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«L'Acropoli non ha ancora un tetto nuovo? Dobbiamo declassare il rating»

L’ITALIA DEL PIL. Coronavirus e guerra dei decimali

Moody,s, una delle agenzie di rating internazionali più accreditate, e Oxford Economics, un oracolo britannico con sedi in tutto il mondo, danno i numeri sull’Italia; nel senso che non sono d’accordo sulle previsioni.

La crisi economica causata dal coronavirus si aggiunge alla crisi che pesa sull’Italia da parecchi anni. Anche stavolta, la colpa è dei tedeschi, degli olandesi, dell’asse Nord-Nord, della speculazione… insomma, come al solito, l’Italia è una vittima innocente. Solleticare una sorta di orgoglio nazionale è la via comoda per i governativi che, grazie agli inquilini di Monte Cavallo, non sono più scelti con libere elezioni.

I modelli matematici usati per le previsioni fatte dagli oracoli contemporanei funzionano meglio quando si tratta di spiegare i perché e i percome di un accadimento, ma non sempre l’azzeccano sugli accadimenti futuri. Sostanzialmente la loro funzione è quella di determinare ciò che accadrà. Se, infatti, uno degli oracoli prevede il crollo del prezzo del grano, immediatamente tutti si danno a vendere grano causando così la caduta dei prezzi. Sono operazioni internazionali che, però, non sempre vanno in porto. Una delle cause per le quali gli oracoli non colgono puntualmente l’obiettivo è proprio nel loro numero: grazie alle comunicazioni globali tempo zero, un messaggio è subito accompagnato da un altro di segno differente.

L’incapacità dimostrata dalle agenzie di rating sulla vicenda dei subprime americani e sulla conseguente crisi economico-finanziaria aveva costretto gli analisti a nascondersi in attesa che la gente dimenticasse. Poi, poco alla volta, sono tornati ad occupare il palcoscenico oracolare.

Sul fatto che tutti gli oracoli appartengano a società private dovrebbe indurre a maggior cautela nei loro confronti. La diffusione di oroscopi e maghi, cartomanti e profezie televisive dà l’idea di una società profondamente malata. Si è talmente assetati di “fede” che pure una sciacquetta tv trova un pubblico fedele.

Ma torniamo agli oracoli citati in apertura: Moody,s e Oxford Economics. Per l’agenzia americana, ha parlato Kathrin Muehlbronner (Senior vice president at Moody’s Investors Service). «La nostra stima attuale è +0,5%, se fosse 0,3%, 0,2% o 0,7% non farebbe grande differenza»: ha detto a proposito del Pil italiano.

È vero che fra un +0,5 ed un +0,2 non c’è quella differenza che fa strillare evviva sui nostri giornali a proposito dei segnali di ripersa, sia pure definiti “timidi”. Di norma capita di vedere politicanti e professori (in gran parte politicanti anch’essi, ma non si dice sennò finisce la vantata terzietà nobile del tecnico) accapigliarsi sui decimali. Ogni volta il richiamo ai capponi di Renzo, che Manzoni mostra beccarsi a vicenda stretti nel pugno che li porta alla comune pentola, è inevitabile (per chi abbia letto “I promessi sposi”; per gli altri chissà…) ma il sorriso è intristito dalla malefica circostanza che i capponi sono individui che decidono se e quando il popolo possa passeggiare o prendersi un caffè al bar.

L’esperta ha anche spiegato perché l’agenzia non ha rivisto al ribasso le previsioni: c’è «un equilibrio tra problemi e punti di forza», ha detto citando come l’Italia, a fronte dell’enorme debito, vanti una posizione esterna solida e un’economia ampia e diversificata. Senza essere “senior vice president” di alcunché, internettuale sono anni che ripete che l’Italia è un debitore più che affidabile, nonostante le intrusioni venefiche dei governativi.

Quindi, secondo Moody’s, la crescita del Pil per il 2020 sarà dello 0,5%. 

Da Londra, Oxford Economics vaticina: «Nel 2020 la crescita sarà a zero, dopo lo 0,2% del 2019».

A dirlo è Nicola Nobile (chief italian economist), il quale, da solito italiano nient’affatto tifoso, ha anche aggiunto: «Risulta improbabile che l’attuale esecutivo possa resistere fino a fine mandato, nel 2023».

Qui le ripercussioni che gli oracoli internazionali determinano sugli equilibri interni italiani risultano evidenti perché agli esperti compaesani manca l’attitudine all’understatement. Tranne che per pochi (e Mario Monti è tra loro) prevale l’irruenza mediterranea. Che si estende a tutto il Sud del mondo, come dimostrano gli interventi dell’argentino papa Bergoglio.

Tornando ai decimali, la differenza tra lo 0 e lo 0,5 non è da fine del mondo. Ma l’impatto psicologico sui mercati (cioè sulla gente che investe soldi per fare soldi) di uno zero è devastante al punto da far precipitare l’indice su percentuali al di sotto dello zero.

Il panorama degli oracoli è vastissimo. Citarli tutti, comunque, non servirebbe più di tanto. Il nocciolo sta nel fatto che, in forza dei numeri contrastanti, le persone di buonsenso dovrebbero dare agli oracoli lo stesso peso da dare all’oroscopo del giorno: ascoltarlo con curiosità punto e basta.

Un altro oracolo vale la pena di aggiungerlo. Viene dall’Ue e prevede un +0,3% di crescita del Pil.

La guerra dei decimali continua.

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