Flavio Campo. Il goliarda fascista che rasava i capelloni

Flavio Campo era un fascista con forte propensione alla goliardia. O forse un goliarda come c’erano negli anni del Fascismo (quello vero). Divenne popolare negli ambienti di destra (uso la locuzione per comodità, ovviamente) quando se ne andò armato di forbici a tagliare i capelli ai capelloni che stazionavano sulle gradinate di Trinità dei Monti. In quegli anni ero ancora a Salerno. Arrivai a Roma nel 1967. Cominciai a conoscere questo e quello. Con Flavio, il rapporto fu immediatamente di sintonia, così come con Serafino. Valle Giulia. Qualche cena. Qualche convegno. Lunghe chiacchierate negli anni nei quali un altro mattoide (“Il cappellaio matto”) nostro simile teneva bottega alle spalle di Montecitorio. Il piccolo spiazzo davanti al negozio si trasformò in pericoloso luogo d’incontro della Internazionale Nera. Non scherzo. All’epoca, i media foraggiati direttamente e indirettamente dal Pcus pubblicavano a gogò inchieste sulle pericolose organizzazioni della destra eversiva. Sullo sfondo c’erano gli attentati compiuti da ragazzi di estrema destra e questo legittimava qualsivoglia teoria del complotto. C’erano anche i golpe. Insomma, era un susseguirsi quotidiano di allarmi son fascisti!

Tutta scena, ovviamente. C’erano, è vero, alcuni convinti che, facendo ginnastica nei boschi e sparacchiando, sarebbero stati “un domani” pronti per il grande arrembaggio alla nave governativa. Sui loro sogni c’era chi speculava (una genìa non ancora estinta…) e costruiva periferiche carriere politiche. Qualche cursus giornalistico è stato favorito allo stesso modo. Tutto un mondo di falsi fascisti, falsi 007, falsi comandanti, falsi ducetti… tutto un mondo fondato sulla falsità consentiva ad un altro falso mondo (falsi democratici, falsi militanti della libertà, falsi uomini onesti…) di prosperare.

Durante l’esperienza di “Lotta di Popolo“, c’incontrammo qualche volta. Noi di Olp eravamo sempre pochi di numero a Roma e ricorrevamo spesso all’aiuto fisico di “Ordine Nuovo“, “Avanguardia Nazionale” e altre organizzazioni. Non c’era un accordo politico, né operativo. Per esempio, ad “Ordine Nuovo“, cioè a Clemente Graziani, ero io a portare la richiesta. Lello un po’ nicchiava, poi acconsentiva che qualcuno dei suoi venisse volontariamente a darci una mano. Con An, c’era Serafino. Bruno, il fratello, era un militante avanguardista come Flavio. Basta; delle nostre carenze d’organico, ho scritto altrove.

Con l’età, in Flavio Campo era cresciuta la parte goliardica. Il vecchio corre sempre il rischio di diventare cinico: ne ha viste tante, non si fida più e disprezza i bla bla; per chissà quale miracolo, a parecchi di noi questo non è capitato. Non ci meravigliamo più come un tempo, ma un minimo c’è rimasto.

L’ultima volta che ho incontrato Flavio è stato ad un corteo di “CasaPound“. Era parecchio tempo che non ci vedevamo. Serafino non organizzava nemmeno gli incontri in trattoria (e stavolta non mi ha detto della morte di Flavio; l’ho saputo stamattina per caso su twitter).

Flavio si staccò dal gruppetto (c’erano i soliti noti), mi si avvicinò, mi guardò sornione e sussurrò: «Ti pareva che non ci stavi di mezzo tu!». Gli spiegai che stavo lì come semplice simpatizzante. Lui disse serio: «Caro Puccio, questa è l’ultima spiaggia rimasta…».

Quella sera parlò Gianluca. “CasaPound” andava forte. Iannone era un leader con il carisma che ci voleva, con una fantasia creativa degna di un copywriter, con la parola scintillante di simpatia. Andava forte “CasaPound” quando c’era Gianluca. E Flavio l’aveva capito. Come tanti di noi; noi vecchi arnesi della rivoluzione abortita.

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