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Buonismo alla prova dei fatti: anche il Papa reagisce con violenza

Il Papa che si libera dalla stretta di una fedele appiccicaticcia dimostra quale sia realmente la differenza tra la generosa accoglienza a parole e quella nei fatti.

Il volto di Francesco arrabbiato per essere stato strattonato è il volto di un qualunque cittadino assediato da immigrati nullafacenti o, peggio, delinquenti.

È bello dichiarare “porte aperte” quando il tuo portone (di bronzo) resta ben chiuso. Non costa niente. Che ci vuole? Un sorrisetto, un gesto morbido, un tono suadente e l’accoglienza è servita. Poi arriva una stupida asiatica che ti tira e a momenti ti fa cadere e tutto si rivela: la reazione è violenta e il volto s’indurisce.

Tanti anni fa, feci una serie di servizi televisivi nei quartieri di Roma invasi dagli zingari. Lo so, tocca chiamarli nomadi, ma io non me la sento; nomade, come dice la parola, è uno che passa e va, gli zingari a Roma sono stanziali. Dovrei stare attento alla “etnia” e parlare di rom sinti camminanti eccetera? Allo stesso modo, dovrei dire il calabrese, il milanese, il napoletano e non l’italiano? Zingari è la parola con quale sono stati sempre identificati e perciò piantiamola con le balordaggini ipocrite e andiamo al sodo. Se invece di una donna asiatica, fosse stata una zingara forse che il Papa l’avrebbe baciata invece di staccarsene in malo modo?

Torno a tanti anni fa. Chiedevo di quale tendenza fosse la persona che stavo per intervistare e facevo parlare soltanto quelli di sinistra. Cominciavano assicurando di non essere razzista, di essere iscritto al Pci sezione etc. e poi sbottavano: «Non ce la facciamo più… pisciano e cacano negli androni, si fregano le autoradio, molestano i figli…». Erano tutti d’accordo nel dire che il troppo è troppo.

Oggi, il cronista fa il contrario: intervista ragazzotti entusiasti e vecchi nostalgici a dimostrazione che il razzismo è una piaga ancora sanguinante. Nessuno ha l’onestà di ammettere che il razzismo non c’entra per niente e che con tutta la buona volontà un negro ubriaco che ti arriva addosso non te la senti di abbracciarlo. Pure qui, negro. È la giusta parola italiana che è stata bandita dai servili scrivani quando hanno scoperto che nigger in America è un’offesa.

Il Papa che fa la faccia feroce è un uomo che non se la tiene, come tanti altri. Successivamente ha chiesto scusa perché il filmino della sua reazione ha fatto il giro del mondo ed essere tempestivi è essenziale per evitare la cancrena. Se non si fosse subito scusato, quella reazione gli sarebbe costata davvero cara. Detto tra noi: la prossima volta che attaccherà la solfa dell’accoglienza buonista, sarà ancora credibile?

 

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