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SPACE19+. L’Europa nello spazio e i gridolini di Fraccaro

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega per lo spazio Riccardo Fraccaro ha innalzato gridolini di vittoria alla due giorni (27/28 novembre) “Space19+” di Siviglia. «L’Italia diventa più forte nell’Agenzia spaziale europea»: ha proclamato. Il nostro contributo era di 2,282 miliardi pari al 15,9% del budget Esa (European space agency) e da oggi sarà di 2,288 miliardi pari al 16%. Sborsando 6 milioni di euro in più, l’astuto Fraccaro suona la grancassa. Al di là della propaganda (che rimbalzerà massicciamente sui media) cosa è venuto fuori dalla riunione dei ministri europei responsabili delle attività spaziali? Quale sarà il futuro dell’Europa nello spazio?

A disposizione c’è un budget di quasi 14,4 miliardi di euro (provenienti dai bilanci dei 22 Stati membri dell’Esa); sono 4 miliardi in più rispetto al 2016. Sono quattrini da spendere nei prossimi tre anni, mentre il budget della Nasa, l’agenzia spaziale americana, è di 21 miliardi di dollari all’anno. Chi mette più soldi nella ricerca, ha più potere e fa più soldi. È una regola fissa che il Fraccaro di turno vorrebbe onorare con qualche milioncino; va annotato che la Germania ci mette 3,294 miliardi (22,9%) e la Francia 2,664 miliardi (18,5%).

I bla bla dei concionatori e imbonitori di regime svaniscono a fronte, per esempio, delle intenzioni francesi. Il presidente della commissione per gli affari esteri, la difesa e le forze armate, Christian Cambon, ha infatti dichiarato: «L’indipendenza dell’accesso allo spazio è la condizione della nostra sovranità e una sfida strategica per i nostri eserciti, nel contesto di militarizzazione dello spazio. Ecco perché dobbiamo essere particolarmente vigili ed esigenti riguardo ai nuovi programmi di sviluppo dei lanciatori».

È vero che dei 14,4 miliardi, 2,541 sono destinati all’osservazione della Terra, ma i lanciatori (i missili) europei sono la garanzia per il futuro. In quest’ottica va letta la posizione francese. L’Esa “produce” due tipi di lanciatori; attualmente sta sviluppando Ariane 6 (franco-tedesca Ariane Group), destinato a portare i satelliti in orbita alta, e Vega C (italiana Avio), per i satelliti medio-piccoli in orbita bassa.  

Va da sé che strategicamente (a livello militare) è l’Ariane il missile più valido: tra l’altro, il missile più grande può anche trasportare satelliti piccoli e in orbite più basse, mentre Vega non può sostituirsi ad Ariane. E, ciliegina sulla torta, per Vega sono impegnate soltanto imprese italiane. I tecnici pongono il problema di un mercato nel quale i due “lanciatori” si facciano una deleteria concorrenza. Qui si misura la volontà politica italiana: incrementare Vega procurando commesse dappertutto nel mondo.

I programmi Esa prevedono che i nuovi lanciatori Ariane 6 e Vega-C debutteranno a marzo prossimo. Nel triennio programmato a Siviglia (2020-2023) gli Stati europei dovranno spingere al massimo le missioni istituzionali. Sul mercato non sono pochi i concorrenti, a cominciare dagli americani di SpaceX, che ha già determinato un calo degli ordini europei per il lancio dei satelliti geostazionari.

Stati Uniti, Cina e Russia usano soltanto lanciatori fatti a casa propria e se l’Europa non si servirà esclusivamente di Ariane e Vega tra qualche anno perderà definitivamente la corsa nello spazio. A proposito: Fraccaro ha invitato ad esultare per una sua grande vittoria. Quale? È riuscito – udite ! udite! – ad ottenere il ritorno in orbita per una nuova missione dell’astronauta Samantha Cristoforetti. La cosa ha un forte sapore di contentino demagogico. Ma tant’è.

 

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