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POLITICA.  7 – Meno male che il libero mercato non c’è

Comprendere il significato delle espressioni ricorrenti è indispensabile per combattere il luogocomunismo. Viviamo tempi tristi scanditi da luoghi comuni e da opinioni che il più delle volte sono luoghi comuni. Un dialogo è possibile soltanto quando coloro che partecipano al confronto danno corretti significati alle parole.

Prendiamo la locuzione “libero mercato”. Basta dirlo per trovarsi dinanzi a un muro di no. Addosso ti arrivano contumelie e minacce. Un coro di Soros… Britannia… Bilderberg… Trilateral denuncia con forza i grandi manovratori internazionali, i padroni del mondo, quelli che decidono il destino dell’umanità. Sì, c’è un po’ di confusione. E molta disinformazione. Nello stesso mucchio di letame schiaffano settori diversi e contrari: industrie, banche, finanziarie, agenzie di rating, organizzazioni internazionali come il Fmi… Pare fatto apposta per non capirci un tubo. Eppure ho sentito ragazzini strillare contro la dittatura della Banca Mondiale. Prima che la multinazionale Lehman Brothers soccombesse sotto i colpi dei subprime (mutui americani farlocchi), le persone-bene-informate sostenevano che quel gruppo manovrasse gli Stati come marionette. C’erano libri che illustravano lo strapotere made in Lehman Brothers. Da anni, precisamente dal 1992 quando un finanziere di nome George Soros guadagnò più di un miliardo di dollari speculando sulla sterlina e fece perdere all’Italia quasi 50 miliardi di dollari, il cognome Soros è diventato sinonimo di schifezza. Dietro ogni sporco affare, dal commercio di carne umana a quello della droga, c’è lui, il mostro.

Non è di certo una Dama di San Vincenzo ed è certamente uno che di soldi ci capisce più di tanti altri. È un uomo che fa profitti anche quando fa beneficenza, ma è soltanto uno dei tanti speculatori internazionali. Dei quali non si conoscono i nomi perché è gente che non ama comparire sui giornali o parlare in pubblico. E non va nemmeno agli incontri del Cfr (Council on foreign relations).

In ogni caso, usare “Soros” per denunciare gli orchi che rovinano i sani padri di famiglia è legittimo, purché si sappia che quel nome è un simbolo. Come l’uomo nero veniva usato per indurre i bambini all’obbedienza (per i pargoli inglesi era Boney bogeyman, cioè Napoleone) così Soros serve a ingenerare l’odio per banche & affini.   

Senza fare letteratura qui gettiamo un occhio sul “libero mercato”. La prima cosa da sapere è che il “libero mercato” non esiste. Probabilmente in qualche staterello del Terzo e del Quarto Mondo, ma non nel nostro scassato “Occidente” (Giappone incluso).

E meno male che non c’è. Altrimenti altro che Soros!

Si dice “libero mercato” per indicare la via del capitalismo privato, ma gli Stati si sono attrezzati perché resti una espressione senza conseguenze.

Furono gli americani per primi a capire che il “libero mercato” era una iattura. Succedeva, infatti, che la selezione del pesce grosso che mangia il piccolo creava dei sovrani: il re del rame, il re delle ferrovie, il re della carne in scatola… Cosa succede quando il pescecane vincente ha divorato tutti gli altri, cioè i concorrenti? Che il mercato è lui a regolarlo. È lui che stabilisce i prezzi. E il costo del lavoro (come dicono i sindacalisti cresciuti nel secondo dopoguerra).

Il potere politico statunitense corse ai ripari emanando bill anti-monopolio. Il mondo nel quale viviamo si difende dal “libero mercato” con leggi e regolamenti che impediscono la nascita di re e monopoli. Sugli oligopoli (cartelli etc.) è meno agevole il controllo pubblico, ma in ogni caso sono abbastanza tagliati gli artigli del “libero mercato”. In Italia, se n’è parlato parecchio quando Silvio Berlusconi strappò inopinatamente il sorcio di bocca al gatto-Pci-Pds-Ds-Pd… Non c’era giorno che non si strillasse contro il monopolio televisivo del tycoon di Arcore. Le cose non sono cambiate, ma oggi il pericolo è Matteo Salvini mentre il patron di “Fininvest” è diventato un cagnolino da salotto.

C’è una sterminata letteratura sul “libero mercato” e molto si trova anche digitando sul web. In questa nota, c’è soltanto un minimo di ragionamento per aiutare i “nemici del libero mercato” a capire di cosa parlino.

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