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Benito Mussolini: gli uomini seri sono zavorra sociale

A venticinque anni Benito Mussolini era un fervente socialista (qui sopra una sua foto segnaletica svizzera) nonché prolifico giornalista. La sua firma (a volte per intero, a volte in sigla e sovente con la dicitura “Vero Eretico“) la trovavi su quasi tutti i periodici legati al socialismo. A ventotto anni un suo saggio fu pubblicato nientemeno che dalla rivista “La Voce”, diretta dal grande Giuseppe Prezzolini.

Leggere i pezzi del giovane Mussolini fa bene alla salute; nonostante vi si trovino sovrabbondanti richiami alla “lotta di classe” insieme con l’immancabile vittoria del “proletariato, sono corroboranti. A cercare, ci s’imbatte in articoli che potrebbero essere tranquillamente pubblicati oggi. Qui propongo alcuni stralci de “L’uomo serio”, pubblicato nel settembre del 1909 da “L’Avvenire del Lavoratore”.

«Lo trovate in tutte le categorie della società umana: in alto, in mezzo e alla base della piramide sociale, per esprimermi con una frase in voga presso gli economisti. Nel regno degli affari l’uomo “serio” è il debitore solvibile, lo speculatore sensato, il borsista abile, il ladro onesto, lo strozzino che lavora sui margini del codice penale». E continuava: «Nella politica l’uomo “serio” è il personaggio dalle opinioni temperate; è reazionario, ma non vuole la forca; è rivoluzionario, ma non comprende il berretto frigio, rigetta la violenza, stigmatizza la insurrezione. L’uomo “serio” inneggia alla libertà, purché sia sorvegliata dai gendarmi. Nei momenti di crisi, l’uomo serio si chiude in un dignitoso riserbo, in un prudente silenzio, e molto spesso in una cantina, salvo poi quando le questioni sien risolte, a uscir dai comodi nascondigli per imprecare ai vinti e celebrare i vincitori».

«Nella politica – aggiungeva Mussolini –  l’uomo serio è l’eroe della sesta giornata, il parassita che sfrutta le conquiste del progresso, senza avervi partecipato, il ranocchio del pantano che si nasconde nella melma, quando approssima il temporale e crocida poi altamente al ritornare del sereno».

E nella scienza? «Nella scienza l’uomo serio ripete ciò che hanno detto gli altri, ma non è capace di creare qualcosa di personale. Si tiene terra terra e rifugge da qualunque ipotesi geniale e temeraria, per non compromettere la dignità e la serietà della dottrina». Guardate un po’ di tv e contate quanti di questi “scienziati” vanno ad esibirsi.

«L’uomo serio laico, nella religione, – annotava Mussolini – è il personaggio che non crede, ma fa battezzare i figli ed esige il catechismo nelle scuole. Ce l’ha coi preti ma ritiene che siano necessari, data la bestialità del popolo».

A non parlare degli “artisti”, che oggidì nemmeno creano, ma ammanniscono “riletture”  dei grandi, da Shakespeare (il più colpito) a Pirandello, passando per Eschilo. Mussolini rimarcava: «Nel dominio dell’arte l’uomo serio è quello che sa rapidamente convertire il suo ingegno in sonante moneta. L’uomo serio definisce la formula “l’arte per l’arte”, quale una balorda pazzia di decadenti sfaccendati. L’arte per il denaro: ecco il nuovissimo vangelo…. Solo gli imbecilli lavorano per la gloria; gli uomini seri lavorano per il ventre e per la croce di commendatore!».

Gli strali di Mussolini colpivano anche i compagni.

«C’è anche nel socialismo il compagno serio»: scriveva. «Generalmente è un operaio. Un individuo dalle cento esitazioni, dai mille scrupoli, cavilloso, pedante, fanatico per tutte le disposizioni regolamentari. Un individuo che prima d’impegnare una lotta, vuole avere la vittoria in tasca. Per questo deride, osteggia ogni tentativo e trova sempre delle pietre per lapidare i vinti».

Un articolo senz’altro istruttivo che concludeva così: «Gli uomini cosiddetti “seri” costituiscono la zavorra sociale. La civiltà è l’opera dei cosiddetti “pazzi”!».

Aveva ragione; molti anni prima che coniassero uno slogan degno della peggiore televisione e cioè “il Duce ha sempre ragione”.

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