Prima / FOCUS / Documenti / 50°LdP. COMPAGNI AGGRESSORI E MEDIA COMPLICI

50°LdP. COMPAGNI AGGRESSORI E MEDIA COMPLICI

Degli anni di Lotta di Popolo m’è rimasto impresso soprattutto il combinato disposto compagni-media. Lo schema era sempre lo stesso: venivamo aggrediti e il giorno dopo i giornali (anche quelli non collegati al Pci) riportavano la notizia che pacifici giovanotti erano stati bastonati da una squadraccia nera. La fonte era di solito l’Ansa, prestigiosa agenzia che però nella sede della cronaca romana ospitava un vecchio comunista (più volte e inutilmente andammo a parlare con lui) per il quale non c’era verso: se non eri di sinistra, eri un fascista. Punto.

Lotta di Popolo non ha mai goduto di buona stampa perché nel Palazzo (per dirla alla Pasolini) non eravamo simpatici a nessuno. Né al Movimento sociale italiano, il partito della cosiddetta destra in doppiopetto (per Almirante eravamo provocatori comunisti), né alla Democrazia Cristiana… secondo il Partito comunista italiano, poi, eravamo come minimo dei golpisti. La verità era che, se un compagno capitava nelle mani delle guardie, arrivavano frotte di avvocati e attempate operatrici di Soccorso Rosso et similia; quando capitava a noi, erano dolori per le nostre famiglie. Hai voglia a fare collette; fra poveracci si raccolgono soltanto spiccioli.

Qualche volta – come mostra il volantino che qui ripropongo – provavamo a replicare, ma erano gocce nel mare. “Sta scritto sul giornale” valeva ancora quanto “l’ha detto la televisione”, perciò i nostri sforzi di controinformazione non sortivano effetto alcuno.

Ecco il testo: 

«L’Organizzazione Lotta di Popolo negli ultimi tempi ha suscitato la reazione non solo dei partiti ma anche dei gruppi extraparlamentari ad essi legati.

Una lunga serie di articoli comparsi sui fogli della contestazione filo-pci (espresso, lotta continua, manifesto, strage di stato, etc.) ha invano tentato di disturbare l’azione condotta da Lotta di Popolo servendosi di fatti contraddittori, falsi o comunque forniti loro dalla polizia.

D’altra parte gli appellativi “nazimaoisti, maoisti neri, squallidi comunisti, estremisti rossi” sono le etichette inventate dal sistema borghese e dalla stampa di destra e di sinistra per evitare un più serio confronto sulle tesi politiche e soprattutto per riuscire in completa malafede ad inserire in qualche modo Lotta di Popolo nell’ambito delle contraddizioni utili a chi detiene il potere ed a chi vuole arrivarci.

Falliti tutti i tentativi di minimizzare la presenza politica e di inserire l’azione di Lotta di Popolo nel miscuglio degli spontaneismi e dei rigurgiti di cui è ricca la vita politica italiana, i fatti di Architettura e di S. Lorenzo hanno mostrato che le spranghe, le molotov e i picchiatori costituiscono l’unico strumento a disposizione di gruppi privi di tesi e impegnati in schemi ideologici superati.

L’Organizzazione Lotta di Popolo riafferma che la propria azione, legata strettamente alle reali esigenze del popolo, tende a liberare il popolo italiano, parte integrante dell’europa, dall’imperialismo russo-americano, dal vaticano, dal sionismo internazionale e dalle forze politiche che attualmente lo dividono e lo soggiogano».

Quando mi capita di raccontare qualche fatterello, non tutti mi credono sulla parola. Durante un nostro campeggio, per esempio, le guardie ci sequestrarono il coltello per tagliare le pagnotte. I giornali scrissero che erano state sequestrate armi da guerra…

I fatti di San Lorenzo, quartiere di Roma egemonizzato da avanguardisti-operaisti, e di Architettura, la facoltà dominio incontrastato dell’intellighenzia filo-Pci, furono stravolti al punto che gli abitanti del quartiere (gente che in larga maggioranza votava Pci) vennero a portarci solidarietà e gli stessi compagni aspiranti architetti ammisero che la stampa aveva esagerato.

In breve: a San Lorenzo, eravamo a pranzo in una trattoria quando ci tirarono addosso un paio di molotov. Per nostra fortuna, le bottiglie non scoppiarono: una si infranse sulla fronte di Achille, senza prendere fuoco, ed un’altra s’incendiò contro una parete.

A Valle Giulia (location fortemente evocativa) entrammo nella facoltà esattamente in tredici (ma a sfondare fu il solito Enzo Maria) per liberare una trentina di ragazzi bloccati in un’aula perché la loro assemblea non era stata autorizzata dalla locale nomenklatura.

In ambo i casi, fummo dipinti come picchiatori addestrati da forze speciali per favorire un colpo di stato militare. E analoghe fantasie. Ricordo un coro che mi accusava di essere pagato dalla Cia;  io risposi tirando fuori un malloppetto di banconote da diecimila lire (erano i soldi per la mia pensionante, una donna affascinante ma parecchio dura quando si trattava di lire… noi pensionanti a volte ce la scampavamo perché se la prendeva con il marito, suo pungiball preferito). Il mio accento salernitano mi tradì e così il coro diventò: camorrista, camorrista.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close