SARS-CoV-2. Semantica influenzale: come ti cambio il picco

L’influenza diffusa dal virus SARS-CoV-2 (questo è il nome ufficiale datogli dall’Oms-Organizzazione mondiale della sanità) ha sconvolto la vita di milioni di persone. Il terrore che si legge negli occhi di chi ti incrocia, lui riparato dalla mascherina e tu senza, fa capire che è disposto a qualunque sacrificio pur di uscirne vivo. Se il governo Conte (grazie al virus balzato nei sondaggi a gradimenti da capogiro) ordinasse di non cambiarsi le mutande per un mese gli obbedirebbero a milioni. Altro che “credere obbedire combattere”. Qua si crede (al governo), si obbedisce (al governo) e ci si arrende (al governo).

Uno dei contraccolpi più forti l’ha dovuto subire la lingua italiana. Ci sono parole che cambiano di significato influenzati dal SARS-CoV-2. Prendiamo, per esempio, la parola “picco”. Non serve consultare un dizionario per sapere che è una cosa alta, una cima, un punto che sopravanza altri punti. Come dire? è una parola “istintiva”. Fa parte del bagaglio “naturale” con il quale da bambini ci avviciniamo alla vita autonoma da mamma e papà. Forse qualche linguista filologo glottologo semeiotico… insomma un qualche specialista di certo lo spiegherebbe con tanto di annotazioni scientifiche.

Il fatto è che “picco” ora significa “pianoro”, cioè il contrario esatto. Dovremo cambiare il verso di Gabriele d’Annunzio “i picchi che si levano dinanzi a noi” in “pianori che…”, quello di Eugenio Montale “la mezzaluna scende col suo picco…” e di Umberto Saba “…portava a picco la bandiera”… dovrà essere emendata una sterminata letteratura, anche scientifica dove i “picchi di corrente” vengono inesorabilmente schiacciati in “pianori”. E chi è lo scopritore geniale della necessità di sostituire a “picco” il termine “pianoro”, senz’altro più rilassante e rassicurante? Il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, il quale parte dal festivo vassoio di pasticcini e dichiara: «Dire che siamo arrivati al plateau vuol dire che siamo arrivati al picco…». Capito come c’entra il plateau? No? Allora Briusaferro lo spiega meglio: «…il picco non è una punta bensì un pianoro…». Adesso è chiaro, poffarbacco come direbbe l’egregio professor Occultis, compagno d’avventure di Blek Macigno e non dell’avvocato degli italiani Giuseppe Conte.

Fatta questa innovazione, non resta che aspettarci il peggio del peggio. I politicanti si sforzano di sopravanzare i tecnici riformatori di linguaggio e di definizioni. E così arrivano una ministra dell’Interno (Luciana Lamorgese, già prefetto di Milano su nomina del potente Marco Minniti – a proposito: chi l’ha più visto?) con una circolare che consente allegre passeggiate con bambini e un assessore della Lombardia (Giulio Gallera, un altro avvocato, ma questo è stato prestato a Forza Italia) che dichiara: «La circolare diffusa dal ministero dell’Interno rischia di creare un effetto psicologico devastante, vanificando gli sforzi e i sacrifici compiuti finora».

Il destino delle amministrazioni di centrodestra nelle Regioni del Nord è segnato: il coronavirus le ha infettate irrimediabilmente. Gli utenti-consumatori-elettori andranno a votare in massa per i loro salvatori governativi piddini. Perfino i cinquestelle potrebbero approfittare dell’opportunità, se stavolta riuscissero a mettere le briglie nelle mani di un cavallerizzo attento (per esempio lo stesso Conte) togliendole di mano a chi cade anche dai colorati cavalli a dondolo. E qui è inutile fare un nome.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close