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CORONAVIRUS. Animali liberi, bambini in gabbia

Il coronavirus è di origine animale. A quanto pare, il malefico portatore è il pipistrello, ma i coronavirus sono una estesa “famiglia” di virus animali tra cui cammelli, uccelli e gatti. Per il Covid-19 si fa soltanto l’ipotesi-pipistrello.

Le restrizioni, gli obblighi, le denunce, i servizi tv riguardano l’uomo. Reclusione per i vecchi e i bambini. Fermi e interrogatori per strada. A volte, sono cortesi domande. Altre sono prepotenti inquisizioni. Dipende dall’uomo con il cappello in divisa, come diceva Totò. Nessuno s’è presa la briga di verificare se in casa dei morti ci fossero animali domestici?

Quando fumavo, respingevo il terrorismo-cancro perché la percentuale di morti di cancro causato dalla sigaretta si deduceva da un semplice calcolo. Contavano i morti, poi contavano quanti di loro fossero stati tabagisti e dichiaravano: il 40% delle morti è dovuto al tabacco. Hanno fatto talmente tanto casino che alla fine ogni pacchetto di sigarette è diventato simbolo di morte. Non so quante siano oggi le percentuali, ma da un po’ di tempo non siamo più bombardati da terrorizzanti rapporti sul tabacco.

Perché non si fa lo stesso con i gatti? Dovrebbero contare quante persone decedute avessero avuto un gatto in casa e dedurne che, per esempio, nel 60& dei casi il virus l’ha trasmesso il gatto.

Sarebbe terrorismo? Sì, certamente. Ma perché si può fare con i fumatori di sigarette e non con i sensibili padroncini di bestie d’affezione?

La risposta è semplice: sarebbe la rivolta. Non va dimenticato che una delle prime comunicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità ha riguardato proprio cani e gatti, invitando a non temerli ma a stare più attenti alla pulizia (come recita la vignetta in apertura).

L’affezionato padrone dell’affezionatissima bestiola (vedi come ti guarda? capisce tutto, gli manca la parola..) non s’incazza più di tanto se i bambini scorrazzano per casa strillando ridendo e piangendo, ma il suo adorato cane non deve soffrire. Ha bisogno delle sue passeggiatine, altrimenti gli si blocca la digestione, non riesce a fare pipì e pupù, si lamenta, ha gli occhi tristi, mangia controvoglia… La bestia non può essere carcerata. Che colpa ne ha?

Non parliamo delle padrone. Per me è come un figlio: è la frase solita, ma è una bugia perché il figlio lo tiene incollato alla tv e il cane lo porta a spasso.

Vogliamo vedere un po’ di cifre per capire meglio la ratio dei provvedimenti?

Abbiamo circa 53 animali domestici ogni 100 abitanti. L’Inghilterra, che secondo una monotona letteratura è un paese di arzille signore con cagnolino in grembo e gentiluomini con bulldog al guinzaglio, ospita circa 35 animali per ogni 100 abitanti. In Europa, ci batte soltanto l’Ungheria dove c’è più di una bestia in una casa su due.

I numeri (statistiche del 2019) sono: 13 milioni di uccelli, 7 milioni e mezzo di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di criceti e conigli, 1,6 milioni di pesci e 1,3 milioni di rettili. Fra parentesi: i padroncini spendono in cibo e cure più di 5 miliardi di euro all’anno. Sono dati ufficiali, ma considerando che non tutti denunciano regolarmente gli animali di famiglia… A parte il business non indifferente, sono voti. Uno che ha una bestia in casa non ragiona quando la vede maltrattata. E se la lega al dito. Silvio Berlusconi, che è un intenditore di sentimenti diffusi, ha guadagnato un sacco di punti da quando ha preso ad insistere sulle proprie bestioline (ha anche sponsorizzato un partito degli animali per dragare un po’ di voti).

Morale: se anche qualche virologo avesse un dubbio sugli animali di casa, mai lo direbbe in tv. Sarebbe la fine del governo Conte. Ma come si permettono? accusare il mio Fuffi! che è molto più pulito di questi zozzi politici.

Uno studio, però, sarebbe opportuno finanziarlo. Hai visto mai che potrebbe anche essere utile per individuare un vaccino?

 

 

 

 

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