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I miracoli di Covid-19: arrivano soldi anche per la scuola

La cifra esatta si saprà in seguito, ma la decisone di dare soldi anche alla scuola è stata presa. Ci saranno fondi per fornire alla scuola gli strumenti di software e hardware necessari per l’e-learning, la didattica a distanza. Covid-19 ha fatto un altro miracolo: ha spinto i governativi a fare qualche passo nella direzione giusta. I ragazzini campano telefonino alla mano, usano i social per comunicare, navigano nel vasto mare del web (a volte a loro discapito, purtroppo), si divertono con i mille games a disposizione… poi entrano in classe e ripiombano nel Novecento: la lavagna con il gessetto, la cattedra con il professore, i banchi con penne e quaderni. C’è un abisso che divide il modo di vivere, apprendere e giocare fuori delle aule scolastiche e i sistemi di insegnamento in corso (anzi, fuori corso).

Una parte dei docenti (pare circa il 30%) è pronta ad adeguarsi e ad adottare gli strumenti che l’informatica mette a disposizione, ma la maggioranza non ne vuole proprio sentir parlare. E non sono soltanto i vecchi insegnanti a fare resistenza. È intuitivo che l’insegnamento vecchia maniera sia più comodo: tranne che per poche materie, non necessita di continui aggiornamenti.

Il decreto governativo, dunque, assicura fondi per dotare le scuole di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o di potenziare quelli già in dotazione. Attenzione sarà assicurata per i criteri di accessibilità necessari alle persone con disabilità. Bell’impegno. L’attuazione pratica dipende dalle somme stanziate. Si vedrà.

Non tutti gli studenti hanno la possibilità di ottenere dalle famiglie i device che vorrebbero, perciò il decreto prevede una sorta di comodato d’uso per mettere a disposizione degli studenti dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme nonché per la necessaria connettività di rete.

Una bella cifra dovrà essere impegnata per formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza. Questo è l’aspetto più delicato. Mi fa venire in mente il tempo dell’irruzione nelle redazioni delle palline Ibm, subito seguite dai computer. Le tipografie dei giornali chiusero una dopo l’altra. L’impaginazione non aveva più bisogno di banconi, di gabbie da serrare e di scalpellini per sgarzare virgole e punti. Una rivoluzione. Alla quale non tutti subito s’arresero. Famoso il caso del veterano Indro Montanelli, il quale si rifiutò di cedere al bit (binary digit) e continuò fino alla morte ad usare la solita macchina da scrivere. Mi pare che anche Vittorio Feltri abbia potuto fare la medesima scelta. Privilegi dei giornalisti famosi. Per quanto mi riguarda, la mia resistenza durò fino alla pallina Ibm, dopodiché dovetti cedere e rassegnarmi alla tastiera.

Tornando al decreto, ci saranno soldi per assumere – soltanto per l’anno scolastico in corso – mille assistenti tecnici nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo grado. Questi assistenti (mille sono pochini, comunque) dovrebbero aiutare corpo insegnante e alunni a servirsi degli strumenti informatici e a utilizzare le piattaforme di didattica a distanza. Ovviamente, questi mille “facilitatori” saranno più impegnati con gli insegnanti che con i ragazzini.

Di ora in ora, si aspetta l’elenco delle cifre stanziate. Vedremo se la montagna-Palazzo Chigi avrà partorito il solito topolino-imbonitore.

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