Oswald Spengler: il politico deve lavorare con le forme presenti

«Come si fa la politica? L’uomo di Stato nato è anzitutto un conoscitore, conoscitore di uomini, di situazioni, di cose. Egli ha lo “sguardo” per riconoscere senza esitare, infallibilmente, ciò che è possibile».

«Ma che cosa è la politica? L’arte del possibile; una vecchia formula con la quale è già detto quasi tutto».

A scriverlo è Oswald Spengler in “Il Tramonto dell’Occidente” (Longanesi, 1970), sottolineando la necessità di «capire il tempo per il quale si è nati. Chi non sa sentire e capire le forze più segrete del suo tempo, chi non percepisce in sé qualcosa di affine ad esse che lo spinge innanzi in una direzione che non si lascia definire mediante concetti, chi crede alle apparenze, all’opinione pubblica, alle grandi parole e ai grandi ideali del giorno, non è all’altezza degli avvenimenti del tempo suo. Essi lo domineranno, anziché esser lui a dominarli».

Poi spiegava: «Non si deve mai guardare indietro per trarre dal passalo le norme pel proprio agire. Ancor meno si deve guardar di lato per ispirarsi a qualche sistema di teorie».

Basterebbero questi pochi periodi per distinguere coloro che “fanno” politica (pochissimi!) dalla massa dei “politicanti”, cioè da «chi giuoca pel solo piacere di giuocare, dall’avido, dall’ambizioso e dal difensore cattedratico di un ideale…». Il pragmatismo non è la negazione delle Idee. Per attraversare il fiume e non annegare tocca servirsi di una zattera. Arrivati all’altra sponda, non è che uno la zattera se la carica sulle spalle o se la tira dietro. L’abbandona con gratitudine ma senza piangerci su. Più in là, per un altro fiume, ci si costruisce un’altra zattera.

«Non v’è dubbio –scriveva Spengler – che chi è maestro in fatto di politica si dimostra tale soprattutto con la tattica delle riforme interne, con la sua attività economica e sociale, con la sua abilità nell’adattare le forme pubbliche complessive, “i diritti e le libertà” al gusto dell’epoca pur mantenendole efficienti, con la sua capacità di suscitare quei sentimenti senza i quali non è possibile che un popolo sia in “ottima disposizione”: fiducia, rispetto per i capi, coscienza della potenza, soddisfazione e, quando è necessario, entusiasmo».

Rintanarsi, però, nei propri confini, mettersi volontariamente agli arresti domiciliari nella speranza di starsene in santa pace al riparo e protetti è sbagliato. La politica, ammoniva Spengler già negli anni Venti dello secolo scorso, «ha un valore soltanto in relazione al fatto fondamentale della storia superiore, cioè al fatto che un popolo non è solo al mondo e che il suo futuro è deciso dal rapporto fra le sue forze e quelle di altri popoli e di altre potenze, non dalla sua semplice organizzazione interna considerata in sé stessa».

Poi aggiungeva a maggior chiarezza: «E poiché lo sguardo dell’uomo comune non va tanto lontano, è la minoranza al potere che deve saperlo per gli altri, quella minoranza nella quale soltanto l’uomo di Stato trova lo strumento con cui può realizzare i suoi scopi». Senza simenticare che il politico di razza «ha certo convinzioni che gli sono care, ma solo come privato; nessun uomo politico di un certo rango si è fatto schiavo di esse, quando ha agito».

Con un rapido sguardo alle vicende passate si comprendono i meccanismi-base: «Quando dovevano dominare una situazione i grandi papi e i capi-partito inglesi non hanno seguito princìpi diversi da quelli dei conquistatori e dei rivoluzionari di tutti i tempi. Si deducano dalle azioni di Innocenzo III, che fu sul punto di assicurare alla Chiesa il dominio del mondo, le massime fondamentali a cui si sono ispirate, e si avrà un catechismo del successo, costituente l’antitesi più decisa di ogni morale religiosa».

Mai ignorare che «l’influenza sui metodi politici a disposizione perfino di un uomo politico che si trovi in una posizione eccezionalmente forte è assai ristretta, e un uomo di Stato dimostra la propria superiorità nel non farsi illusioni a tale riguardo. Suo compito è di lavorare con le forme esistenti e nelle forme esistenti». E ancora: «I mezzi e i metodi sono determinati dai tempi e appartengono alla forma interna dei tempi. Chi a tale riguardo non sa orientarsi e permette che le sue preferenze e i suoi sentimenti prevalgano sulla sua sensibilità, perderà il controllo sui fatti».

Sono annotazioni che colgono l’essenza delle cose senza farfugliamenti letterari da poeti misconosciuti; esse dovrebbero costituire una sorta di breviario da tenere sempre sottomano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close