AssArmatori: L’influenza sta uccidendo i trasporti marittimi

Ad aprile 2019, si prevedeva per quest’anno circa 12,8 milioni di passeggeri nei porti italiani, con una crescita del 7,8% sul 2019 e con un impatto economico sul territorio pari a circa 16 miliardi di euro. La paura marchiata Covid-19 ha poi determinato un’ondata di disdette pari a circa il 50% delle prenotazioni già fatte. Più alta è invece la quantità di cancellazioni pervenute alle compagnie di traghetti che operano nelle cosiddette Autostrade del Mare, si supera il 55%, per arrivare oltre il 60% sulle linee di corto raggio che collegano le isole minori. L’emergenza-influenza minaccia d’aborto il “Piano straordinario 2020 per la promozione del made in Italy e per l’attrazione degli investimenti”. La crisi economica che si va profilando dopo la crisi sanitaria potrebbe essere meno grave, se affrontata in tempo. Il piglio governativo promette bene al riguardo, ma l’esperienza mi dice che provvedimenti e quattrini arriveranno dopo lente contrattazioni, faticosi compromessi e lungaggini burocratiche. Ci sono, però, interventi che si potrebbero fare subito per rendere più competitivo, per esempio, il trasporto marittimo in Italia.

Le associazioni degli armatori chiedono la sospensione della cosiddetta tassa di ancoraggio e dell’eventuale sovrattassa per le merci in coperta, tributi che vengono pagati in ragione della stazza della nave e non in rapporto al carico trasportato. Vorrebbero anche una moratoria sulla tassa imbarco e sbarco sulle merci e i canoni di concessione. Stefano Messina, presidente di “AssArmatori” (l’associazione nata due anni fa e che fa capo a “Confcommercio”), ha spiegato che alle amministrazioni e autorità coinvolte toccherebbe rinunciare a una piccola parte dei loro introiti (incassano il 50% di quel tributo), mentre «un calo dei traffici farebbe perdere loro molto di più a cominciare dalla tassa di imbarco e sbarco delle merci, per non parlare di tributi fondamentali per le casse dello Stato come l’Iva e i dazi». Per quanto riguarda i passeggeri via mare, “AssArmatori” dice che «è indispensabile che ci sia un’unica regia, che fissi inequivocabilmente che i controlli debbano avvenire nel porto di partenza, non in quello di arrivo, e stabilire un ‘protocollo’ unitario a livello istituzionale». Inoltre chiede «una chiara e puntuale azione anche per vie diplomatiche nei confronti di tutti i Paesi che stanno adottando misure che danneggiano l’industria, il turismo e l’occupazione italiana».

«Se vogliamo promuovere il Made in Italy, dobbiamo proteggerlo!»: ha dichiarato Mario Mattioli, presidente di “Confitarma”, l’associazione aderente a “Confindustria” che riunisce oltre 230 tra gruppi armatoriali, società di navigazione, imprese ed enti e oltre 1.000 navi. “Confitarma” ha assicurato «la piena collaborazione alla rete diplomatica e consolare nei più dei 70 Paesi dove si registrano incredibili misure contro l’approdo di navi che battono bandiera italiana e contro la libertà di movimento dei nostri concittadini (siano essi marittimi, tecnici, ispettori)». Anche “Confitarma” ha chiesto «un provvedimento urgente per congelare il pagamento delle tasse di ancoraggio delle navi italiane nei nostri porti».

Tutta la logistica italiana deve essere aiutata ad ammortizzare i danni provocati dal crollo dei commerci mondiali. Gli analisti prevedono una di riduzione della crescita globale del trasporto container di oltre l’1% nel corso di quest’anno, mentre l’anno scorso i numeri erano positivi. “Federlogistica” (istituita nel 2001 è la Federazione italiana delle imprese di logistica, magazzini generali, magazzini frigoriferi, terminalisti portuali e retroportuali, operatori portuali, imprese portuali, interportuali ed aeroportuali) operante al pari di “AssArmatori” nell’ambito di “Confcommercio” chiede «di azzerare la tassa di ancoraggio e di ridurre per alcuni mesi i canoni demaniali portuali». Le aziende, dice “Federlogistica”, stanno rispondendo con responsabilità ed efficienza, ma «la babele di provvedimenti e ordinanze nazionali, regionali e comunali rischia di fare danni enormi all’economia e allo stesso tempo di non garantire un adeguato servizio ai cittadini».

Il mondo dei trasporti ha chiesto al governo l’adozione di linee-guida chiare, omogenee, coordinate a livello centrale, oltre al sostegno al lavoro in termini contributivi e di ammortizzatori sociali (anche per le cooperative oltre che per le piccole e medie imprese).

Gli esperti prevedono che gli effetti della gelata sui commerci con la Cina si manifesteranno a partire dalla primavera, ma fanno presente che già adesso i porti dell’Alto Adriatico, da Trieste a Venezia, registrano un sensibile calo di arrivi dei container. Prima che scoppiasse l’emergenza-influenza, in Cina le stime per il 2020 prevedevano un incremento della crescita mondiale del trasporto merci marittimo oltre il +0,7% registrato nel 2019, ora invece si prevede un calo globale dell’1%. Il punto peggiore si avrà a maggio. “Assarmatori” ha avvertito che il calo dei traffici potrebbe impattare anche sulle finanze dello Stato poiché i porti italiani potrebbero essere sostituiti con quelli esteri, con un conseguente mancato incasso dei dazi. Considerato che questi ammontano a 13 miliardi di euro all’anno, se anche solo il 10% delle navi venisse ‘dirottato’ in scali diversi dai nostri la perdita sarebbe di 1 miliardo e 300 mila euro.

Le associazioni degli armatori hanno chiesto al governo di garantire una gestione unitaria delle misure di emergenza, rafforzando la cabina di regia centrale, eliminando il caos causato dalla somma di decisioni unilaterali adottate dalle Amministrazioni periferiche. E qui riciccia il contenzioso con le Regioni, che, come già detto (https://internettuale.net/3704/coronavirus-si-chiama-covid19-e-a-qualcuno-fa-bene), riveste un particolare significato politico perché in maggioranza amministrate dal centrodestra.

 

 

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