Goffredo Mameli: facciamo che i posteri non ci maledicano

«I popoli che non hanno governi che li rappresentino debbono agir di per sé, almeno, per quanto possono; sappiamo esser questa una dura necessità, ma quando ciò è un fatto convien pur fare il meglio che si può». Questo invito a far da sé lo fece Goffredo Mameli scrivendo sul giornale di cui fu direttore “Il Diario del Popolo”. In generale di questo giovane italiano, morto a 21 anni combattendo per la libertà di Roma, a malapena si sa che fu l’autore delle parole dell’inno nazionale, che purtroppo indegnamente molti canticcchiano (tant’è vero che vorrebbero cambiarlo con il lamento degli ebrei musicato da Giuseppe Verdi). Negli articoli scritti alla fine del 1848, un anno prima della morte, Mameli impartisce lezioni più che valide ancora oggi.

A guardare i dati Istat, emerge che gli italiani, nonostante l’ignoranza diffusa, il luogocomunismo e il “tiriamo a campare”, si vanno sempre più numerosi organizzando in associazioni, comitati, ong, circoli… si organizzano a livello locale per stimolare l’intervento della pubblica amministrazione oppure per apportare soluzioni sostituendosi ai distratti nonché inoperosi (dis)amministratori pubblici. L’invito, che il giovane rivoluzionario faceva agli italiani del tempo suo, è stato accolto, sia pure inconsapevolmente, dagli italiani di oggi.

Negli anni risorgimentali, un tema più degli altri indeboliva i patrioti italiani separandoli. Scriveva Mameli: «…cominceranno la guerra gridando “viva la monarchia”, o “viva la Repubblica”?».

Allo stesso modo, le poche forze antagoniste operanti di questi tempi non agiscono d’accordo perché l’una grida contro l’euro e l’altra lo difende.

«Alzare – ammoniva Mameli – la bandiera monarchica o la repubblicana è ugualmente decretare la guerra civile: il partito che facesse una cosa o l’altra ne avrebbe la responsabilità».

Beh!, questa è una parola ai più incomprensibile, “responsabilità” e che significa? Mentre siamo tutti agli arresti domiciliari (qualcuno se li meriterebbe pure, ma è stato condannato senza processo e questo non va bene) il ritornello è “cittadini responsabili” mentre la realtà è “poveri cristi spaventati a morte”. Quando, fatti tutti i giochetti di soldi e scambi di favori, i governativi ci metteranno in libertà (che a ben vedere non è reale, ma questo è altro tema), il mantra (cioè il ritornello con dentro un messaggio) sarà: «Bravi, tutti insieme abbiamo sconfitto il virus, con senso di responsabilità e con coraggio». E chissà come mai vengono in mente i tanti mantra sulla sconfitta del Fascismo che tuttora “serpeggia” soprattutto fra le giovani generazioni. Anche la sconfitta del virus sarà temporanea: tornerà sotto altra forma perché le epidemie influenzali si sviluppano tutti gli inverni.

Ma non perdiamo il filo e torniamo alla dicotomia monarchia-repubblica. Mameli era un visionario (chi da giovane non lo è o non lo è stato, ahilui!) ma aveva saldamente i piedi per terra, come ogni combattente deve fare se vuole combattere sul serio. E scriveva:

«Ma d’altra parte i partiti si sono troppo sviluppati in questi ultimi tempi per poterli arrestare con un’idea negativa come è quella di “aspettare” a guerra finita». E dunque? Occorre una bandiera comune, «una bandiera che possa essere accettata da tutti i partiti. Tale ci pare quella della sovranità popolare (…) Noi diciamo che il principio della sovranità popolare è generalmente accettato da tutti i partiti giacché oramai il diritto divino ha perduto totalmente il credito e gli scrittori monarchici non si difendono dal partito contrario che sostenendo la monarchia essere il governo voluto dalla maggiorità del popolo — noi non discutiamo sulla verità dell’ipotesi, ma notiamo solo ch’essi invocando un tacito mandato popolare ammettono implicitamente il principio della sovranità popolare, principio che hanno comune coi repubblicani giacché questi ne fanno primo, anzi unico dogma delle loro credenze politiche».

Mameli lanciava la parola d’ordine “Assemblea Costituente”, che «ci par l’unico grido politico senza offendere nessun partito d’opinioni coscienziosamente sentite».

Saranno mai capaci i nostrani gruppi gruppetti movimenti partitini antagonisti di organizzarsi in una “assemblea costituente” per costruire un fronte unito? E quando mai.

«La missione europea – scriveva Mameli –  è da Dio affidata alle sole mani dei popoli, e solo costituendosi in forti ed armoniche unità essi possono trovar la forza di compierla…». E chi non crede in questo compito divino? Mameli laicamente sottolineava: «…è superiore alle vicende della fortuna, alla stoltezza e tristizie degli uomini la legge che trascina i popoli verso la loro méta!».

Insomma, o per volontà divina oppure per necessità storica, l’Italia avrebbe conquistato la libertà. Altro avvertimento: non si può insistere nel sollecitare qualcuno che è “morto” perché alla fine quello non “risorge” «…e il vivo fu per morire nel pestifero contatto, e il cadavere è rimasto cadavere, però non ci pare che resti altro da fare a questo proposito, sí per ragioni di pietà, che per ragioni di sanità pubblica, che seppellire i morti, e passar oltre».

Triste verità. «…l’Europa si dibatte nel gran parto convulsa, e i popoli della terra sono schierati in battaglia, e si domandano se una penisola fu ingoiata dall’onde del Mediterraneo, perché un popolo manca nelle loro file, e chiamano gl’Italiani in rango e gl’Italiani non rispondono…», ma alla fine quelli risposero (sul Risorgimento ci sarebbe altro da dire, ma le linee d’azione non mutano da una parte o dall’altra della barricata). Risponderanno ancora?

«…facciamo che i posteri non abbiano a maledirci», fu il grido di Mameli. E, con le dovute proporzioni, è anche il grido di internettuale.

 

 

 

 

 

 

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