COVID-19. La paura fa 90 ma poi arrivano i soldi

Nel 2019, l’Istat ci dice che in Italia ci sono stati 647 mila morti. Cioè 1.772 morti al giorno. Finora i morti contati per coronavirus sono stati complessivamente 463 (quanti al giorno non lo so dire). Alla fine di questo 2020, vedremo quanti morti “in più” ci saranno stati rispetto all’anno precedente. È un calcolo terra-terra, ma credo perlomeno indicativo. Ho un ricordo vago dell’influenza “asiatica” che imperversò quando avevo dieci anni e che, leggo adesso, causò più di un milione di morti. La gente sapeva che girava una “cattiva influenza”, ma il governo non impose mascherine e il Vaticano non chiuse le chiese. Fecero male? Non ci sarebbero stati tutti quei morti? Non lo so, però rischiare di morire di febbre è preferibile a vivere chiusi in casa per la paura.

La conseguenza peggiore scatenata dalla paura è la fine del dialogo. Chi è terrorizzato dall’Inferno, cioè da una terribile punizione inflitta dopo la morte da una o più divinità, non ammette discussioni: la fede nell’esistenza di un dio – e del suo naturale contraltare il demonio – nega qualsivoglia dialogo. Addirittura quelli che credono in divinità diverse si fanno la guerra con l’obiettivo, per ciascuno di loro,  di sterminare l’infedele.

Ciò posto, si comprende come mai nessuna voce si levi contro le misure liberticide imposte dal governo giallo-fucsia. Se provi minimamente a contestarle, ti becchi l’accusa di essere un incosciente, se non peggio. «La paura – mi diceva mio nonno materno – fa 90 e chi se la piglia fa 91». Nel gioco del lotto, tutti i numeri hanno un “nome” e quello del 90 è appunto “paura”. Il 91 non esiste nel lotto e perciò acquista un rilevante significato metaforico. Ecco, l’influenza Covid-19 ha fatto dell’Italia la terra del 91. Vivo in un paesino calabrese sullo Ionio e l’auto, che di solito gira per annunciare che mancherà l’acqua (e anche comizi, feste e celebrazioni varie) adesso annuncia che è vietato agli anziani e ai bambini di uscire di casa. È altresì proibito ai nipoti di stare con i nonni. Un rilevante numero di persone gira con la mascherina, molti esercizi commerciali sono chiusi e i bar sono vuoti. Anche qualche ambulatorio è chiuso per “precauzione”. Il terrore di contrarre la malattia fa litigare vecchi amici perché uno ha il figlio che studia a Bologna, un altro ha il nipote che lavora a Milano… come se il contagio si potesse trasmettere telefonicamente. Immagino cosa stia accadendo nelle grandi città e nei centri “rossi”.

Quando la gente ha paura accetta qualsiasi cosa. I divieti sono tanti e tutti approvati, perché, come già scriveva Manzoni ne “I promessi sposi” parlando della peste a Milano, «il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune».

Chi vuole perdere voti non ha che da dichiarare che Giuseppe Conte, presidente del Consiglio per (bis)grazia ricevuta, stia esagerando per rafforzare la propria immagine in vista del lancio come leader-salvagente.

Un esperto poco convinto che tutte le morti di questi giorni siano dovute all’influenza importata dalla Cina se ne sta zitto per non perdere incarichi e clienti, pardon, pazienti.

In più, questa crisi sanitaria porta anche una pioggia di soldi in un cielo fatto arido dai vincoli Ue. Arrivano quattrini per cinquemila nuove stanze di terapia intensiva da distribuire tra gli ospedali ed è scontato che la parte del leone la faranno le strutture che denunciano più casi di Covid-19. Dove ci sono più ricoveri, c’è bisogno di più spazi attrezzati per la terapia intensiva. E non fa una piega.

Arrivano soldi anche per le società di informatica & dintorni. Dalla Regione Lazio, per esempio, è stato imposto ai dipendenti di fornirsi di pc con Windows o di Mac-Apple per sbrigare il lavoro da casa. Scuole e università avranno quattrini per l’e-learning, cioè per l’attività didattica telematica.

Ad ogni ora fioccano notizie di soldi in arrivo per…

Vale la pena avere scuole, cinema, teatri, stadi, musei… chiusi, se in cambio sono libero di non pagare la rata del mutuo. La paura, dunque, viene alimentata anche con provvedimenti “salutari”. Diventa insignificante il quesito se l’obbedienza dei clienti-consumatori-elettori sia dovuta in maggior percentuale alla paura oppure alle “ricompense”. Ciò che conta è che nessuno contesta.

Ci sono malelingue che vociferano di morti per broncopolmoniti certificate come decessi da virus, ma chi potrebbe fornire le prove?

Ripeto: c’è soltanto un calcolo da fare e lo si potrà fare alla fine di quest’anno.

 

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