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SARDINE. I giovani in piazza per l’Emilia-Romagna piddina

È bello vedere migliaia di giovani che sfilano. Che manifestano con vigore. Che mostrano di sapere cosa vogliono. Non importa come si chiamino, se siano dei “forconi” o “gretini” oppure “sardine”. Ciò che conta è il loro entusiasmo, la loro ambizione ad avere anch’essi un ruolo. Vivono in una società dominata dal monopolio di abili sfruttatori di luoghi comuni, sterili attori vanesi dello showbiz, protagonisti nel dibattito politico-socio-economico. Si proclamano portavoce del Progresso e apostoli dell’Umanità e sono invece valletti dal twitter cortigiano, lacchè e giocolieri, buffoni calati da antiche corti rinascimentali. Fateci caso: in Italia dominano sfarzose corti come ai tempi dei Visconti e dei Farnese: giornali, partiti, movimenti, fondazioni, centri culturali… su ciascuna corte detta legge un Signore modello Medici. I “creatori” (poeti, scrittori, registi…) stanno sull’asse d’equilibrio tra la cosiddetta pubblica opinione, che va accarezzata pena l’oblio, e il Signore di riferimento, che va adulato per non beccarsi un calcio nel sedere. Producono in gran parte spazzatura, perché il punto d’incontro si trova soltanto nello scantinato, quando non nelle fogne.

Il loro habitat è il dibattito permanente, la conclusione è temporanea. Il “mai” di oggi diventa “forse” domani e “sì” dopodomani, che ridiventa “no” posdomani. Come alla corte del Magnifico: non v’ha certezza. Nessun impegno, o giuramento, o firma… niente ha i crismi del definitivo. Tutto cambia, un giorno dopo l’altro.

Il cretinismo parlamentare copre il chiacchiericcio da suk, le beghe per le spartizioni, la fannullaggine legittimata dall’ottusità, gli sprechi di pubbliche risorse. Una banda di predoni armati non di spadoni ma di corruttele e malversazioni, sempiternamente impegnati ciascuno ad accrescere le proprie prerogative dibattendo e patteggiando gli uni con gli altri per una composizione, rigorosamente effimera, di privilegi e prebende.

I giovani che occupano le piazze crescono in un ecosistema composto di politicume elettorale, di famiglie smembrate (il divorzio ha ridotto la famiglia ad una “libera unione”, non più indissolubile, soggetta a disordinate fregole sia femminili che maschili), di corti affollate di eterni mantenuti, inutili parassiti voraci che litigano intorno alla mangiatoia. L’unico orizzonte è quello individuale.

Questi giovani vivono nel regno del materialismo, deprivato di un qualunque principio superiore e ideale per cui niente salva gli individui dalla palude dell’egoismo.

Una società trivializzata, nella quale la democrazia non è altro che l’equazione “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”, dove la rovina delle anime è attraversata da autostrade di superstizioni con relativo arricchimento di fattucchieri e cartomanti; una società che riconosce il diritto di ciascuno alla volgarità e all’odio.

È entusiasmante osservare questi volti sorridenti e aperti di giovani che non ci stanno. Che rifiutano una vita di ipocrisie e passioni insincere, fatta di immaginazioni miopi e senza sapore. Belle le piazze riempite da questo insieme ricco di entusiasmo giovane e risuonanti di un grido collettivo connotato da un unico slancio.

Poco a poco, arrivano distintamente le invocazioni (e qualche imprecazione) di questi magnifici giovani e mi viene un sospetto: vuoi vedere che tutto questo casino è stato organizzato perché i compagni non vogliono perdere anche l’Emilia-Romagna? Se il nemico di queste rancide sardine è Matteo Salvini, eliminato il quale, il Sole tornerebbe a splendere sulla piatta superficie piddina, allora ritiro tutto quello che ho detto. Non sono guerrieri scesi per le strade, ma utili idioti di leninista memoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

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