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Il Covid-19 paralizza il mondo, ma non tutto il male…

Guru, gnomi, teste d’uovo, esperti e compagnia bella sono tutti d’accordo. Il coronavirus è devastante e porterà la recessione mondiale. A pagare il prezzo più basso la Cina, il più alto lo pagheremo noi europei. Il Prodotto interno lordo mondiale crescerà sotto l’1%. La cosa è seria, in assoluto. Se il dato, lo 0,9% per la precisione, lo paragoniamo allo 0,5% registrato dieci anni fa nel corso della crisi causata dai subprime americani (esplose la “bolla immobiliare” con effetti collaterali su banche, finanziarie e aziende), possiamo dire che la recessione questa volta sarà meno disastrosa. E non soltanto per questo, ma andiamo per ordine.

Una premessa: evitare la tentazione di scavare nei report delle agenzie di tutto il mondo per individuare se il virus è partito in Iran e se quello che ha colpito noi è l’iraniano al contrario del cinese che è a più bassa intensità. Ci si perde il sonno se si va ad individuare la prima area colpita (cioè quella “sacra” iraniana di Qom) e seguire il percorso della diffusione. Sono scavi archeologici. Servono a “dimostrare” (le virgolette smentiscono il significato) la grande congiura americana per fottere l’Europa se non addirittura una trama da film alla 007 con una Spectre che diffonde un virus mortale per ricattare l’intero globo.

C’è una lettura, anch’essa fasulla, che probabilmente convince di più: i grandi manovratori dell’economia globale (qui ci sarebbe molto da dire, mi limito a ricordare che il mostro Lehman Brothers, la multinazionale indicata all’epoca come la padrona dei destini mondiali, affondò con molti altri sotto le bordate dei mutui non pagati) si sono messi d’accordo per provocare una recessione e poter comprare a pochi soldi, udite! Udite!, il gioiello Alitalia!

Facciamo finta che esistano i club dei grandi fratelli associati et similia. Nessuno di noi è iscritto a qualcuno di quei club e perciò come fare a parlarne con cognizione di causa? Meglio percorrere la strada segnata da dati certi e inconfutabili.

Il primo è che la crisi economica scatenata dalla crisi sanitaria sta innescando un percorso di selezione simile a quella indicata da Darwin per spiegare che al più debole tocca soccombere nella lotta per la vita. Le attività imprenditoriali (dall’industria al commercio) non sufficientemente solide saranno spazzate via; in tutto il mondo. In Italia, qualcuno si salverà grazie ai soldi pubblici, perseverando in quella economia drogata (Alitalia docet) che non sa stare sul mercato e si mantiene in piedi sulle stampelle statali.

La scomparsa dei “deboli” favorirà la crescita dei più capaci: le conseguenze alla fine saranno buone, ma non c’è da rallegrarsi. Esiste anche una via di mezzo tra la scelta di abbandonare un’azienda al suo destino e quella di mantenerla in vita con un pubblico accanimento terapeutico. È il percorso del risanamento, della gestione oculata, del controllo attento di come vengono utilizzati i denari (non di certo strapagando miserabili manager acciuffaquattrini, convegni in amene località turistiche, assunzioni e consulenze clientelari) del cronoprogramma da rispettare pena l’espulsione a calci e il pagamento di penali. Ma non si può fare. Il deep state (https://internettuale.net/2711/deep-state-contro-il-mostriciattolo-gialloverde) si regge su tutto ciò e il cosiddetto potere politico è stretto in patetiche sceneggiate su media e social.

Il darwinismo economico (rilettura di una locuzione già insufficiente di per sé) farà un po’ di pulizia e si apriranno nuovi spazi per nuove iniziative.

Cos’altro sta capitando? Guru, gnomi, e quant’altri di cui sopra, dispongono di grafici e statistiche che raccontano le performances del capitalismo. Salta agli occhi che, a periodi ricorrenti, il capitalismo si ristruttura. Che sia l’irruzione dei telai a vapore o dei bit (binary digit), l’organigramma, per così dire, capitalistico muta facendo morti e feriti. Nessuna trasformazione del sistema fondato sul capitalismo è stata mai attuata senza vittime. Non è detto che sarà sempre così (non è qui il luogo per una disamina del capitalismo) ma fino ad oggi così è stato.

Non v’ha dubbio che da parecchi anni, la parte “occidentale” (pure qui molto da dire ma…) stia soffrendo per la crisi dei consumi. In Italia, tanto per cambiare, ai guasti d’importazione si sommano quelli partoriti in casa e la crisi è più profonda.

Il fatto è semplice: produciamo troppi beni, il mercato interno non li assorbe e quello esterno non ha ancora i mezzi per acquistarli.

Le aziende (soprattutto quelle dei beni “durevoli”) hanno inventato l’obsolescenza programmata in modo da costringere all’acquisto del frigorifero perché il vecchio (un paio d’anni di vita) s’è sfasciato. Questo non basta. Una soluzione ottimale sarebbe quella di fermare del tutto la produzione. Ma come si fa con una spietata concorrenza in agguato? Tutta l’Europa, l’intero mondo dovrebbe fermarsi.

Il Covid-19, un’influenza in assenza di vaccino e farmaci ad hoc, ha fatto il miracolo di fermare tutti; ha paralizzato il mondo, ma non tutto il male viene per nuocere. È, perciò, vero – come prevedono i professori – che ci sarà un calo del Pil mondiale, ma sull’altro piatto della bilancia ci saranno: smaltimento di beni immagazzinati e/o invenduti, sparizione di aziende decotte, nascita di imprenditori del digitale, eccezionale vendita (per acquisti di Stato) di software e hardware, ristrutturazioni possibili grazie al fermo…

Non è stato il Moloch-Capitalismo a generare la crisi, ma è evidente che gli fa bene. Bit-coin a parte. Ma questo è l’ennesimo altro discorso.

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