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EPIDEMIA. Francesco prega come il papa che vinse la peste

Hai visto mai che funziona? Questo si chiedono i tiepidi cattolici che vanno in chiesa per matrimoni, battesimi, cresime e, soprattutto, funerali. Una preghiera, comunque, male non fa. E Papa Francesco, non ne fa risparmio. È un nostalgico, ovviamente, come tanti esponenti della Chiesa di Roma. Al pari di loro, rimpiange i bei tempi quando le folle seguivano le processioni implorando perdono e benedizioni. I preti raccontavano che la peste (o la siccità il vaiolo l’alluvione l’invasione delle cavallette…) era una punizione divina e che dovevano tutti pentirsi e impetrare la grazia salvifica.

L’epoca delle scomuniche e degli imperatori in ginocchio, a piedi nudi nella neve, è andata via per sempre. I roghi per streghe ed eretici sono stati spenti una volta per tutte, ma un tantinello di rimpianto c’è, anche se a confessarlo si troverebbe tutt’al più uno scaccino.

Francesco – come gli piace essere chiamato per nome “semplicemente” senza numeri – è uscito di casa per andare ben protetto alla basilica di Santa Maria Maggiore dove ha pregato davanti alla tavola di legno con sopra dipinta (si dice da San Luca in persona) l’immagine della Madonna chiamata “Maria Salus populi Romani”.

Perché nell’Ottocento quella madonna fu battezzata “salvezza dei romani”? Per celebrare un fatto miracoloso accaduto nel VI secolo. A Roma era scoppiata un’epidemia di peste. La gente moriva nonostante le maschere (come si vede nel disegno) che medici e guaritori portavano per difendersi (inutilmente…) dall’infezione. La morte falciava giovani e vecchi, donne e bambini. Dio era veramente incazzato, perciò Gregorio Magno, il papa che fu chiamato “il Grande” per un’altra vicenda, prese la Madonna e la portò in processione pregandola di fermare la punizione divina. La folla piangeva e pregava allorché, arrivata la processione al ponte del Castellum Crescentii (la famiglia Crescenzi ne era stata a lungo proprietaria), dal cielo scese un esercito di angeli armati di spade i quali sconfissero la peste-demonio. E così la costruzione, nata come tomba dell’imperatore Adriano (poi diventato gigantesco sarcofago di molti altri imperatori, tra i quali mi piace ricordare Marco Aurelio) si guadagnò il nome che ha tuttora: Castel Sant’Angelo.

Sulla cima fu costruita una cappella e l’angelo vendicatore sta lì pronto a tornare in combattimento. Il papa di oggi diventerebbe subito santo se quell’angelo tornasse a sconfiggere l’epidemia.

Peccato che non funziona più così.

 

 

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