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Futurismo. Marinetti: nuova politica e liberazione della donna

«La Vita crea, domina e plasma le ideologie. Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti politici sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi. I partiti che ebbero un grande passato sono quelli che mancano oggi di vitalità». Sembrano scritte oggi ma sono parole di cent’anni fa: sono del fondatore del Futurismo (F.T. Marinetti, “Democrazia futurista. Dinamismo politico”. 1919, Facchi Editore, Milano). Il saggio contiene molte idee e grandi suggestioni: qui prendo alcune parti relative alla democrazia ed alla “nuova” donna.

«Parlare di democrazia in astratto – scriveva Marinetti – è fare della retorica. Vi sono numerose democrazie; ogni razza ha la sua democrazia, come ogni razza ha il suo femminismo. Noi intendiamo la democrazia italiana come massa di individui geniali, divenuta perciò facilmente cosciente del suo diritto e naturalmente plasmatrice del suo divenire statale… La democrazia italiana, è per noi un corpo umano che bisogna liberare, scatenare, alleggerire, per accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento. La democrazia italiana si trova oggi nell’ambiente più favorevole al suo sviluppo. Ambiente di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a risolvere tutti i suoi casi-problemi, fra le mille punte di altri problemi insoluti, le cui soluzioni possono esercitare una influenza sul suo avvenire. Necessità igienica di continua ginnastica trasformatrice, improvvisatrice».

Anche qui troviamo fortissime somiglianze con il presente stato dell’arte, con la differenza che oggi gli uomini e le donne capaci di «continua ginnastica trasformatrice, improvvisatrice» mirano al proprio cursus honorum e non avviano (in parte anche perché inadeguati) i necessari processi di rivitalizzazione. Per uscire dalla crisi, Filippo Tommaso Marinetti contava molto sul genio italico. «Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo villaggio – leggiamo – vi sono sempre sette, otto giovani ventenni che fremono d’ansia creatrice, pieni d’un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle piazze nei comizi politici. Alcuni sono dei veri illusi, ma sono pochi».

La scuola, ieri come oggi, non aiuta: «Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili da passare o la pioggia torrenziale dei compiti cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo spirito alla paura e al pedantismo». A casa, la musica cambia poco per il giovane: «Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera di grettezza, di mediocrità, l’odio per tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi pretini, la goffa lotta fra l’avarizia taccagna e l’ansia del lusso provinciale, l’affettuosità morbosa accaparrante e soffocante della madre e la dura prepotenza di un padre rammollito che crede però suo dovere stroncare il figlio ad ogni costo in tutto ciò che può sognare, desiderare, volere». Qui c’è una differenza con l’oggi: la famiglia intera si mobilita per la carriera del/della rampollo/ nel calcio o nello showbiz.

In merito alla donna, troviamo, nel 1919, una sorprendente anticipazione dell’Opera nazionale maternità e infanzia, istituita nel 1925. Il sostegno dato alle ragazze-madri dal Fascismo fu condannato perché “incoraggiava il peccato”. Ebbene, il saggio di Marinetti sollecita l’istituzione di un organismo ad hoc sicché «non vi saranno più povere donne che scoraggiate per l’abbandono e l’abiezione in cui la ignorante società passatista le getta perché un momentaneo impulso di esuberante giovinezza ha fatto loro perdere ciò che chiamasi l’onore, si dànno alla prostituzione, rendendosi vili schiave di drudi laidi, schiave delle voglie sensuali di uomini che, se pienamente scusabili ora non lo sarebbero certamente se la teoria nostra fosse concretata…».

L’attenzione nei confronti dell’altra metà del cielo farà sì che «non vi saranno più femmine che si sposano coll’illusione di poter campare alle spalle di un qualunque minchione “che di lor si carca” e che invece fanno della compassionevole miseria resa ancor più triste e dolorosa quando a completare lo straziante quadro s’aggiungon altri piccoli esseri umani innocenti che crescono ignoranti e brutali e che, lasciati in continuo abbandono da genitori più disgraziati che colpevoli, il più delle volte nell’impossibilità materiale di curare la loro educazione, s’aggiungono allo stuolo, non esiguo certo, dei teppisti da strada, dei malviventi, fannulloni, ecc.».

È necessario liberare la donna. Il primo passo è picconare il matrimonio. «Mediante il divorzio facile, il voto alle donne e la partecipazione completa delle donne all’attività nazionale noi distruggeremo il matrimonio e giungeremo all’amore libero». «Avremo – e qui Marinetti anticipava di molto i tempi – un inevitabile periodo in cui regnerà una perniciosa promiscuità sessuale, periodo breve che la donna supererà giungendo ad una maggiore coscienza di scelta sessuale e ad una raddoppiata cerebralità. L’individualità della donna non si può ottenere che a questo prezzo».

La crisi determina anche un altro feroce risultato (e il calo demografico di oggi lo conferma): «La donna, primo deposito e fabbrica di munizioni umane, deve necessariamente in questi tempi di stasi commerciale e procreatrice, sospendere momentaneamente la sua produzione di prole, con incalcolabile danno…».

«Alla donna – leggiamo nel saggio – poi non si dovrà dare una educazione diversa di quella che si dà all’uomo, essa dovrà, come lui, avere una cultura o un impiego, sempre secondo la sua volontà, le sue tendenze, le sue aspirazioni, che le permetta di agiatamente vivere senza che ella abbia a gravare sull’uomo…». Se incinta, la donna-lavoratrice avrà tutta l’assistenza necessaria «con l’obbligo da parte del principale di riaccettare l’impiegata o l’operaia da lui dipendente non appena essa sarà in grado di nuovamente e bene attendere alle sue mansioni».

Cent’anni fa! Oggi le donne debbono firmare le dimissioni se vogliono lavorare, cosicché se restano incinte il “principale” (come lo chiama Marinetti) non deve fare altro che mettere la data sul foglio prefirmato.

Di spunti ce ne sono, ripeto, molti e interessanti; bisognerà prima o poi tornare a citare il Marinetti di “Democrazia futurista. Dinamismo politico”.

 

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