Papa Francesco: le misure drastiche non sempre sono buone

Papa Francesco è arrivato alla quinta messa recitata in diretta streaming dalla cappella di “Casa Santa Marta”, l’albergo per i preti scelto da Bergoglio come residenza abituale fin da quando fu eletto sette anni fa. È stata una messa particolare, nel senso che il sommo pontefice ha scelto di lanciare un bel siluro contro il clima di terrore generale scatenato dall’avvocato Giuseppe Conte, presidente del Consiglio pro tempore. Perfino nel piccolo paese dove attualmente sono confinato, la gente è spaventata al punto che le madri tengono i figli a distanza di un metro (e più) e i vecchi genitori vengono riforniti mediante complicate manovre di “io ti passo questo a te, prendilo dopo che me ne sono andato”. I carabinieri e i vigli urbani attuano una stretta politica di sorveglianza e questo è un ulteriore elemento che convince la gente di uno spaventoso pericolo incombente. Da un momento all’altro, dicono, l’epidemia può fare una strage. Il papa è un uomo intelligente (sennò non ci arrivi al soglio di Pietro) e perciò ha capito che, continuando così,  al 3 aprile (attuale data di scadenza della reclusione imposta, ma non è detto che non verrà prorogata com’è d’abitudine nelle burocratiche faccende) gli italiani arriveranno talmente stressati da creare grossi problemi d’ordine pubblico generale. È assai probabile che aumenteranno, per esempio, le liti domestiche con relativi reciproci accoltellamenti. Il regime di paura non rassicura; genera a sua volta paura, in un circolo che s’avvita su sé stesso e cresce di velocità e intensità ad ogni giro. Prima che dei danni economici (che per molti saranno devastanti e, per i soliti pochi, fruttuose occasioni di profitto), dobbiamo occuparci dei guasti causati allo spirito. Ed ecco il papa che dice durante la messa: «…vorrei anche pregare oggi per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi: che il Signore gli dia la forza e anche la capacità di scegliere i migliori mezzi per aiutare. Le misure drastiche non sempre sono buone, per questo preghiamo…».

Come dargli torto? Le misure drastiche riconducono a reazioni drastiche: possibile che le teste d’uovo che gironzolano da un piano all’altro di Palazzo Chigi non se ne rendano conto? Ma dove li hanno presi i loro titoli? da un catalogo di punti premio?

Il papa ha detto di pregare «perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio. Che il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola di Dio, dei sacramenti e della preghiera». Ed ha poi ricordato che il “dono di Dio” «che è ricchezza, è apertura, è benedizione, è stato chiuso, ingabbiato in una dottrina di leggi, tante. È stato ideologizzato. E così il dono ha perso la sua natura di dono, è finito in una ideologia. Soprattutto in un’ideologia moralistica piena di precetti, anche ridicola perché scende alla casistica per ogni cosa».

Ovviamente dal Vaticano hanno subito precisato che il papa «non si riferisce alle misure prese dal governo per contenere i contagi evitando gli assembramenti pubblici, ma si rivolge ai pastori perché tengano conto delle esigenze dei fedeli che hanno bisogno di essere accompagnati spiritualmente in un momento così drammatico». Pure al di là del portone di bronzo non mancano le teste d’uovo (vuote).

 

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