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Sconfitto da strategie primitive, Salvini apre la strada a Prodi

Gli spin doctor che hanno orchestrato la campagna elettorale di Matteo Salvini in Emilia-Romagna hanno dimostrato di essere abbastanza ignoranti di storia patria. Se avessero studiato il fenomeno dei “comitati civici”, forse sarebbero stati più utili. Ma chi conosce sul serio l’italico passato? A parte il “giorno della memoria”, che sostiene soprattutto l’economia di guerra di Israele, in Italia non si commemorano con analoga insistenza e commossa partecipazione altri fatti del passato.

In breve: nel 1948 (si parla di più di settant’anni fa e agli odierni fruitori di news questo dà un po’ fastidio) il Fronte democratico popolare (comunisti+socialisti e frattaglie varie) era sicuro di vincere le elezioni e portare l’Italia nell’orbita sovietica. Ovviamente agli “alleati angloamericani” la cosa non sconfinferava affatto. A Jalta, Usa e Urss s’erano spartiti il mondo e l’Italia rientrava – insieme con mezza Europa – nella sfera di influenza statunitense. Se però una libera elezione avesse invocato l’amicizia moscovita, per Washington sarebbe stato molto complicato metterci una pezza.

Per fortuna degli americani, in Italia la Chiesa era uscita non-sconfitta dalla guerra e, per sua natura, non vedeva di buon occhio – diciamo così – i figliocci del Pcus. Nella Grande Patria Sovietica, le chiese erano state convertite in cinema e case per il popolo, i preti erano perseguitati ed era consentito pregare soltanto il Piccolo Padre (Stalin). Immaginate il Papa Pio XII (fateci caso: è uno dei Papi più calunniati e non è azzardato supporre una sorta di vendetta comunista) con davanti un’Italia socialcomunista alle dipendenze del Cremlino! Un politico di genio, il fervente cattolico Luigi Gedda, inventò i “comitati civici” per fermare la marea rossa. Fu una propaganda capillare, confessionale per confessionale, ambone per ambone, casa per casa, i “crociati” di Pio XII-Gedda costruirono una diga anticomunista che portò alla vittoria la Democrazia Cristiana.

Ebbene, tutti sfottono che il Pd sia la reincarnazione della Dc, ma nessuno ne ha tratto le debite conclusioni. I “comitati civici” stavolta sono stati gestiti dai compagni che hanno battuto a tappeto le terre emiliano-romagnole tradizionalmente socialcomuniste.

Tutto ciò è roba di ieri (https://internettuale.net/3662/regionali-straordinaria-affluenza-per-la-crociata-anti-salvini). Oggi l’Emilia-Romagna è felicemente rossa e se ne riparlerà tra cinque anni (a meno di sorprese mediaticogiudiziarpolitiche).

C’è un dato che la distrazione di vincitori e vinti resta nell’ombra. Potrei dire “all’ombra del Quirinale”. Il funzionario di partito Zingaretti Nicola ha dovuto riconoscere (chissà chi glielo aveva telefonato?) che le “sardine” hanno contribuito alla vittoria del Pd.

Negare che le “sardine” siano un frutto di laboratorio accuratamente elaborato dagli ambienti prodiani (“Nomisma” a parte) per facilitare la lunga marcia dell’ex mortadella verso il Quirinale (https://internettuale.net/1299/prodi-al-quirinale-servono-tavolini-a-tre-gambe-e-piattini-per-le-sedute-spiritiche) nemmeno l’ignorato pro tempore Roberto Giachetti avrebbe il coraggio (chiamiamolo così) di provarci.

Il governo di Giuseppe Conte (qualsivoglia aggiustamento dovesse subire) è destinato ad arrivare alla scadenza naturale (https://internettuale.net/3659/la-cassazione-ha-deciso-niente-elezioni-anticipate) e quindi sarà l’attuale maggioranza (con l’apporto degli immancabili “responsabili”) ad eleggere tra due anni il nuovo presidente della Repubblica.

Con la vittoria riportata in casa, l’ex mortadella (l’ex è obbligatorio visto il nuovo look del liquidatore dell’Iri) si è rimesso in palio. Come avversari temibili ha soltanto Sergio Mattarella (intenzionato a replicare l’exploit di Giorgio Napolitano) e Mario Draghi (supposto uomo dei miracoli e invece miracolato egli stesso).

Fanno capolino due o tre donne? Non lo so se in due anni qualcuna di loro (faccio un nome caso: Anna Finocchiaro) troverà il “trucco” per imporsi. E non è una volgarità: le elezioni si vincono con i “trucchi” fin dai tempi dell’Antica Roma… e anche prima.

 

 

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