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POLITICA. 1 – Cercare l’identità è sintomo di una sconfitta

A scuola s’insegna che l’uomo inventò la ruota e che Alessandro Volta inventò la pila; Sicché fin da piccoli siamo guidati in uno stato confusionale, che poi ci accompagnerà per tutta la vita. Più onesto sarebbe insegnare che un uomo, del quale purtroppo non conosciamo il nome, inventò arco e frecce. I figli e gli amici di quest’uomo impararono ad usare la nuova arma. Per un certo tempo, in una ristretta cerchia di persone si sviluppò un nuovo sapere, una nuova tradizione. Con il tempo, l’uso dell’arco si andò estendendo e perciò ne troviamo testimonianza presso quasi tutti i popoli e quasi tutte le culture. Il nuovo sapere divenne tradizione militare comune. Avvalersi delle stesse armi, però, non significò uguaglianza. A parte il fatto che l’arco composito dei Mongoli assicurava una potenza e precisione superiori rispetto ad un normale arco di legno,  l’evoluzione dell’arma già generava disuguaglianze; non si può negare, inoltre, l’esistenza di una graduatoria tra gli arcieri, dai più bravi a quelli scadenti. Tra i sagittarii arruolati da Roma i migliori provenivano da Creta e dalla Siria; Cesare si servì di arcieri cretesi contro Vercingetorige.

La tradizione dell’arco fu trasmessa per secoli; una tradizione accumulabile; la trasmissione ereditaria di caratteri acquisiti. L’uomo è un essere culturale. Vive di cultura trasmessagli. La tradizione culturale è un continuo rapporto, di reciproco scambio, tra la cultura e la tradizione. Tutto ciò, ovviamente, afferisce alla prassi, altro è la Tradizione, ma qui ci si limita alla politica intesa come attività praticata per raggiungere obiettivi palesi per tutti.

I confini tra le diverse culture s’assottigliano sfilacciati dalla globalizzazione (nata come processo economico e diventata fenomeno culturale). La prospettiva dell’intera umanità accomunata da un’unica cultura non è lontanissima. A rallentare questo processo di omologazione, scoppiano guerre e guerriglie: nei rapporti sociali sopravviene ad un certo punto il confronto fra chi ha l’arco migliore e chi è più bravo ad usarlo.

La pace globale, strumento essenziale per realizzare un’umanità da un’unica cultura, deve fare i conti con la guerra, che è proprio il contrario in quanto mira a confermare la superiorità di una o più culture nei confronti di altre. La lotta intraspecifica – per usare il linguaggio dell’etologo – non ha come obiettivo la distruzione totale del nemico, bensì il suo asservimento. Basta guardarsi intorno per vedere che certe “conquiste” in realtà sono “imposizioni” ad opera di culture estranee.

Da qui, molti si battono per l’affermazione di una propria identità, ma è lampante che si tratta di una ricerca generata dalla mancata trasmissione di una tradizione culturale. Il processo di accumulazione ereditaria è stato interrotto (di solito la causa è una sconfitta militare alla quale segue un asservimento economico) e qualcuno (non tutti perché non siamo tutti uguali) comincia a lottare per la propria identità.

L’affermazione di princìpi democratici, in special modo di uguaglianza, esclude che gli uomini non siano nati tutti uguali e che non tutti abbiano le stesse probabilità di successo o, come dicono le donne, di autorealizzazione. L’uguaglianza di fronte alla legge è vera fino ad un certo punto: una mezza calzetta di avvocato non otterrà la stessa sentenza di un principe del foro. In più: la collocazione ideologica dell’imputato determina imputati meno uguali di altri. A non parlare della fede del giudice in questa o in quell’altra religione (in senso politico e non come rapporto con una o più divinità).

In quale settore della vita associativa siamo tutti uguali? In nessuna. Diciamo che i princìpi democratici sono un work in progress: per ora non sono stati realizzati da nessuna parte. Probabilmente lo saranno quando l’umanità godrà di una cultura unica.

Inutile accennare agli effetti creativi generati dalle disuguaglianze, ma questo è un tema da trattare in altra sede.

Il tesoro della propria tradizione è la chiave per arrivare alle verità delle cose. Non esistendo una sola verità (anche la Tradizione contempla diverse Vie per la Verità), si parte da una verità che altro non è se un errore che ci guida verso un errore minore. Così di errore in errore ci si avvicina ad una verità.

Come diceva qualcuno, si nasce incendiari e si muore pompieri. Così una verità appena raggiunta è vista come un’eresia, ma dopo un po’, invecchiando, diventa ortodossia da tutti seguita.

Mi fermo.

L’idea è pubblicare annotazioni simili a questa per contribuire alla stesura di un manuale di politica.

 

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