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Un carro armato d’Israele rompe la barriera del territorio demilitarizzato “sorvegliato” da truppe Onu. Un soldato chiede all’altro: «Provi mai la sensazione di non essere preso sul serio?»

Benito Mussolini alla Camera: la Palestina in mano ai sionisti

Nel primo discorso da deputato, il 21 giugno del 1921, Benito Mussolini trattò anche lo spinoso (già un secolo fa) problema causato dall’immigrazione ebraica in Palestina. «…non è più possibile – disse – ignorare che esiste una questione della Palestina. Bisogna scegliere; bisogna che il Governo abbia un suo punto di vista. O sceglie il punto di vista sionistico inglese, o sceglie il punto di vista di Benedetto XV».

Cosa aveva detto quel papa ai cardinali riuniti in Concistoro segreto una settimana prima (lunedì 13, per l’esattezza)? «…non abbiamo tralasciato – aveva annunciato – di soccorrere le stremate popolazioni Palestinesi, dando nuovo impulso o vita a varie istituzioni di beneficenza…» aggiungendo che s’era purtroppo concretizzato il suo timore che «gli israeliti venissero a trovarsi in Palestina in una posizione di preponderanza e di privilegio».

Mussolini fece una sintesi dei fatti per consentire a tutti i deputati di comprendere quale fosse la posta in gioco. «Il 2 novembre 1917 – spiegò – il Governo inglese si dichiarava favorevole alla questione della creazione, in Palestina, di un focolare nazionale per il popolo ebraico, restando bene inteso che nulla sarebbe fatto che potesse recare offesa ai diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, e ai diritti ed agli istituti politici, di cui godono gli ebrei in tutte le altre nazioni del mondo».

Con il sostegno britannico, quindi, «l’amministrazione di quello Stato in embrione è stata affidata all’organizzazione politica del sionismo (…) ma in Palestina ci sono seicentomila arabi, che vivono là da dieci secoli, e settantamila cristiani, mentre gli ebrei non arrivano che a cinquantamila».

Dopo aver precisato che «non si deve vedere nelle mie parole alcun accenno ad un antisemitismo…», Mussolini avvertiva: «… in Palestina si è determinata l’alleanza tra cristiani ed arabi, si è formato il partito della conferenza di Giaffa, che si oppone colla guerra civile e col boicottaggio ad ogni immigrazione ebraica, ed il 1° maggio ed il 14 maggio si sono verificati disordini sanguinosi…». «Ora – concludeva Mussolini – a quanto si legge sul Bulletin du Comité des délégations juives, a pagina 19, pare che il testo del mandato inglese per la Palestina debba essere sottomesso al Consiglio della Società delle nazioni nella prossima riunione di Ginevra. Ed io desidererei che il Governo accettasse, in questa questione delicatissima, il punto di vista espresso dal Vaticano».

Il neodeputato rimarcò anche i rischi che correvano tutti i Paesi per la prassi ebraica di comprare terreni altrui e piantarci la bandiera nazionale. Domani, avvertì, potrebbe verificarsi anche «nelle nazioni occidentali una penosa situazione giuridica per gli ebrei, in quanto, se domani gli ebrei fossero cittadini sudditi del loro Stato, potrebbero diventare immediatamente colonie straniere negli altri Stati».

Come i fatti hanno dimostrato, la progressiva okkupazione israeliana di terre palestinesi con il trucco degli insediamenti spontanei è stata legalizzata proclamando l’annessione.

 

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