PETROLIO. La benzina costa anche se il barile va giù

Ci fu un tempo in cui il costo di un barile di petrolio oscillava dai 100 ai 120 dollari. Noi pagavamo cara la benzina alla pompa e sfogavamo la rabbia maledicendo Gheddafi, feroce dittatore libico (propaganda utile ai francesi per rompere, come poi è successo, il canale privilegiato italo-libico) e Ahmadinejad, sanguinario leader iraniano deciso a cancellare Israele dalla faccia della Terra (qua è inutile chiedersi chi all’epoca soffiasse sul fuoco). I più attenti se la prendevano con i “Guardiani della rivoluzione”, i pasdaran, e con gli sceicchi arabi eternamente distesi su cuscini di seta circondati da stupende danzatrici. Il cinema è il principale strumento di (dis)informazione e di (sub)cultura.

Insomma, erano bei tempi per i governi italiani. Nessuno li rimproverava per il costo del barile (https://internettuale.net/3151/lexport-di-democrazia-usa-e-il-costo-della-benzina). Ma oggi? C’è il coronavirus che, come un gigantesco sudario, tiene al riparo il cadavere governativo ed impedisce che il fetore della putrefazione arrivi alle narici degli italiani (di quelli attenti, intendo; per tutti gli altri non c’è alcunché da fare: hanno occhi orecchie e nasi foderati di io-mi-faccio-i-fatti-miei).

I prezzi dei carburanti alla pompa sono l’ultima delle preoccupazioni. Eppure, il costo di un barile di petrolio adesso oscilla sui 20 dollari al barile (https://internettuale.net/2981/il-petrolio-costa-meno-e-a-noi-la-benzina-costa-di-piu) cioè si tratta di una diminuzione del 60% rispetto al costo di qualche mese fa.

La benzina, pertanto, dovrebbe calare di conseguenza. Invece. I prezzi sono scesi di pochissimo. Se consultiamo l’Osservaprezzi carburanti del ministero dello Sviluppo economico, notiamo subito che il calo (e sono i prezzi self service) è scarsetto. La solita storia: appena il barile aumenta, tempo un paio d’ore e i distributori espongono aumenti dei prezzi; quando cala, sono tutti distratti oppure lentissimi. Non è colpa loro. Sono le grandi compagnie che decidono.

Giusto perché non si dimentichi, un litro di benzina “faidate” lo si può trovare a 1 euro e 46 centesimi perché ci stanno circa 73 centesimi di accise (altro nome per significare i balzelli riscossi dallo Stato) più 26 centesimi di Iva. Senza questi prelievi il costo non arriverebbe ai 50 centesimi. Se fossero onesti, cioè se applicassero la giusta riduzione rispetto al calo del barile… ma è inutile parlarne. Gli automobilisti sono i primi “fornitori” dello Stato e vanno spremuti: vogliono andare in macchina? che paghino!

Dall’altro lato ci stanno i benzinai. Per loro conta quanta benzina (intendo genericamente anche gasolio etc.) mettono nei serbatoi. Hanno una percentuale sul venduto e perciò adesso sono in crisi perché poca gente va a fare rifornimento. Gli impianti di distribuzione più grossi possono resistere. I piccoli debbono chiudere per mancanza di liquidità. Ai piani alti pensano a misure di sostegno. Non sarebbe più rapido destinare al benzinaio una quota di accise per ricompensarlo del mancato guadagno? Ma non se ne parla. Ti pare che i governativi rinuncino a fare altri “investimenti” visto che l’emergenza sanitaria ha convinto l’Ue a lasciare il borsellino a disposizione?

 

 

 

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