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In Italia si fanno pochi figli. Ma non importa a nessuno

Nel 2018 sono stati iscritti all’anagrafe 439.747 bambini, oltre 18 mila in meno rispetto all’anno precedente. Gli ultimi dati dell’Istituto di statistica dovrebbero preoccupare perlomeno quella che un tempo si chiamava la “classe dirigente”. Narrano le antiche cronache che i Romani rapirono donne sabine per fare più figli. “Il numero è potenza”, come diceva qualcuno. Pare che per i nostri “cittadini del mondo” invaghiti di balene da salvare e di ghiacciai da congelare, la questione non abbia alcuna importanza. Che ce ne frega?, dicono. Italiani o nigeriani è la stessa cosa, proclamano. Siamo tutti uomini, sentenziano. E qualcuno aggiunge: Siamo tutti figli di Dio. E amen. Si può fare qualcosa contro questa “cultura”? L’Italia – sovranista e non – pare impotente. L’Europa, la Germania innanzitutto, sta varando nuove politiche per l’incremento demografico. Poi è inutile lamentarsi se Berlino ci egemonizza. Un Paese di vecchi non ha voce in capitolo.

Una speranzella di un’inversione di tendenza la si potrebbe comunque nutrire. Osservando il comportamento delle “masse popolari” risulta evidente un tasso imitativo fortissimo. Qualunque sia il tema, se qualcuno lo spinge un pochettino dopo un po’ diventa “virale”, come dicono i consumatori dei social. Di esempi ce n’è in quantità industriale. Ne basti uno a proposito dei nomi dati ai neonati.

Se è maschio si chiama Leonardo e se è femmina Sofia. Sono i due nomi più diffusi nel 2018. L’Istat elenca anche gli altri due nomi in testa alla classifica: Francesco ed Alessandro, Giulia e Aurora.

Una curiosità: era dal 2001 che Francesco era in testa. Nel 2018 è stato spinto al secondo posto da Leonardo. Lasciamo ai più curiosi lo sfizio di scoprire da quale fiction sia stato partorito Leonardo. Tocca sperare in una bella serie di fiction, film, narrazioni con protagonisti felici genitori circondati da nugoli di figli in modo da innescare un virtuoso processo imitativo.

Al momento, la regione che registra il più basso indice di fecondità è la Sardegna: 1,02 figli per donna. La media nazionale è di 1,29. Il fatto è che anche le donne immigrate hanno scoperto che sono più libere senza figli. Basta con le notti insonni, i pannolini e le pappine (anche se i pannolini sono da anni usa e getta e le pappine si comprano al supermercato). La donna ha diritto di uscire, andare, vedere, incontrare, lavorare fuori casa, divertirsi, andare dal parrucchiere e in palestra. I bambini limitano la libertà di movimento. È vero che i maschietti sono stati educati a collaborare: cambiano il pannolino, portano a spasso il bebè, si alzano di notte a cullarlo… ma non basta. La donna è naturalmente portata a volere di più. Inutile sperare di accontentarla. Per certi versi è un bene: il maschietto è stimolato a dare di più. Ma è deleterio per il fatto che si diffondono le insoddisfazioni e le invidie, le recriminazioni e i tradimenti. È un altro capitolo nel libro mastro di questa nostra società malata. In cifre, i nati da genitori entrambi stranieri sono stati 65.444, cioè il 14,9%.

Maschietti e femminucce soffrono della medesima allergia nei confronti del matrimonio (e quando si sposano scelgono in maggioranza il rito civile) e stanno attenti a non fare figli. L’Istat ci dice che nel 2018 la percentuale di bambini nati fuori dal matrimonio è stata del 32,3%, quasi uno su tre è “illegittimo”.

 

 

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