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Natale è bello anche se Gesù non è nato il 25 dicembre

«Sotto quali riguardi allora questa finzione della nascita da una vergine si distingue dai miti di Danae, Melanippe, Auge e Antiope?» (Celso, Discorso di verità; Ed. Ar, 1977). Nelle vicende citate dal filosofo greco vissuto nel secolo di Marco Aurelio e del figlio Commodo ci sono anche le origini del mito di Romolo e Remo. Danae, rinchiusa in una torre, fu sedotta da Zeus sotto forma di pioggia; Melanippe fu presa da Poseidone sotto forma di toro e generò due gemelli che sopravvissero allattati da una vacca; Antiope fu sedotta da Zeus e partorì due gemelli (che, abbandonati, furono salvati da un pastore); Auge, vergine sacerdotessa di Atena, fu ingravidata da Ercole.

La religione cristiana (soprattutto nella sua versione cattolica) non è nata come Minerva armata dalla testa di Giove. È stata una lunga elaborazione di antichi miti e di liturgie consolidate. Dalla Venere nera alla Madonna nera, il passaggio è stato fatto con accortezza. E anche con la violenza. All’inizio i cristiani bruciavano i templi e davano la caccia ai sacerdoti degli dei, poi perseguitarono gli “eretici”, e dopo i Catari e gli Albigesi, e dopo le streghe… La “vera” religione s’è diffusa e imposta navigando su mari di sangue… Ma ha senso denunciare ancora oggi il mito di una “vergine madre figlia del tuo figlio”, per dirla con Dante, del bue e dell’asinello e dei tre magi? Servirebbe a qualcosa investigare su dove fossero finiti l’oro, l’incenso e la mirra (regali di grande valore)?

Chiunque, cliccando su Wikipedia e simili fonti del sapere contemporaneo, può conoscere le storie di madri-vergini nelle tradizioni induiste e zoroastriane, egizie e azteche, mongole e cinesi… Le nascite miracolose sono diffuse quanto i racconti sulla creazione del mondo o sul diluvio universale. Pare che quando l’uomo alza gli occhi al cielo non possa fare a meno di rimpolpare la fede con prodigi e misteri.

Pochi si sono accorti che la Chiesa di Roma sta facendo da anni una larga virata per una nuova rotta. Il “messaggio” si sta adeguando ai tempi e alla morale vincente. Basta con gli attacchi al divorzio o all’aborto; meglio puntare sull’amore verso il prossimo (con accoglienza di immigrati inclusa) e sulla pace nel mondo. Dai papaboys in avanti, l’altare di San Pietro è prodigo di scuse a cominciare da quelle per aver maltrattato Galilei. Arrivano anche riconoscimenti delle “appropriazioni”: il Beato Giovanni Paolo II ricordò che il Dies Natalis di Gesù s’era innervato sul Dies Natalis Solis Invicti. Le festività natalizie sono oramai patrimonio di mezzo mondo. Il presepio, i regali sotto l’albero, i piatti tradizionali, i bambini eccitati, gli auguri… sono ore belle e irrinunciabili. Non ha più importanza se Gesù sia nato per davvero un 25 dicembre.

Sarebbe ora di piantarla con le “rivendicazioni pagane” ad opera di anticlericali. Non c’è bisogno di tirare in ballo la guarigione miracolosa del cieco per puntare il dito contro i preti. Il prelato ammette che lo stesso miracolo l’hanno fatto in tanti, imperatori romani inclusi; e quindi? Sarebbe come puntare una pistola scarica. La verità è che la Cattedra di Pietro sta attenta ai cambiamenti (non soltanto i climatici) e si prepara ad affrontare un altro millennio di esistenza.

 

 

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