Prima / ATTUALITÀ / Politica / SARS-COV-2. Gli scambi di malattie e virus sono inevitabili

SARS-COV-2. Gli scambi di malattie e virus sono inevitabili

La domanda da porci è: quando sarà finita l’emergenza di oggi, non ne avremmo più? Meglio: siamo certi che SARS-COV-2 resterà caso isolato? O avremo altre epidemie più o meno gravi?

La risposta è scontata: ce ne saranno ancora. Impareremo altri nomi e prenderemo confidenza con qualche altra classificazione tra le tante esistenti di coronavirus oppure con altri ceppi di altri virus. È il prezzo da pagare quando si allargano i confini. Se faccio nuove amicizie, può andarmi bene oppure posso beccarmi una fregatura. Non lo sai mai prima. Il bilancio del dare-avere lo si fa dopo (qualcuno riesce a farlo prima, ma questo è capitolo da affrontare in altra occasione).

Negli anni nei quali gli europei scoprirono e occuparono il Nuovo Mondo, arrivarono patate e argento, oro e pomodori, smeraldi e mais, ananas e fagioli, amache e peperoni… Dagli europei i nativi americani ebbero vaiolo, frusta, genocidi, schiavitù.

Il bilancio a scapito dei nativi fu in parte compensato dalla sifilide. I nostri avventurieri stupratori portarono il venefico morbo in Europa. In Italia, furono i conquistatori francesi, da cui il nome “mal francese” (o “napoletano” perché a Napoli scoppiò la prima epidemia). Tra parentesi: ci sono adesso potenti farmaci ma un vaccino contro la sifilide non mi pare che ci sia.

La globalizzazione, nel senso di allargamento degli orizzonti, porta benefici e malefici, al pari di qualsiasi altra attività umana. Non esiste un’azione dell’uomo che non abbia conseguenze fra loro opposte. Un esempio classico ne è l’eterogenesi dei fini, ma anche qui finiremmo in un ginepraio teoretico per il quale non sono attrezzato.

Torniamo a bomba: ricondotta l’influenza da Covid-19 a dimensioni fisiologiche (ogni anno in Italia i morti per influenza si contano a migliaia nonostante i vaccini), potremo tornare alla vita di sempre? La nostra è una vita che, in sostanza, si caratterizza rispetto al passato per un solo elemento: ignoranza della morte, nel senso che tendiamo ad ignorarla, a comportarci come se non ci fosse. Il sistema sanitario invita alla prevenzione e tutti si curano come se dovessero vivere in eterno. Il funerale è una scocciatura. Gli stessi parenti piangono un po’, ma avevano già prenotato la settimana bianca… chi muore giace, chi vive si dà pace… i più attenti teleutenti lo dicono all’americana: the show must go on.

Cosa deve fare questa Europa destinata, nonostante gli odierni mercati di vacche, a fare da guida al resto del mondo? Non c’è in questa affermazione alcun richiamo alla mitologia o – peggio mi sento – allo spirito. È un dato di fatto: la ricchezza culturale, l’inventiva, la capacità produttiva, il mercato interno, l’esperienza accumulata… sono moltissimi gli elementi che assegnano all’Europa il primo posto sul podio. E l’Italia? Ci salveremo anche noi, non dubitate, e sarà l’Europa a trascinarci al ruolo che ci spetta a dispetto del ceto politico dominante in massima parte composto da transfughi dell’intelligenza. Siamo governati da imbroglioni ipocriti arrivisti ed è colpa nostra. Ecco perché la salvezza non potrà che venire dall’esterno. Il corpo sociale non ha gli anticorpi per annullare la sifilide diffusa dall’alto.

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close