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La sala stampa al Viminale prima dell'invasione dei cronisti

REGIONALI. Straordinaria affluenza per la crociata anti-Salvini

Prima ancora della chiusura dei seggi, un dato mostra l’accresciuta voglia di partecipare da parte dei cittadini calabresi ed emiliano-romagnoli. A cosa si deve questo? Agli appelli rivolti da tutte le parti (Chiesa, Quirinale, grandi quotidiani…) a fermare i nuovi nazisti? Al timore delle varie consorterie locali di perdere le vacche da mungere? All’odio scatenato da intellettuali engagé e commentatori juke-box contro il criminale Salvini? Una cosa è certa: quando i cittadini vanno alle urne più numerosi della volta precedente, significa che una “crociata” li ha smossi. Va aggiunto che, secondo gli addetti ai lavori, sono gli elettori di sinistra che disertano (in maggioranza fra gli astensionisti) le urne per dimostrare il loro dissenso nei confronti della nomenklatura vincente nel Partito. Se aumentano i votanti, vuol dire che quegli astensionisti di sinistra hanno risposto all’appello.

L’affluenza degli elettori, misurata a mezzogiorno, è risultata più alta, rispetto alle regionali del 2014, sia in Calabria (10,48% rispetto all’8,85) che in Emilia-Romagna (23,44 oggi e il 10,77% nel 2014).

I cittadini chiamati a votare sono 3.515.539 in Emilia-Romagna e 1.959.050  in Calabria. I numeri e le poste in gioco attribuiscono a queste regionali un valore nazionale che neppure il più fessacchiotto sardinista s’impapocchia a negare. Dire che sono soltanto “locali” è una menzogna politica. Gli elettori l’hanno capito e vanno a votare sapendo che non è il governo regionale in gioco ma quello nazionale.

Immagino che Matteo Salvini e Giorgia Meloni si stiano chiedendo: sono “crociati” nostri o del nemico?

A fine nottata avremo i risultati.

Intanto sono arrivati i dati dell’affluenza delle 19. In Emilia-Romagna, la campagna antisalviniana ha portato alle urne il 59,12% degli elettori. Se pensate che nel 2014 fu il 31,13%, capite bene che la mobilitazione è stata grossa. A fermare i comunisti cinquant’anni fa furono i cosiddetti “comitati civici” a portare una valanga di voti alla Democrazia Cristiana. Oggi si sono mobilitati “aperturisti” d’ogni genere: dagli lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali) agli ecologisti-talebani, dai seguaci di Papa Francesco ai fedeli del Tempio, dai fumatori di spinelli ai percettori del cosiddetto reddito di cittadinanza… una marea di spezzoni della decantata società civile).

In Calabria, alle ore 19 la percentuale di votanti era del 35,52%: nel 2014 era stata del 34,80.

A Rocca Imperiale, il paese calabrese nel quale vivo ormai da anni, si va in controtendenza: a mezzogiorno il 12,03% (16,76 nel 2014) e alle 19 il 35,97 rispetto al 49,56 % del 2014. Qui la crociata di sinistra non ha smosso nessuno.

Non ho la palla di cristallo, ma a lume di naso mi pare che la marcia del centrodestra a guida Salvini stia per subire una battuta d’arresto.

 

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