POLITICA. 4 – La democrazia esiste soltanto in teoria

La democrazia è una teoria. Anzi, è una sommatoria di teorie. La sua etimologia (potere del popolo) non ha molto che fare con le forme di governo che si dicono “democratiche”. A parte le autocrazie ex e post sovietiche oppure le tante analoghe scopiazzature operanti in Africa e in Asia, anche nei paesi cosiddetti “occidentali”, la “democrazia” è nella prassi tutt’altro che “potere del popolo”. Qualunque sia il regime (parlamentare, presidenziale, monarchico costituzionale etc.) il popolo non ha potere alcuno. E per due ordini di motivi. Innanzitutto i numeri di ciascuna popolazione interessata impongono la delega. Non potendo tutti i cittadini essere convocati in una piazza, tramite elezioni vengono scelti dei rappresentanti del popolo che vanno a governarlo in suo nome e per suo conto. In tempi recenti, si va diffondendo l’opinione che sarebbe possibile convocare tutti gli aventi diritto al voto in una piazza virtuale e perciò si avrebbe una vera democrazia perché diretta e senza intermediari.

È un’opinione affascinante e tecnicamente realizzabile, ma ha un vizio di fondo: essa presuppone che i votanti siano coscienti di quello che fanno. E non è così. Basti un esempio. Stamattina un professionista in pensione, antifascista convinto, a proposito delle proteste levatesi nella popolazione carceraria sui divieti imposti per motivi di “salute pubblica” (evocare Robespierre non sarebbe esagerato come  parrebbe a prima vista) ha imprecato contro i detenuti, perché – ha detto – «mangiano gratis e stanno meglio di tanti poveracci»,  e creano problemi che «un governo forte farebbe sparire in un batter d’occhio». Se un vecchio della media borghesia, alfabetizzato anche un pochino in informatica, è convinto che il detenuto non abbia diritti perché colpevole e va punito e basta, una votazione “diretta” sull’inasprimento delle pene detentive e delle condizioni carcerarie otterrebbe senz’altro la maggioranza dei voti. La sconvolgente notizia di un bruto violentatore di un minorenne scatenerebbe nella maggioranza una irrefrenabile voglia di pena di morte. «Senatores boni viri, Senatus autem mala bestia» dicevano i nostri antichi progenitori (che manco pare vero a vedere come siamo ridotti) in quanto persino i senatori presi singolarmente sono delle brave persone ma messi tutt’insieme si trasformano in una cattiva bestia. Le masse obbediscono a forti sentimenti e hanno reazioni che è poco definire animalesche. Inutile fare esempi: ciascuno sa di cosa stiamo parlando. Ovviamente, ci sono pure quelli che non hanno bisogno di fare massa per essere degli animali. Una rapida scorsa sui social e si snoda un lungo campionario di bestie. Tragedia nella tragedia: non sanno nemmeno di essere delle bestie, si vantano di essere sgrammaticati e ignoranti, minacciano le peggio cose a chi non la pensa (qui usare il verbo “pensare” è del tutto improprio, ma non me ne viene in mente un altro) come loro.

La democrazia diretta, dunque, non è un obiettivo da sposare. Almeno per i prossimi tempi.

Il secondo ordine di motivi per i quali il popolo non ha alcun potere sta nella “conduzione” della democrazia nella quale la volontà popolare si esprime tramite rappresentanti liberamente eletti.

La dottrina della sovranità popolare (dal Medio Evo ai giorni nostri) si dipana in molte sotto-dottrine, se così si può dire, ma per semplificare potremmo tracciare una linea tra le concezioni liberali e quelle socialiste. Ci sarebbe molto da dire, se qui si parlasse delle teorie. Niente c’è da dire, visto che parliamo di ciò che è reale. Vero è che gli addetti ai lavori si affannano a distinguere tra democrazia formale e democrazia sostanziale, ma alla prova dei fatti la democrazia svanisce con tutti gli aggettivi affibbiati nel corso del tempo.

In un secondo momento, proverò a tracciare le vie sulle quali e per le quali si perde la democrazia cosiddetta “rappresentativa”.

 

 

 

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