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Benito Mussolini: Smascheriamo i “salvatori dell’umanità”

«Noi non rappresentiamo un punto di reazione. Diciamo alle masse di non andare troppo oltre e di non pretendere di trasformare la società attraverso un figurino che poi non conoscono. Se trasformazioni devono verificarsi, devono avvenire tenendo conto degli clementi storici e psicologici della nostra civiltà». Così Benito Mussolini, il 24 maggio del 1920, parlando a Milano nel quinto anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, spiegava che i cambiamenti o, se volete, le riforme non possono essere dei copia e incolla di strutture straniere. Ottimo adeguarsi ai tempi ma tenendo conto della realtà profonda di un popolo. Mussolini respingeva le accuse mosse ai fascisti di essere reazionari.

«Non intendiamo osteggiare il movimento delle masse lavoratrici – chiariva Mussolini – ma intendiamo smascherare la ignobile turlupinatura che ai danni delle masse lavoratrici fa una accozzaglia di borghesi, semi borghesi e pseudo borghesi, che per il solo fatto di avere la tessera credono di essere diventati salvatori dell’umanità».

Si vede che nel variegato seppure mummificato universo della cosiddetta sinistra, i santoni e i moralmente superiori hanno sempre avuto poltrone e poltroncine. Una tessera, ricordava Mussolini, non fa un uomo migliore né gli dà il potere di fare alcunché. Constatiamo di continuo quanto corte siano le bugie dei nipotini del “Migliore” (oggi Palmiro Togliatti è in buona compagnia pure nel cosiddetto centrodestra) e come saltabeccano tra le promesse non mantenute e i nuovi accorati impegni a fare. Una muraglia di imbonitori e mendaci rappresentanti del popolo fa da freno a qualsivoglia miglioramento. Per picconare quel muro servono milioni di voti. Ogni tanto si presenta qualcuno (negli ultimi anni quanti ne abbiamo visti! da Bossi a Berlusconi, da Grillo a Renzi…) che giura di “modernizzare”, “riformare”, “sviluppare” etcetera ecceterone. Una volta insediati sugli scranni più alti, ricomincia la manfrina. Tutte le belle promesse affondano nella palude della politica politicante, finché i poveri cristi che avevano votato questi profeti della rivoluzione pacifica si scocciano e non li votano più. Però la giostra non si ferma e già nuovi profeti si sporgono dai pulpiti televisivi a vellicare la voglia di cambiamento che agita a volte inconsciamente le “masse”, come si diceva cent’anni fa.

«Noi non ci illudiamo – premetteva Mussolini – di riuscire a silurare completamente la ormai naufragante nave bolscevica. Ma io noto già dei segni di resipiscenza. Credo che ad un dato momento la massa operaia, stanca di lasciarsi mistificare, tornerà verso di noi riconoscendo che non l’abbiamo mai adulata, ma abbiamo sempre detta la parola della brutale verità, facendo realmente il suo interesse». E concludeva: «Un solo dovere abbiamo dunque: comprendere i fenomeni sociali che si svolgono sotto i nostri occhi, combattere i mistificatori del popolo ed avere una fede sicura e assoluta nell’avvenire della nazione».

Quanti sono i pretesi rivoluzionari che comprendono i fenomeni sociali? Più che lamentarsi della prepotenza dei potenti, lanciare insulti (spesso coperti dall’anonimato dei social) contro quel tale e quel talaltro, vantarsi di non avere contatti con la “plebe” (cioè le masse delle quale parlava Mussolini), non combinano alcunché. Si crogiolano nell’autocompiacimento di essere “superiori” ed “estranei” al miserabile vissuto quotidiano di milioni di persone.

Eppure Mussolini sperava e prevedeva: «All’indomani di tutte le grandi crisi storiche c’è sempre stato un periodo di lassitudine. Ma poi a poco a poco i muscoli stanchi riprendono. Tutto ciò che fu ieri trascurato e vilipeso ritorna ad essere onorato ed ammirato».

Sarà così anche questa volta? Ad un certo momento il popolo italiano rifarà il miracolo? Pianterà baracche e burattinai e si lancerà con nuovo vigore verso il futuro? Il tempo ce lo dirà, anzi, data la mia età, il tempo lo dirà ai nostri nipoti.

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