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Simone Weil: la Germania dev’essere smembrata

«E’ dunque auspicabile che la Germania venga smembrata…». Fu questa la conclusione di Simone Weil nel saggio “Sulla Germania totalitaria” alla fine del 1939. Della scrittrice morta di tubercolosi in Inghilterra a 34 anni, sono abbondanti le note biografiche sul web e non mi dilungo. Le tesi antieuro condite con odio e rancore verso la Germania troverebbero nelle pagine di quel testo (Adelphi, 1990) molta legna da ardere nel fuoco delle polemiche. Soprattutto per gli antifascisti, la lettura di Weil sarebbe più che mai un’arma formidabile. La scrittrice paragonava Hitler a Cesare e Napoleone. Spiegava anche perché la Germania nazionalsocialista fosse una ripetizione di Roma.

Giudicava «l’analogia tra il regime hitleriano e Roma, così incredibile da farci credere che dopo duemila anni solo Hitler abbia saputo copiare i romani…» e spiegava che «la barbarie, la perfidia, la provocazione e l’astuzia avvicinano Hitler a Cesare».

Con precisione illustrava il metodo da seguire: «Serve dunque uno sforzo critico ogni volta che si studia Roma che ha conquistato il mondo con la disciplina, il metodo, la continuità delle idee, l’organizzazione ma anche con la convinzione di essere una razza superiore destinata al comando. I romani hanno dominato il mondo con l’impegno meditato, calcolato e metodico della più spietata crudeltà…». Esempio: «…una volta che Roma distrusse Cartagine, si diffuse tra i greci un terrore ancora più atroce di quello che si propagò nei paesi dominati da Hitler».

Una profezia, comunque, l’azzeccò: «La causa della debolezza di Hitler risiede nel fatto che egli applica i procedimenti adottati da Roma dopo la vittoria di Zama senza avere ancora vinto la sua Cartagine, cioè l’Inghilterra. Quei procedimenti possono così portarlo alla sconfitta…».

«Il parallelo tra Roma e l’attuale Germania – annotava – sarebbe incompleto se si limitasse alla politica estera, esso infatti si estende allo spirito delle due nazioni. La virtù principale di Roma è la stessa che ora mette la Germania al di sopra delle altre nazioni: l’ordine, il metodo, la disciplina e la sopportazione, l’ostinazione e la coscienziosità nel lavoro».

La Germania contemporanea, democratica, libera, dura nella repressione di movimenti neonazisti, ha ricostruito sé stessa facendo affidamento sulle medesime virtù: “l’ordine, il metodo, la disciplina e la sopportazione, l’ostinazione e la coscienziosità nel lavoro”. Ci sono italiani che accecati dal campanilismo (parlare di nazionalismo mi sembrerebbe eccessivo e del sovranismo basta ciò che ne dicono i sovranisti) non vedono che la nostra è una società di mantenuti e parassiti, di sfaticati e lecchini… una società che non può competere con quella tedesca e non perché quelli sono ricchi e noi siamo poveri, ma perché noi siamo poveri in quanto non siamo capaci di lavorare per arricchirci. Se per un attimo, si guardasse con onestà, si potrebbe anche sperare di risorgere. Come diceva il “razzista” Marinetti (https://internettuale.net/3897/f-t-marinetti-ecco-chi-frena-la-legittima-ribellione-dei-giovani) la razza italiana supera tutte le altre per il numero di giovani geniali e allora basterebbe sostenerli in modo che non emigrino oppure, peggio, si avviliscano e si adeguino alla “normalità”.

Torniamo a Simone Weil e chiudiamo le citazioni sul Cancelliere tedesco: «Se Hitler vincesse certo ci sarebbero poeti capaci di lodarlo e magari nella generazione successiva tra i suoi successori potrebbero nascere anche persone dabbene. La vita spirituale potrebbe forse rinascere. Ma queste considerazioni non devono ovviamente farci sperare meno che Hitler sia sconfitto».

Due riferimenti per non allungare troppo questa nota.

Il primo: «Napoleone non ha perseguito il terrore meno di Hitlerciò che ha esportato, è solo l’idea di uno stato centralizzato, unica fonte di autorità e di abnegazione; idea che ha trovato oggi con la Germania la sua forma suprema».

Il secondo: «Il rapporto di forza tra le nazioni può cambiare solo se si annienta a lungo la potenza della Germania, eventualità che molti desiderano (…) Se infatti una nazione è nociva dall’eternità, l’unico scopo dei negoziati e delle battaglie deve essere quello di annientarla o di bloccarla con catene durevoli».

Diciamo che Simone Weil avesse ragione e che la Germania dovrebbe essere annientata, migliorerebbe la situazione in Italia? Invece di un Conte avremmo una Merkel? I lavoratori che si limitano a timbrare il cartellino, che sono perennemente ammalati, che passano il tempo a telefono e/o al computer “interconnessi con il mondo”, questi lavoratori sarebbero sostituiti da donne e uomini coscienziosi e disciplinati? Avremmo un’Italia che non impieghi decenni per fare qualche chilometro di autostrada e che ripari gli acquedotti colabrodo? Una scuola eccellente? Insomma, l’Italia sarebbe come la Germania? Non credo. Dobbiamo tenerci (e non so fino a quando) i rivoluzionari parolai, gli inconcludenti eletti del popolo… l’elenco è lungo e ciascuno se lo può fare da solo. Ieri mattina, alla radio è intervenuto Francesco Rutelli. L’ex disastroso sindaco di Roma, il ministro per grazia ricevuta, il Cicciobello consorte di una donna intelligente, il parlamentare allevato dal fu Pannella… è intervenuto quale presidente dell’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali). In Germania un politico trombato lascia la scena e torna a casa. In Italia, gli danno una presidenza di consolazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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