dominare sul mondo intero. La corona inglese, questo modello di libertà e democrazia, spese sterline a profusione per riportare la pace in Europa stravolta dal guerrafondaio corso. Parentesi: la Corsica era stata strappata a Genova e annessa al patrimonio personale del re di Francia Luigi XV circa un anno prima che nascesse Napoleone, per cui era francese di passaporto e non di sangue essendo la sua una famiglia della piccola nobiltà italiana.

Se per un attimo, ignoriamo (è difficile ma è uno sforzo che va fatto per amore della verità) il soldato e il legislatore Napoleone e ci concentriamo sulla geopolitica del tempo, balza subito agli occhi che la guerra totale tra la corona britannica e quella francese aveva origine antiche.

Per non andare troppo indietro nel tempo, citiamo il trattato di Parigi del 1763 che aveva sancito la vittoria inglese nella guerra dei Sette Anni dando al re Giorgio III (che, particolare importante, era anche principe elettore di Hannover) il dominio del Canada e della valle dell’Ohio, “liberati” dal servaggio francese nonché il possesso di alcune colonie francesi tra cui le Piccole Antille e il Senegal. Gli inglesi avevano “guadagnato” anche Calcutta, le regioni del Deccan e del Bihar, il Bengala e altro ancora (dalla Spagna si presero la Florida). La “pace” (come tutte le paci) pose fine a quella fase dello scontro ma la guerra continuò. Il conflitto anglo-francese si riaccese quando il nipote Luigi XVI sostenne con uomini, navi e quattrini la guerra d’indipendenza americana portando la Francia sull’orlo del fallimento e perdendoci letteralmente la testa.

Il fatto è che la Francia era anche una potenza marittima (furono le flotte francesi a fermare il flusso di rifornimenti inglesi aprendo così la strada alla vittoria di Washington & co.) e questo era un ostacolo da eliminare assolutamente affinché la corona inglese potesse assumere il monopolio dei traffici via mare completando il progetto varato da Elisabetta I qualche secolo addietro.

La corona inglese non fece mai la pace con Napoleone perché l’egemonia francese sul Continente avrebbe rimesso in discussione i risultati raggiunti. Nonostante Prussia, Austria, Russia oltre ad una miriade di principi e piccoli re non soffrissero poi tanto come insegnano a scuola, la politica estera britannica si articolò adeguandosi alle situazioni e cogliendo al balzo qualsiasi occasione. Le sterline pagarono sovrani e informatori, diplomatici e spie annidate fin nel cuore di Parigi. Parlare di pace in Europa divenne un delitto. Un esempio: a von Gentz, spia al servizio di Londra diventato segretario particolare dell’onnipotente Metternich, il Foreign Office sospese lo stipendio perché aveva avuto l’imprudenza e l’impudenza di accennare ad un’eventuale pace con Napoleone.

Londra, che stipendiava una cinquantina di vescovi emigrati, sfruttò anche l’odio dei preti per l’ateo che aveva introdotto il divorzio nel codice e fece perno sulla paura del Papa-Re di perdere il potere temporale.

La rivolta in Spagna fu sostenuta con l’oro e con il crocifisso. Nel 1808 gli inglesi mandarono in Spagna 120 mila fucili, equipaggiamenti vari e 5 milioni in moneta sonante. Il Portogallo, già feudo britannico, fu nel corso della rivolta spagnola una continua base d’operazione e di rifornimenti un po’ perché i generali napoleonici sbagliarono a muovere i pezzi sulla scacchiera e un po’ per gli interessi personali del potente nonché calameontico Talleyrand.

Pescando qua e là nei testi, troviamo, l’11 aprile 1805, un trattato che promise alla Russia un sussidio inglese di un milione e 250 mila sterline per ogni centomila uomini impegnati contro Napoleone.

Nell’ottobre del 1808, Metternich s’impegnò a mettere in linea 400 mila uomini dietro un sussidio di 5 milioni di sterline più 2 milioni e mezzo per le spese di mobilitazione.

Ottobre 1813: l’Inghilterra accordò 500 mila sterline all’Austria con la firma dell’Alleanza Continentale contro Napoleone.

Il ministro degli Esteri Lord Casteleragh, il 9 marzo 1814, per impedire la pace con Napoleone garantì il versamento di 5 milioni di sterline se gli “alleati” Prussia, Austria e Russia avessero firmato un patto a durata ventennale il cui succo era che tutte le scelte sarebbero state fatte in accordo con Londra.

Con complicati giri bancari, la sterlina arrivava dappertutto. Quando Wellington (l’esaltato vincitore a Waterloo – e qui ci vorrebbe un altro capitolo) si trovò scoperto per 5 milioni di piastre poté ricevere fondi in titoli di credito francesi inviati da Nathan Rothschild stabilito a Londra in accordo con gli altri tre fratelli (James, Charles, Salomon) che facevano operazioni tra Amsterdam, Amburgo, Francoforte e Parigi (dove James fondò il ramo francese della famiglia).

L’influenza inglese si esercitava a seconda delle situazioni. Per esempio, la Sicilia dovette nominare ministro degli Esteri lo stesso Lord Bentinck (poi promosso governatore dell’India) al quale il re Ferdinando IV aveva negato il comando dell’esercito dopo che Londra gli aveva fatto pervenire un contributo (oggi si direbbe tangente) di 400 mila sterline.

L’occupazione del mondo da parte degli Inglesi (Canada, Australia, India, Egitto, Sudan, colonie, domini e possedimenti in tre quarti della Terra: l’impero britannico è stato il più vasto nella storia) aveva il centro nel Mediterraneo che, con Malta, Gibilterra, Sicilia, Baleari fu per un secolo un lago inglese. La politica di penetrazione e influenza nelle regioni del Vicino e del Medio Oriente ebbe altrettanto successo (soprattutto con i wahhabiti che tuttora governano l’Arabia Saudita).

Valeva la pena di spargere oro a piene mani per fermare una volta per tutte la Francia.

Un accenno all’Hannover che, dopo Waterloo, divenne parte della corona britannica finché salì al trono la regina Vittoria che dovette lasciarlo perché l’Hannover poteva essere ereditato soltanto da maschi. Ebbene quella regione era la culla del re che in effetti si chiamava Giorgio Guglielmo Federico di Hannover. Successivamente il casato conservò la patria tedesca. Il re Edoardo VII, figlio della regina Vittoria, era infatti della casa di Sassonia-Coburgo-Gotha. Con la prima guerra mondiale, Giorgio V cambiò il casato in Windsor per far dimenticare ai sudditi le origini tedesche.

 

 

 

 

 

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